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Cesena, 4 no, un si

di Redazione
7 Giugno 2025
in Il Pri informa
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A Cesena PRI, Partito Liberaldemocratico e Azione promuovono il voto per 4 NO e 1 SÌ Cinque quesiti referendari, cinque nodi cruciali che vanno affrontati e risolti in Parlamento e nella contrattazione per il futuro del lavoro e della cittadinanza in Italia. In un momento in cui la semplificazione e l’emotività rischiano di prevalere sulla ragione e le forze politiche pensano alle prossime elezioni, a Cesena il Partito Repubblicano Italiano, il Partito Liberaldemocratico e Azione promuovono una posizione chiara, motivata, responsabile e invitano a votare convintamente 4 NO e 1 SÌ.

1. NO all’abrogazione del contratto a tutele crescenti (Jobs Act)

Il quesito chiede l’eliminazione della normativa sui licenziamenti per i lavoratori assunti dal 2015 in poi. Ma non si tornerebbe all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: si applicherebbe invece la legge Fornero, che offre tutele inferiori rispetto all’attuale sistema.

La disciplina oggi in vigore, già corretta dalla Corte costituzionale, ha introdotto un equilibrio tra diritti del lavoratore e necessità dell’impresa. L’abrogazione creerebbe instabilità normativa, senza reali vantaggi per i lavoratori.

2. NO all’eliminazione del tetto sulle indennità per i licenziamenti nelle piccole imprese

Il quesito intende rimuovere il limite massimo alle indennità per i lavoratori delle imprese con meno di 15dipendenti, assunti prima del marzo 2015.

Ma si genererebbe un’irragionevole disparità: i lavoratori delle piccole imprese rischierebbero di ottenere trattamenti più favorevoli rispetto a quelli delle grandi imprese, dove il tetto è fissato a 24 mensilità.

Una riforma per vie referendarie non può sacrificare la coerenza dell’ordinamento.

3. NO alla stretta sui contratti a termine

Il quesito mira ad abrogare le norme che oggi permettono contratti a tempo determinato fino a 12 mesi senza causale e oltre i 12 mesi con causali flessibili.

Dire SÌ significherebbe impedire alle imprese di affrontare con rapidità picchi produttivi, sostituzioni o commesse temporanee.

Per molte realtà, soprattutto piccole, significherebbe non poter più assumere in modo regolare. Il rischio concreto è alimentare il lavoro precario e irregolare.

4. NO all’estensione illimitata della responsabilità solidale negli appalti

Attualmente il committente non è responsabile per gli infortuni causati da rischi tecnici specifici dell’attività dell’appaltatore. Il referendum vuole abrogare questa distinzione.

Attribuire al committente la responsabilità anche per ciò che non controlla direttamente – e che è affidato a professionisti qualificati – è contrario a ogni principio di proporzionalità giuridica.

Significherebbe disincentivare gli appalti regolari e danneggiare l’intera filiera.

5. SÌ alla riduzione del tempo di residenza per la cittadinanza

Il quesito propone di ridurre da 10 a 5 anni la residenza legale continuativa richiesta ai cittadini stranieri extracomunitari per poter presentare domanda di cittadinanza italiana, mantenendo tutti gli altri requisiti (lingua, reddito, assenza di condanne penali, integrazione sociale).

Il SÌ a questo quesito non è una scorciatoia, ma un atto di responsabilità civile.

Riconoscere la cittadinanza a chi vive, lavora, paga le tasse, manda i figli a scuola e rispetta le regole del nostro Paese significa rafforzare la coesione sociale e dare valore a chi ha scelto di condividere il destino civico dell’Italia.

Ma è altrettanto importante sottolineare che la cittadinanza non è solo un insieme di diritti: comporta anche doveri.

Il percorso di integrazione deve essere serio e verificabile: imparare la lingua italiana, rispettare le leggi, conoscere i principi costituzionali e contribuire, nei limiti delle proprie possibilità, alla vita della comunità.

Ridurre il tempo di attesa da 10 a 5 anni è una misura che valorizza chi ha dimostrato di volersi integrare concretamente, senza regalare nulla. È una scelta che parla di merito, appartenenza, partecipazione.

Una posizione chiara di chi fa le scelte pensando al futuro del Paese e non alle prossime elezioni per un’Italia moderna e capace di affrontare le trasformazioni del lavoro.

PRI, Partito Liberaldemocratico e Azione promuovono una visione fondata sui valori democratici della laicità dello Stato: uguaglianza di diritti, certezza delle regole, giustizia sociale senza rigidità ideologiche.

Il referendum non deve essere lo strumento per creare nuove diseguaglianze o per irrigidire un mercato del lavoro che ha invece bisogno di essere reso più moderno, dinamico e adatto alle sfide dell’economia contemporanea.

Viceversa, sul tema della cittadinanza, è giusto modernizzare un’impostazione arretrata e riconoscere i nuovi italiani che già vivono, studiano, lavorano e pagano le tasse nel nostro Paese.

Tags: azionequesiti

Redazione

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