Un presidente del consiglio compiaciuto ha detto al Senato della Repubblica che non ci saranno nuove tasse. Infatti, la pressione fiscale nel secondo trimestre di quest’anno ha toccato il 41,3%. Un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al medesimo periodo del 2023, registrato dall’Istat, il 4 ottobre scorso. Basterà vedere le prossime due rivelazioni Istat per capire se il presidente del Consiglio si è accontentata di questo aumento già avvenuto in precedenza, o se invece ha proprio sbagliato i conti nella manovra. Per il resto i tagli lineari imposti ai ministeri, sono una sconfitta della capacità decisionale del governo che non sa dove colpire la spesa improduttiva. La politica del non voler scontentare nessuno è quella sicura per rendere inefficace e obsoleta la pubblica amministrazione. A costo di essere orbi, nel Psb presentato non si vedono dati programmatici tali da capire esattamente come il governo intenda procedere veramente. Non si capisce se minacciano le banche o hanno patteggiato con i banchieri. Probabilmente le due cose.
La stessa replica del presidente del Consiglio, dove si rivendicano le scelte nazionali, non è che sia chiarissima. Tanto che Carlo Calenda, è sbottato in romanesco, ma in concreto? Il presidente del consiglio sembra più interessata al prologo in cielo che agli atti materiali. Per lo meno, l’atto che si è visto di spedire sedici migranti su una cannoniera in Albania, non depone proprio a suo favore. Il governo ha investito in strutture di polizia fuori dal territorio nazionale e nemmeno le sa ancora sfruttare. Poi, c’era una volta il piano Mattei che decantava un approccio diverso con la realtà africana. Se gli africani che arrivano li imbarchi per l’Albania, non è che ci si accorga di tutta questa nuova sensibilità italiana verso un continente tanto disastrato. Stia tranquilla il presidente del Consiglio che gli interlocutori africani se ne accorgeranno presto e non saranno soddisfattissimi. L’Italia ha un passato coloniale di cui non c’è di che essere particolarmente fieri. A volte sembra che il presidente del consiglio si sia scordata che prima dei campi di concentramento nazisti ci furono quelli del maresciallo Graziani in Cirenaica. La struttura messa su in Albania sembra semplicemente un lager.
Di buono dell’intervento del presidente del Consiglio vi è invece la dichiarazione di ritenere un riconoscimento dello Stato palestinese in queste condizioni, completamente inutile. Su questo l’onorevole Meloni ha perfettamente ragione, piuttosto bisognerebbe preoccuparsi dell’onorevole Fratoianni che ha accusato l’Europa di concorso in genocidio a Gaza. Sarebbe come accusare verdi sinistra di sostegno al genocidio del sette ottobre perpetrato da Hamas contro gli ebrei. Sterminare gli arabi, è un po’ più difficile anche volendo. L’onorevole Meloni ha pieno diritto di esprimere il suo sostegno all’Onu e di voler mantenere la missione italiana nella Regione ed anche di considerare ingiustificati gli attacchi di cui è stata oggetto. Solo che se poi la missione militare dell’Onu deve dipendere dalla sicurezza fornita da Israele, come ha ripetuto in Aula il presidente del Consiglio, dicendo cioè che Unifil non è in grado di difendersi da sola, il governo italiano si dovrebbe chiedere a cosa serva la missione.
Mentre l’incipit del presidente del Consiglio per cui sarebbe finito il tempo di seguire strade tracciate da altri, per quanto ad effetto è per lo meno discutibile. Ad esempio sull’impiego delle armi all’Ucraina, la strada italiana sembra tracciata dall’Ungheria di Orban. Evidentemente il governo italiano non ne può più del sostegno all’Ucraina. Vedremo quanto dura quello ad Israele.
Museo del Risorgimento mazziniano Genova







