Ci piacerebbe sapere con quale spirito i due ragazzi del liceo classico Vincenzo Monti, inaspettatamente saliti alla ribalta nazionale per avere esposto a una finestra nell’ultimo giorno di lezione uno striscione con la scritta ‘L’Italia agli italiani’, hanno affrontato le prove scritte dell’esame di maturità. Il peso di un 6 in condotta e una tesina ‘riparatoria’ sul tema ‘siamo tutti africani’ indicano la pesantezza con la quale è stata affrontata la questione dagli insegnanti della classe (che hanno ottenuto la solidarietà di decine di colleghi). Ma su questo tema potrebbero esserci sorprese: l’Ufficio regionale scolastico, su invito del ministro dell’Istruzione Valditara, ha inviato a Cesena gli ispettori, favorendo un fiorire di notizie incontrollate su marachelle di stampo più o meno politico e atti di bullismo compiuti dai due ragazzi nel corso dell’anno scolastico, tali da giustificare il 6 in condotta e la ‘tesina riparatoria’.
La notizia è dibattuta su due fronti contrapposti: da una parte le accuse di filofascismo e nazismo, dall’altra il richiamo al Risorgimento e alla libertà di espressione garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Se si può esporre la bandiera palestinese e inneggiare ‘dal fiume al mare’ sottintendendo l’annientamento dello Stato d’Israele, non si può inneggiare all’Italia agli italiani? Intanto il clamore suscitato da una vicenda da poche righe in una pagina interna della cronaca sta creando imitatori e qua e là compare sui muri la scritta ‘l’Italia agli italiani’. Un pregio, però, questa vicenda ce l’ha: mentre il sindaco Enzo Lattuca ha sentito puzza di bruciato e si è limitato a pesanti invettive in ambito privato, l’assessore alla scuola Elena Baredi (trasmigrata da Articolo 1 al Pd ottenendo l’assessorato) ha preso la palla al balzo per cercare visibilità, diffondendo tramite l’ufficio stampa del Comune una lettera inviata agli studenti in cui parlava di ‘offesa a tutta la città’ sotto il titolo ‘Scritte razziste su un lenzuolo appeso a una delle finestre del liceo Monti di Cesena’, salvo farsi intervistare dal Resto del Carlino dopo un paio di giorni dichiarando: ‘Non ho mai parlato di razzismo’. Come dicono in Veneto, peggio la toppa del buco.
La figuraccia è stata sottolineata pesantemente sui social dove la grande maggioranza delle migliaia di commenti è favorevole ai due ragazzi, e potrebbe essere la fossa nella quale seppellire le ambizioni della Baredi di diventare sindaco di Cesena nel 2029, quando Enzo Lattuca concluderà il doppio mandato e a sinistra si parla di una candidatura femminile (favorita è Francesca Lucchi del Pd, eletta in Consiglio regionale dopo una legislatura da assessore comunale). Peraltro Maria Elena Baredi è nota per la sua irascibilità: è l’unico politico cesenate, che si ricordi, ad avere querelato per una vicenda con sfumature boccaccesche un giornalista locale, che però fu assolto con formula piena: aveva scritto la verità.







