Con tutto il rispetto per Sigfrido Ranucci, la differenza fra lui Moro, Piersanti Mattarella, Falcone e Borsellino, è che è ancora vivo. Anche nel caso malaugurato in cui la Rai lo sospendesse, un professionista bravo e capace come Ranucci troverà un modo di continuare a farsi ascoltare. Nel caso si temesse che Lavitola provasse una seconda volta a farlo saltare per aria, oltre agli otto uomini di scorta, lo Stato gli fornisca un mezzo blindato, un elicottero da combattimento. Invece di spendere in armi per l’Ucraina, spendiamo per l’incolumità di Ranucci. Pronti a qualunque tassa.
Anche perché solo Ranucci può ricostruire con la sufficiente accortezza e maestria il suo rapporto con Lavitola che definire come pure viene fatto in queste ore “faccendiere”, è un eufemismo. Lavitola è un pluricondannato per reati, dal ricatto, alla truffa, non proprio insignificanti. Berlusconi ha allontanato Lavitola, mica Previti o Dell’Utri. Persino lo stalliere mafioso di Arcore, Silvio lasciò al suo posto. Lavitola, che pure gli era simpatico, via. Per questo il rapporto fra un paladino della verità e della giustizia ed un personaggio tanto discutibile, merita i riflettori della ribalta.
Solo Ranucci può essere in grado di illustrare degnamente il terrificante confronto fra la luce e l’ombra che agitano e confondono le coscienze dei comuni mortali. Lo stesso comitato etico della Rai dovrebbe capire l’importanza del tema. Prima di prendere provvedimenti su Ranucci bisogna assicurarsi almeno la sua conduzione di un’altra puntata di Report dove fare la necessaria chiarezza sulle relazioni fra due principi opposti.
Ahiloro, Moro, Mattarella, Falcone e Borsellino, non ebbero questa opportunità. I nemici che contavano erano veri, agguerriti e mortali. A Ranucci vogliamo tutti bene a cominciare da Lavitola. Questo è diventato bombarolo, mai lo era stato, solo per aumentare la notorietà del conduttore di Report. Se qualcuno non si fosse filato Ranucci fino a ieri, adesso resterà necessariamente incollato allo schermo per ascoltarlo. La Rai pensi bene alle scelte da fare, altro che dar retta a Salvini che con ci capisce niente. Di questi tempi di magra, rinunciare all’audiance di Ranucci sarebbe un crimine maggiore di un qualunque attentato. Non si escluda poi la possibilità di un’esplosione enorme in diretta, in prima serata, con Ranucci, straordinariamente illeso, riapparire dietro alla cortina di fuoco e di fumo. Altro che Silvan, altro che Sanremo.
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