Bettino Craxi si scavò la fossa quando davanti ai referendum sulle preferenze invitò gli italiani ad andare al mare. Un uomo politico della levatura del segretario socialista, dimenticò che i capi di partito dicono cosa intendono fare loro, non quello che devono fare gli elettori. Altrettanto si potrebbe pensare che lo stesso errore di Craxi abbiano commesso il presidente del Senato La Russa, che per il suo ruolo istituzionale meglio faceva a tacere, ed ancora peggio il presidente del Consiglio, onorevole Meloni, annunciando che intende andare al seggio per non ritirare la scheda. Simili dichiarazioni potrebbero mobilitare tutti gli oppositori del governo e sono tanti, indipendentemente dal giudizio sui quesiti.
Una mente sopraffina, un abile stratega del gioco politico, l’onorevole Boccia è saltato su per spiegare infatti che se l’8 ed il 9 giugno ci fossero più elettori di quanti ne ha raccolti il centrodestra alle politiche, il governo si dovrebbe dimettere, con buona pace del mandato referendario che sarebbe surclassato..
L’occasione è ghiotta. Non fosse che il referendum contesta una legge del centrosinistra, governo Renzi, non del centrodestra, governo Meloni. Legge alla quale, per inciso, il partito di La Russa e Meloni votò contro. Fu il partito di Fassino, Orsini e Speranza a votare a favore.
Visto i risultati, l’onorevole Meloni potrebbe compiacersi che tanti italiani la pensano come la pensava lei e tirare avanti perché solo la troppo acuta intelligenza dell’onorevole Boccia può credere che un quesito referendario su leggi del centrosinistra, possa impegnare un governo del centro destra. L’onorevole Meloni potrebbe dire di avere tanto rispetto per l’opposizione da non voler ingerire su una disfida interna a quella, da cui la passeggiata al seggio.
In difficoltà vera si troverebbero invece Renzi e Calenda. Le loro leggi sarebbero abrogate. E visto che Landini, Schlein, Fratoiani e Conte canterebbero vittoria, non si capisce poi come Renzi e Calenda potrebbero riprendere i contatti politici con coloro che ne hanno invalidato l’opera di governo. Piuttosto, farebbero meglio ad aprire alla destra.
Senza gli elementi sufficienti per sondare le autentiche intenzioni del capo del governo, si noti questa discrepanza. Il successo del referendum sarebbe un disastro per il centrosinistra. Il centrodestra. potrebbe tranquillamente arroccarsi aspettando lo scontro serenamente. Senza un’alleanza con Renzi e Calenda la sinistra sarebbe sotto, da un minimo di 4, ad un massimo di sette punti percentuali. Bisogna poi considerare che Grillo a Conte non la perdona. Anche un tale dissidio aiuta la maggioranza, insieme al senso di giustizia di qualunque cittadino che abbia qualche forma di rispetto per l’origine di un movimento politico, quale che sia. Difatti, il movimento 5 stelle stimato ben il 12 per cento, è un successo quando alle amministrative arraffa il sei.
Domanie de Vizille, Museà de la Rèvolutione Française





