Nel 2015 il premio Nobel statunitense Joseph Stiglitz iniziò una polemica piuttosto virulenta con la Federal Reserve che preoccupata della stabilità dei prezzi, dimenticava di difendere l’occupazione. Stiglitz biasimava i super falchi della stretta monetaria, considerando il rialzo dei tassi di interesse una scelta molto più pericolosa per l’economia mondiale di quanto lo potesse essere l’inflazione. Di riflesso Stiglitz attaccava anche la Bce, esattamente come aveva fatto Obama. Due anni dopo Stiglitz riconosceva che in effetti c’era un qualche segno di inflazione ma circoscritto al rialzo dei prezzi relativo a dei ricambi dell’industria automobilistica di cui c’era stata carenza. Possibile che i rilievi di Stiglitz abbiano avuto un effetto sulla Banca centrale statunitense perché oggi l’amministrazione Biden ritiene che nel 2021 la Federal Reserve non si sia accorta della ripresa inflazionistica. Nello stesso tempo alla Casa Bianca sembrerebbero convinti che le misure prese successivamente siano allarmistiche e sproporzionate rispetto alla realtà. Gli stessi mercati scommettono che l’inflazione sia destinata ad abbassarsi. Intanto per quello che riguarda gli effetti oltre oceano questo Natale a Parigi la spesa per le famiglie è costata il doppio di quella fatta a Roma.
Senza nessuna pretesa di intervenire su una materia così delicata in cui si cimentano economisti ed esperti, si può notare come la questione sia stata posta all’attenzione dell’opinione pubblica da almeno sette anni. Per cui sentir dire un esponente del partito di maggioranza davanti al rilievo dell’aumento delle accise sulla benzina, che la responsabilità è del governo precedente, appare argomento per lo meno bizzarro. Il governo precedente le accise le aveva congelate proprio per i rischi inflazionistici già in corso. Poi non c’è niente di sconveniente se il governo decide come ha spiegato il presidente del Consiglio, di investire le poche risorse disponibili su altri obiettivi. Sono scelte politiche di sua stretta pertinenza ed il fatto di aver contraddetto il programma elettorale può anche suscitare scalpore, ma il governo è libero di cambiare idea, ne risponderà ai suoi elettori, magari li convincerà di aver fatto bene. È l’affanno presente nella risposta data, non solo dal presidente del Consiglio, ma anche dal ministro Giorgetti che ha detto in caso si fosse sbagliato si cambierebbe strada, a preoccupare.
Dal primo giorno in cui è stata presentata la manovra di bilancio, pur con tutte le possibili attenuanti, il governo sembrava non avere una vera direzione di marcia. Non rispetta il programma elettorale e pazienza, ma le oscillazioni e le incertezze su temi così delicati suscitano imbarazzo allo stesso governo. Se poi si inizia a scaricare le responsabilità sui predecessori, è persino peggio. Sembra siano già con le spalle al muro. Solo pochi giorni fa si era invitato sommessamente il governo a cambiare politica economica. A distanza di 48 ore, il dubbio che il governo non se ne sia proprio data ancora una di politica economica. In entrambi i casi, a corollario ed a completamento di simili eventualità, c’è che finiremo, prima di quanto si creda, con cambiare governo.
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