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Crimini di guerra

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
23 Gennaio 2024
in L'editoriale
3
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La decisione del bombardamento atomico del presidente Truman venne contestata dallo stesso mondo politico militare statunitense. Eisenhower riteneva che la guerra fosse già vinta. Vi sono storici convinti che l’impiego delle armi atomiche non fu tanto rivolto contro il Giappone, quanto contro l’espansionismo sovietico in Asia. Truman iniziò in questo modo una politica di contenimento verso “l’alleato” russo che avrebbe poi avuto i suoi ulteriori capitoli in Corea e Vietnam. Truman venne poi anche contestato per non aver risposto a Ho ci min che domandava aiuto all’America di fronte al colonialismo francese. In questo caso bisogna pur tenere presente che il comunismo prima della morte di Stalin era un blocco unico. Non ha invece una qualche giustificazione storica militare il bombardamento di Dresda voluto dall’Inghilterra, quando la Germania era oramai divisa ed in ginocchio. Probabilmente Churchill lo chiese solo per mostrare ai tedeschi la conseguenza della guerra che avevano dichiarato all’Europa nel 1939. A Dresda rimasero sotto le bombe principalmente, donne, vecchi e bambini in alcune decine di migliaia. Anche donne e bambini erano nazisti. Nessuno accuso l’Inghilterra di aver commesso un crimine di guerra, perché la responsabilità della popolazione tedesca spetta ai governo tedesco dal momento che si impose come prima potenza militare in Europa. Non erano le potenze alleate a dover salvaguardare le vite dei cittadini delle nazioni che le avevano aggredite. Gli alleati avevano la sola preoccupazione di come condurre una guerra vincente. I russi non bombardarono nessuna città in particolare, in compenso uccisero, violentarono e rapinarono tutto quello che trovarono sul loro cammino verso Berlino.

Anche se per colpa sua, la Russia venne minacciata di essere distrutta nel 1941, Goering parlava di 50 milioni di russi da rendere schiavi. Inghilterra e America erano in una situazione molto diversa. Hitler si era offerto di proteggere le colonie britanicche, mentre Hirohito voleva solo cacciare gli Stati Uniti dal Pacifico. Israele oggi è minacciata invece di essere annientata. Il pogrom compiuto nei suoi confronti ad ottobre dimostra semplicemente che la sua intera popolazione deve essere estinta e gli ostaggi che sono stati liberati sono stati detenuti in abitazioni civili, con bambini come guardiani, torturati da medici negli ospedali. Invitare Israele ad avere una risposta proporzionata a tutto questo è come dirle fai quello che ti pare, perché non c’è limite alcuno che possa venir posto al tuo diritto di difesa, come non ce ne fu per l’Inghilterra, l’America e la Russia. L’unico limite che può darsi Israele è quello della vita degli ostaggi.

Gli Stati Uniti come si è visto nel sostegno alle primavere arabe, hanno perso il polso della situazione del medio oriente, altrimenti non avanzerebbero la proposta dei due Stati, che i cittadini di Gaza bocciarono in un referendum più di vent’anni fa. Arafat e l’Anp si erano convinti della necessità dei due Stati ed infatti sono stati rinchiusi a Ramallah, non da Israele, ma da Hamas e dal popolo arabo di Gaza. Pensare di farli risorgere ora è più o meno come pensare di mettere la Libia del dopo Gheddafi in mano ad un notabile come era al Serrai. Se non è la maggioranza degli abitanti di Gaza a chiedere lo Stato di Gaza, non c’è nessuna possibilità di formare un secondo Stato palestinese, perché l’America non lo vede, e non lo vede nemmeno Borrell in Europa, un primo stato palestinese, c’è già, la Giordania. La Giordania è lo Stato palestinese per eccellenza o per lo meno è lo Stato guidato da una monarchia hasmita su territorio palestinese. Israele ovviamente rappresenta un grosso problema per la pace dell’area, , anche se l’accusa di crimini di guerra che le viene rivolta è indecente e vergognosa per chi la pronuncia. Dovrebbe essere chiaro, dai tempi di Bourghiba, che il problema vero per uno Stato palestinese, non è Israele, è la Giordania, e parzialmente, il Libano e la stessa Siria. Gaza invece era egiziana dai tempi di Cleopatra. E’ tornata indipendente dall’Egitto grazie alle vittorie militari di Israele.

foto pixabay cco

Tags: NaasakiTruman
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 3

  1. Paolo Ballestrazzi says:
    2 anni ago

    La tua ricostruzione sulla decisione di Truman non mi convince affatto. Dopo Iwo Jima ed Okinawa gli americani erano ossessionati dal grandissimo numero delle perdite e sapevano benissimo che il consiglio di Guerra giapponese era contrario all’ armistizio. Nei 15 giorni di conflitto con i russi vi furono ancora 80.000 caduti giapponesi e più di 20.000 russi. La guerra non era ancora finita ai primi di Agosto.

    Rispondi
  2. Riccardo Bruno says:
    2 anni ago

    la mia ricostruzione è una ricostruzione delle ipotesi sulla decisione di Truman, quella di un oppositore come Eisenhower. Magari voleva solo far fuori un po’ di giapponesi tanto per. Anch’io propendo nel credere che la guerra non fosse ancora finita.

    Rispondi
  3. Paolo Ballestrazzi says:
    2 anni ago

    Ho letto un articolo, molto tempo fa e non ricordo dove, che sosteneva che il 14 Agosto,
    dopo gli effetti devastanti delle esplosioni del 6 e del 9, il Consiglio di Guerra era ancora diviso perfettamente a metà sulla decisione di continuare la guerra o firmare l’ armistizio. Solo l’ intervento diretto dell’ imperatore fece pendere il piatto della bilancia in direzione della resa.

    Rispondi

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