Chi non conosce a fondo Wagner, il languore, le luci di scena, gli spazi, i trucchi, la patologia, la diffusione delle dottrine razziali di Gobineau, non ha possibilità alcuna di capire il nazionalsocialismo. Lo diceva Hitler stesso. Per cui verrebbe spontaneo chiedersi se per capire Fratelli d’Italia bisognerebbe conoscere per lo meno Michael Ende, l’inventore di Atreju.
Il giovane protagonista del romanzo di Ende, difensore di Berlino negli ultimi giorni del Reich, non è però un Sigfrido, il campione di una razza nordica intento nella lotta per la libertà del suo popolo dall’oppressione capitalista. Atreju è semplicemente un orfano, figlio di tutti e di nessuno, appartenente ad un popolo di provenienza indefinita ed ignota. Se Wagner amava calarsi nella mitologia nibelungica, Ende, lo superava e di molto, in fantasticheria. Gli eccezionali successi conseguiti dal governo, vantati dall’onorevole Meloni, sono degni della narrativa del miglior Ende.
Da qui si comprendono perfettamente le denunce dell’onorevole Schlein rivolte dalla tribuna del suo partito. L’onorevole Schlein ha richiamato il presidente del consiglio ed il suo governo tutto ad una maggiore attenzione a quella realtà, che sfugge loro completamente e non solo sotto il profilo politico economico, difetto comune a tanti governi precedenti. Anche sotto il profilo della politica estera. Giusto chi è privo di qualunque senso della realtà può credere che Abu Mazen, il principale responsabile della consegna di Gaza ad Hamas, venti anni dopo quella tragica data, possa pretendere di avere un qualche ruolo domani in medio oriente. L’onorevole Meloni avrebbe fatto meglio a presentarsi sul palco con un califfo uscito dalle Mille e una notte, piuttosto.
Ciononostante tutte le giustissime osservazioni dell’onorevole Schlein non si accompagnano articolatamente ad una qualche proposta per rilanciare il paese. Schlein non ci dice esattamente come intenderebbe fare lei, anche solo per finanziare il salario minimo, o la sanità. Nemmeno sono chiarissime le sue intenzioni sulla Difesa, a parte mandare a quel paese Trump. L’unico argomento su cui Schlein insiste ripetitivamente, è che bisogna battere una destra esclusivamente interessata al potere. Osservazione sacrosanta, certo, magari un tantino ideologica.
Verrebbe da credere che questa mancanza propositiva dell’onorevole Schlein non dipenda da una qualche sua lacuna programmatica, quanto da un’incomprensione sedimentata con gli alleati. Atreju, non si capisce in che mondo viva, però è bello sveglio. E l’onorevole Meloni dal palco della manifestazione titolata all’eroe di Ende, ha subito detto che il campo largo lo ha riunito lei alla sua festa mentre chi dovrebbe federarlo, non si è visto. E non per non discutere con lei, la Meloni, ma con loro, gli alleati per l’appunto.
La battuta, più che maliziosa, apre uno scenario politico inaspettato, il vero risultato della tre giorni appena conclusa a Roma. Chi è che assicura che Conte e Calenda, al dunque, si alleino davvero con la Schlein in una battaglia che date le attuali premesse potrebbe rivelarsi più disperata che vincente? Se poi si pensa che la Meloni punti alla presidenza della Repubblica, siamo a posto. L’eventualità renderebbe libero un posto da presidente del Consiglio. La Meloni, in corsa per il Quirinale, proverà a mettere a palazzo Chigi un qualche suo collega di partito, o persino un suo parente?, Bene, forse si conosce Wagner, di certo non si è mai letto Ende.
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