Fa sempre piacere vedere che la Rai dedichi qualche sua trasmissione alla figura e all’opera di Giuseppe Mazzini, anche se in replica, la trasmissione di Rai Storia andata in onda ieri sulla terza rete per Passato e presente era stata data più o meno un anno fa e senza che si capisca esattamente il criterio delle programmazioni. In ogni caso si può sperare sempre in un qualche aggiornamento, perché di tutte le spese che ha la Rai, hanno appena buttato milioni per seguire interamente in diretta un mondiale di calcio in cui manco giocava la nostra nazionale, quando se vuoi vedere una sintesi di Napoli Juve non sai a che santo votarti, quelle sulla cultura dovrebbero essere per lo meno più contenute.
Luigi Mascelli Migliorini, ospite della trasmissione di Mieli è un esperto storico napoleonico, direttore della rivista scientifica di studi omonimi, collaboratore della Storia d’Italia di Giuseppe Galasso e dunque una delle personalità più adatte per conoscere Mazzini proprio perché una delle poche che si preoccupa di inquadrare Mazzini nella sua esatta dimensione storica, ovvero come frutto maturo di un’epopea rivoluzionaria iniziata in America nel 1783 e portata avanti in Francia fino a Bonaparte. Di questo alla Rai non si parla nemmeno con gli ospiti più accreditati, Mazzini sembra sempre un fungo nato nella notte, non si sa come non si sa perché. Almeno Mieli ha dato una spiegazione religiosa, ricordando la madre giansenista e qui un appunto al professor Migliorini bisogna pur farlo. Egli ha detto che il giansenismo era dottrina nata interamente all’interno della religione cattolica, ed è vero, ma si è dimenticato di ricordare che la religione cattolica condannò il giansenismo come eretico. Se poi si considera che il padre di Mazzini era funzionario della Repubblica giacobina di Genova ecco che Mazzini nasce eretico due volte. Tre, se si considera che la madre vista la particolare delicatezza del bambino lo indirizza agli studi privati su indicazione del fratello, colonnello dell’armata di Bonaparte in Italia.
La vita di Mazzini si conduce principalmente in esilio come la trasmissione ha ricordato, l’esilio francese si consuma ospite della famiglia del convenzionale montagnardo e regicida Cavaignac e prima di aderire alla carboneria, Mazzini aderisce alla destra giacobina che si riconosce proprio nella rivista del Conventionel andando allo scontro con Buonarroti che rappresentava lui e non Robespierre, l’istanza socialista della rivoluzione perché il giacobinismo non è mai stato un fenomeno socialista, quello lo è stato semmai la sanculotteria. Il Mazzini recuperato dalla monarchia nella storia unitaria nasconde alla meraviglia tutto questo. Il problema è che lo nascose anche uno storico formidabile quale Rosario Romeo, che cavouriano com’era confondeva Mazzini con Garibaldi, attribuendo a quest’ultimo l’istanza giacobina di Mazzini. Garibaldi è complice, non sempre per volontà propria e a suo stesso danno, della monarchia e il professor Migliorini esperto della fallita costituente napoletana lo ha detto con chiarezza a pregio della veridicità storica della trasmissione. Mazzini invece, Mieli lo ha ricordato proprio nel finale è quello che si reca appena giunto a Londra sulla tomba del Foscolo per raccogliervisi in meditazione. Solo che Mieli sembra pensare che si tratti del dovuto omaggio culturale ad un grande poeta italiano, cosa che sicuramente Mazzini intendeva fare, ma Foscolo politicamente è il campione del bonapartismo in Italia, l’unico poeta che combatte a Marengo e persino dopo la maledizione lanciata al suo generale per Campoformio si trova ancora nella Guardia imperiale a badare ai prigionieri inglesi. Foscolo sosterrà il tentativo insurrezionale di Murat dopo Waterloo e per quanto l’Austria sia più che generosa con un poeta di cui vorrebbe strappare il giuramento, Foscolo si ribella di nuovo e muore in miseria a Londra piuttosto che servo austriaco. Si capisce facilmente cosa piaccia di Foscolo esclusivamente al Mazzini, le belle lettere piacevano anche agli Asburgo. Aspettiamo sempre il giorno che su tutto questo la Rai faccia luce, anche se con Migliorini che cita Salvemini ci si avvicina ed uno dei giovani storici che Mieli utilizza in trasmissione è più sveglio di molti anziani avendo subito premesso che Mazzini era avverso ai liberali. I liberali italiani sono infatti monarchici e cattolici e la la loro tradizione è monarchica e cattolica, tanto che incensano Tocqueville, ovvero il liberale che non solo accusò Mazzini di giacobinismo, ma pure degli eccessi della rivoluzione che il giacobinismo si preoccupava di contenere. Il mondo giacobino era diviso al suo interno, come lo furono i seguaci di Lotta Continua. La Rai di giorno replica Mazzini con Migliorini, di notte lancia Gad Lerner e tutta la sua combriccola degli anni ’60 del secolo scorso.
Perfetta invece la ricostruzione dei rapporti fra Mazzini e Marx, un individuo quest’ultimo livoroso che rimproverava principalmente a Mazzini quello che lui non sarebbe mai stato, un rivoluzionario perseguitato. Marx era un soddisfatto borghese che predicava le lotte per gli altri. Veri poi sono gli insuccessi politici di Mazzini, uno dietro l’altro tutti dolorosissimi e non si capisce se davvero Mieli si stupisca che alla monarchia sabauda riesca quello che a Mazzini fallisce. Ma la Monarchia contava su un esercito regolare e gli appoggi dell’Inghilterra prima, della Prussia poi e infine persino della Francia. Mazzini combatteva contro le potenze centrali ed il papato facendo collette. E forse questa è l’autentica lacuna della ricostruzione della figura di Mazzini di Rai Storia, l’eroismo di Mazzini, un suo tratto distintivo mai sottolineato abbastanza. Del resto si dovrebbe capire facilmente quando condannata l’unità nazionale del 1870, rifiuta l’amnistia e torna in esilio a settant’anni. Meglio esule e perseguitato che riconoscente verso un’unità nazionale monarchica compiuta dai Savoia, questa l’eredità mazziniana ancora scomoda da accettare.







