Un ferrovecchio del breznevismo combattente, il presidente bielorusso Lukashenko, l’unico deputato della vecchia Duma a votare contro lo scioglimento della federazione sovietica, comprende benissimo che Putin non ha speranza. Se Lukaschenko è ancora in sella dopo quasi trent’anni lo deve all’intervento delle forze speciali russe, altrimenti sarebbe stato spazzato via dalla reazione della popolazione al suo sesto mandato presidenziale. Eppure Lukashenko assomiglia a certi personaggi delle favole di Esopo. “La Russia è talmente forte che non ha bisogno del nostro aiuto”, ha detto al momento dell’invasione. E quando i russi fuggivano a gambe levate da Kershon, che se la stavano cavando benissimo. La verità è che se Lukashenko facesse muovere l’esercito fuori dalla Bielorussia c’è da credere che gli si rivolti contro. Non si fida dell’esercito bielorusso, solo quello russo gli da garanzie. Poi nel momento nel quale l’esercito russo e quello bielorusso si muovessero contro l’Ucraina, riesploderebbe la rivolta a Minsk e in tutte le principali città. E con che truppe Lukashenko sarebbe in grado di reprimerla avendo i due eserciti al fronte? Chiama i ceceni di Kadyrov?
Che Putin voglia fare un’offensiva in primavera dal nord partendo dalla Bielorussia, è plausibile. Che Lukashenko possa assecondarlo è davvero difficile. Che poi riesca un colpo fallito il febbraio scorso, quando ancora la Russia non aveva perso il meglio del suo esercito, è del tutto impossibile. Infine bisogna vedere come arriveranno i russi alla prossima primavera. Sparando 177 missili al giorno di cui 160 vengono intercettati ed i 17 restanti uccidono tre persone mentre tirano giù delle infrastrutture imprecisate, non è quello che si definisce un grande risultato bellico. L’Ucraina è al freddo, al buio e senz’acqua, ma sempre meglio armata.
Fa un certo effetto la storiella che ha raccontato Zelensky all’Ed Sullivan Show. Putin racconta tutte le perdite cumulate in questi mesi quando il suo interlocutore impressionato gli domanda invece delle perdite della Nato. e Putin: la Nato ancora non è arrivata. Appunto. E se arrivasse? Come sarebbero le perdite delle forze russe che non hanno saputo piegare gli elettricisti ucraini?
Lo scenario più plausibile è che in primavera l’Ucraina punti a riconquistare la Crimea, perché sarà in grado di farlo grazie alle nuove dotazioni che gli arriveranno dagli americani. Se arriveranno anche i missili “patriot”, ecco a quel punto che gli Usa saranno cobelligeranti, i “patriot” richiedono ufficialmente un personale statunitense, ammesso che quello già non sia stato fornito finora, e la Russia potrebbe essere costretta davvero a considerare l’ipotesi nucleare. A quel punto sarebbe spacciata.
La Russia poteva ancora, forse, vincere una guerra convenzionale, ma sa benissimo che la guerra nucleare l’ha persa 60 anni fa a Cuba. Nella primavera del 2022 vi è stato l’anniversario della sconfitta nucleare sovietica e persino Putin, se starà ancora in sella dovrà prenderne atto, o esplodere sulla sua bomba atomica.
Nella primavera del 2023 ricorre invece un altro anniversario, i settanta anni della morte di Stalin. Può essere benissimo che il capo supremo dell’Unione sovietica abbia davvero avuto un colpo apoplettico e proprio nel momento in cui aveva messo con le spalle al muro persino la sua cerchia ristretta. Ma è ancora più probabile da credere che sentendosi minacciata, Molotov era finito nelle liste di proscrizione, la cricca stalinista abbia deciso di sbarazzarsi del suo capo supremo per sopravvivere. Putin con tutte le voci di malattia e di complotto che lo accompagnano, farebbe bene a iniziare a pensarci meglio a questa storia consumatasi nella steppa.







