Da tempo, rifletto sulla trilogia concettuale che definisce i rapporti tra le nazioni: Guerra, Difesa e Pace.
Questi termini vengono spesso trattati come poli opposti o, peggio, come semplici facce della stessa medaglia geopolitica. Ritengo invece fondamentale operare distinzioni di fondo, poiché rappresentano stati d’essere e azioni con motivazioni e legittimità profondamente diverse.
La Guerra: Un Atto di Interesse Contro Altri
La Guerra è, nella sua essenza più cinica, un’azione intrapresa con altri contro altri, sempre per interessi.
Non si tratta primariamente di sopravvivenza, ma di acquisizione o imposizione. Che l’interesse sia territoriale, economico o ideologico, la guerra è lo strumento finale per costringere l’avversario alla propria volontà. È un atto di aggressione che mira a sconfiggere e sostituire l’ordine esistente con uno più favorevole all’aggressore. La sua eredità è la distruzione, non solo fisica, ma anche del tessuto di fiducia necessario per una futura coesistenza.
L’antica saggezza ci ricorda la natura calcolatrice della guerra: Sun Tzu nel suo Arte della Guerra affermava che ogni battaglia si vince o si perde prima ancora di essere combattuta, sottolineando la preparazione strategica e l’obiettivo di guadagno, non la necessità morale. Più recentemente, anche il generale americano Smedley Butler la definì duramente: “La guerra è un racket. Lo è sempre stata.”
La Pace: Una Costruzione Condivisa
All’opposto, la Pace non è la mera assenza di conflitto, ma un’azione attiva intrapresa con altri insieme ad altri.
La Pace duratura è guidata da svariati motivi: prosperità reciproca, stabilità collettiva e la ricerca di un sistema di regole che garantisca la sicurezza di tutti. Richiede il riconoscimento della legittimità dell’altro e l’impegno costante nel dialogo e nella cooperazione. La Pace è un investimento nel futuro comune, costruito su istituzioni e meccanismi di risoluzione delle controversie che relegano la forza all’ultima, e illegittima, opzione.
La Difesa: Diritto, Dovere e Autodeterminazione
Il concetto che mi sta più a cuore e che ritengo debba essere inquadrato con la massima chiarezza è quello della Difesa.
La Difesa non è un’opzione di interesse come la Guerra; è la scelta di un popolo aggredito. Essa rappresenta la linea di demarcazione tra l’attacco per guadagno e la resistenza per sopravvivenza.
La Difesa è un diritto-dovere intrinseco. È il sacro imperativo di proteggere la propria esistenza, la propria sovranità e il proprio diritto all’autodeterminazione. Quando un popolo è brutalmente attaccato, la difesa non è un atto di guerra, ma la legittima risposta per preservare la propria libertà e la propria identità.
Questo principio trova la sua massima espressione nell’ordinamento internazionale moderno. L’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite non fa altro che codificare quello che essa definisce il “diritto naturale” di legittima difesa individuale o collettiva nel caso di attacco armato. L’autodeterminazione, è un diritto fondamentale che vale sempre, contro tutto e tutti.
Proprio perché la Difesa è un diritto e un dovere dell’aggredito, essa impone un obbligo morale e legale anche alla comunità internazionale.
Il popolo che si difende merita di essere rispettato e aiutato. Sostenere chi resiste non è un’escalation, ma un atto di sostegno all’ordine fondato sulle regole e al principio inalienabile della libertà dei popoli. L’aiuto alla difesa è l’unico modo per garantire che la resistenza dell’aggredito non sia vana e per affrettare il ritorno alla Pace basata sulla giustizia, non sull’imposizione del più forte.
In conclusione, è essenziale non confondere mai l’aggressore (che muove guerra per interesse) con l’aggredito (che esercita il diritto alla difesa per la sopravvivenza). Solo distinguendo nettamente queste azioni potremo sostenere con coerenza l’ideale di una Pace che sia il frutto della giustizia, e non il semplice silenzio della sottomissione.
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