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Ci sarà ancora una Russia fra duecento anni?

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
19 Agosto 2022
in L'editoriale
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Ad una campagna elettorale già di per sé sciagurata, mancavano solo le ingerenze di un paese terzo intento a compiere un’aggressione armata contro un altro indipendente.

Se un personaggio come Medvedev si sente in diritto di rivolgersi alla comunità occidentale con le parole che si sono lette, evidentemente è perché conta su simpatie politiche tali che glielo consentono. In Italia soprattutto dove i russi hanno persino trovato un governo disposto ad ospitarne generosamente i militari. L’ultima volta che erano venuti, 1812, Bonaparte li prese a cannonate. Poi ci sono quelli che si sentono più di casa a Mosca che a Bruxelles  e persino chi ha avuto la faccia di volare in Crimea per brindare ad un colpo di mano che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’ordine internazionale. Conte, Salvini, Berlusconi, sono i principali responsabili delle dichiarazioni di Medvedev. Poi c’è la spregiudicata faccia tosta da parte del signor Medvedev che dipinge la democrazia con  case fredde e i frigoriferi vuoti. Una democrazia, lui cresciuto in una dittatura che tormentava il popolo non sa nemmeno cosa sia. E non lo sa nemmeno la Russia di oggi, altrimenti non avrebbe avuto bisogno di buttarsi sull’Ucraina come un lupo affamato. Questa democrazia che i russi non hanno mai conosciuto in tutta la loro miserabile storia di continui soprusi, ha sempre saputo risolvere le sue carestie in breve tempo, grazie principalmente al libero mercato. È però plausibile che se forze politiche come quelle di Conte, Salvini, Berlusconi, non vengano ridimensionate, l’inverno in Italia sarà molto duro.   

L’Italia può ancora confidare su chi si sta preoccupando di portarlo fuori dai rischi provocati dalla politica russa. Si chiama differenziazione dell’approvvigionamento energetico. Una classe dirigente all’altezza si preoccupa di questo invece di litigare sulle liste elettorali e grazie a dio in democrazia c’è un po’ di tutto, anche qualcuno serio al posto giusto. La vita è molto più dura per i dispotismi che costretti ad affidare il loro destino alle speranze militari, poi le campagne intraprese le devono vincere. C’è da temere che a Medevdev sfugga, come la Russia la guerra l’ha già persa e prima che le case europee si siano raffreddate ed i frigoriferi svuotati. Ed è sempre più probabile, i bombardamenti ucraini in Crimea sono strategici, quelli russi su Odessa sono a casaccio, che gli amici di Medvedev siano costretti a prendere atto di questa sconfitta prima che l’inverno cali sull’Europa.

La Russia confida sulle sue dimensioni, con gli enormi spazi che la caratterizzano, il suo clima, l’importanza della sua popolazione. Ciononostante una guerra l’ha persa è in maniera catastrofica, proprio quella con l’occidente la cosiddetta guerra “fredda”.  E l’ha persa perché il Cremlino allora, sapeva di non potersene permettere una “calda”. La cricca insediatasi da vent’anni al potere in Russia, non dispone di quel minimo senso della realtà che pure contraddistingueva la vecchia dirigenza sovietica. Mai nessun sovietico avrebbe aperto i suoi confini all’esercito cinese per fare delle esercitazioni sul territorio russo, come mai un presidente del consiglio democratico italiano ha fatto entrare i russi nel nostro paese in settant’anni. Gli eserciti cinesi e russi sono eserciti di conquista che tastano il terreno. Tutto sommato i cinesi hanno maggiori probabilità, in Russia contano di tornarci presto, magari di restarci. State tranquilli che i russi da noi dovranno aspettare di nuovo duecento anni e un altro come Conte. Sempre che ci sia ancora una Russia fra duecento anni.

Tags: ConteMedvedev
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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