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Attacco agli ebrei in quanto tali

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
17 Ottobre 2023
in L'editoriale
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Nella commemorazione tenuta al Portico di Ottavia il 16 ottobre, il rabbino capo di Roma, Riccardo di Segni, ha detto che l’attacco di Hamas ad Israele è stato “un attacco agli ebrei in quanto tali”, esattamente come quello avvenuto ottant’anni fa. Il nazional socialismo non aveva bisogno di “spazio vitale” nei quartieri di Roma, l’Italia era una nazione alleata, al limite ad Hitler interessava il Brennero, e aveva già sequestrato i beni degli ebrei romani: Eppure decise di eliminarli lo stesso. Altrettanto oggi Hamas non ha bisogno della terra occupata da Israele e nemmeno dei pochi soldi dei cittadini israeliani ammazzati o rapiti, tanto è vero che rischia di perdere e perderà, quella dove è insediata. Hamas persegue lo stesso principio nazional socialista dell’eliminazione del diverso. Non per caso Hezbollah ha fatto sapere che aspetta il momento giusto per unirsi alla causa contro la presenza giudaica. Ovvero, i filo iraniani, attendono che Israele si indebolisca distruggendo Hamas, Hamas ed Hezbollah si sono combattute in Siria e continueranno a combattersi come fanno sciti e sunniti nella Regione. Mai venisse cancellata Israele, non avremmo lo Stato Palestinese, ma lo scontro fra tutte le enclave arabe che vi abitano, come è sempre stato dalla fine dell’impero ottomano, tanto che l’Inghilterra dovette designare i confini con il compasso del Ministero delle Colonie, ma erano appunto solo colonie.

L’Italia è stata con Ungheria e Germania, il terzo paese in Europa ad aver introdotto autonomamente le leggi razziali. La Spagna di Franco non ci pensò proprio. La Germania grazie al processo di Norimberga ne prese consapevolezza, tanto che oggi il cancelliere Scholz fa sapere che sarà accanto ad Israele qualsiasi cosa succede. In Italia peggio che in Ungheria, pensano che il razzismo non ci riguardi, anzi l’Italia non ha quasi nessuna coscienza del ventennio fascista. Siamo il paese che Churchill descrisse nel 1945 di ottanta milioni di abitanti, 40 milioni di fascisti, 40 milioni di antifascisti. I giovani che hanno riempito le piazze italiane al grido di “Palestina libera”, sono i nipotini di questi ottanta milioni senza memoria storica e coscienza. Per loro i razzisti sono sempre gli altri. Piuttosto bisognerà capire quali sono le forze politiche che li seguiranno e se qualcuna sta già pensando di cavalcarli per rilanciare una nuova ondata di antisemitismo nel paese, tanto per qualche voto in più alle europee. Tale è la spregiudicatezza che bisogna prepararsi al peggio.

L’amministrazione americana è impegnatissima in questi giorni per cercare di garantire una rete di protezione ad Israele decisa ad andare sino in fondo nel volere sradicare Hamas da Gaza, sapendo bene che Hamas a Gaza è come un pesce nell’acqua. Biden è ritornato sulla formula “due popoli due Stati”, tanto che si vorrebbe rimettere in sella Abu Mazen. Quell’ipotesi non solo è stata scartata dai cittadini di Gaza e da questo deriva la fortuna di Hamas, ma soprattutto non fa i conti con la realtà geopolitica del Medio oriente. Per questo è fallita e fallirebbe ancora più clamorosamente se riproposta. Nessun leader arabe potrà mai accettare che la Palestina possa essere uno Stato diviso in due di pochi decine di chilometri quadrati esteso fra la strIscia di Gaza e la trangiordania. Mentre le masse arabe saranno indignate. Ci sono almeno tre Stati arabi con popoli diversi sulla Palestina, Giordania, Siria e Libano, senza contare l’Egitto a cui Gaza è appartenuta per più di mille anni. Per questo l’accordo fra Arafat, un marxista leninista e lo Stato ebraico si è inabissato. A nessun mussulmano interessa vedere uno Stato amico di uno Stato ebraico. Più facile trovare dei mussulmani che preferiscono attaccare gli ebre in quanto tali.

pixabey, foto cco

Tags: Di SegniPortico d'Ottavia
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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