Il declino europeo in medio oriente avvenne con l’impresa di Suez nel 1956. Inghilterra e Francia sostennero brillantemente l’azione israeliana davanti alla nazionalizzazione del canale compiuta da Nasser, per poi ritirarsi immediatamente appena l’America schioccò le dita. L’America che avversava l’invasione dell’Ungheria compiuta dalla Russia, non si sentì di poter plaudire ai paracadutisti inglesi in Egitto. Poi temeva che la Russia, all’epoca ancora una potenza, intervenisse a sua volta a favore del nuovo regime nazional socialista arabo. Israele che era arrivata con le sue truppe a un tiro di fucile dal canale fu costretta a ritirarsi, quando Inghilterra e Francia ne uscirono semplicemente ridicolizzate. Eden si dimise dal gabinetto di sua Maestà e De Gaulle, ancora fuori dall’Eliseo, sostenne che degli americani non ci si poteva fidare. Nasser divenne il punto di riferimento dell’oltranzismo arabo e l’Urss passò all’incasso dell’occupazione ungherese potendo dire che gli europei erano persino peggio. Volevano impedire l’evoluzione ed il progresso del popolo egiziano, oltre a sabotare l’Ungheria comunista. Le due principali potenze europee dell’800 già in avanzata crisi coloniale, ne uscirono ridicolizzate. Non si sono mai riprese da un simile smacco, per lo meno l’Inghilterra fino alla Thatcher. La Francia ne avrebbe subito infiniti altri.
Israele da parte sua ha compreso che non poteva muoversi senza l’aiuto degli americani, che inglesi e francesi avevano passato la mano. I rapporti fra Israele e quelle due nazioni si guastarono allora e sono rimasti guasti, dal momento che ora sia Inghilterra, che Francia se ne sono uscite con il riconoscimento dello Stato di Palestina. Se alla firma del trattato di pace al Cairo sarà invitata la sola presidente del Consiglio italiano, Inghilterra e Francia saranno state umiliate. Nel caso partecipino tutti i paesi fondatori della Ue, per l’Italia sarà comunque un innalzamento di livello dagli anni penosi di Sigonella. In ogni caso, l’Europa è una pura comprimaria della soluzione della crisi. L’Ungheria di Orban che ha rifiutato di rispondere alla criminalizzazione di Netanyahu sta già meglio. E la Russia nuovamente guadagna un punto. Putin si è precipitato a lodare Trump, il vero regista dell’accordo raggiunto fra arabi e israeliani.
L’Europa sconta l’immigrazione islamica che la condiziona inevitabilmente al suo interno, insieme alla debolezza del sostegno all’Ucraina. Ancora si sta a discutere di sequestrare gli asset russi e Parigi continua a comprare petrolio da Putin. Non aiutano le polemiche verso la presidenza americana, che con tutti i suoi difetti resta il principale difensore del mondo libero dal multipolarismo sino russo. L’America First di Trump, può non piacere, ma è anche l’unica opposizione ai regime totalitari che si espandono. Cosa si dice in Europa? Che Trump è come Putin, se non addirittura che era come Hitler. Per Israele Hitler è Hamas, e Trump un benefattore, cosa che pareva scontata. Quello che invece non si prevedeva, era il sostegno arabo a Trump capace anche di spiazzare Xi Jin Ping. I cinesi speravano di entrare nella regione, magari tramite l’Iran che ne è uscito. Tutto questo gli europei ancora non lo hanno capito. Tra le piazze pro pal e l’avversione ai dazi, non sanno che posizione hanno preso. Quella dello spettatore.
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