La Costituzione della Repubblica italiana possiede il pregio della chiarezza, “la sovranità appartiene al popolo”, articolo 1, secondo capoverso. La giustizia, invece, “è amministrata in nome del popolo”, articolo 101, primo capoverso. “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”, capoverso secondo, stesso articolo. Il che significa che i giudici non fanno le leggi e nemmeno sono chiamati a commentarle, le esercitano. Come recita la Sezione I del Titolo IV, la magistratura esprime un “ordinamento giurisdizionale”, non è un potere dello Stato. Il potere dello Stato in quanto tale è solo espressione del Parlamento e degli organi che lo rappresentano, il presidente della Repubblica ed il Governo.
Se si confonde l’esercizio del potere con il potere stesso, nasce un problema non indifferente all’interno della Repubblica, tale per cui il corpo dei magistrati si ritiene pari a quello degli eletti, se non addirittura superiore a questo. Anche se lo fosse moralmente e culturalmente, il dettato costituzionale è incontrovertibile. Un magistrato parla attraverso le sentenze, non le interviste ai giornali. Si consideri inoltre che la Costituzione riconosce i partiti come libere associazioni dei cittadini, articolo 49. La Costituzione, invece, non riconosce nessuna libera associazione dei magistrati, più di quanto riconosca la libera associazione dei cacciatori.
Un magistrato ovviamente ha diritto ad una sua opinione quale che sia, ma essendo egli sottoposto alla legge e pagato dallo Stato, dovrebbe avere la stessa discrezione di un diplomatico ed il riserbo di un militare, Vannacci escluso. Se un giudice ritiene di dover parlare al Paese, è successo e può succedere, meglio che sospenda le sue funzioni e concorra ad una carica elettiva, oppure si faccia assumere come opinionista. Perché se da domani i procuratori della Repubblica si mettessero a dettare giudizi sull’universo mondo, piuttosto che sulle proposte di legge del governo, si scatena inevitabilmente un pandemonio. Esattamente come quello appena sollevato dal procuratore Gratteri. Mai Gratteri avesse ragione, il No avrebbe già vinto il referendum. A meno che si possa credere che la maggioranza degli italiani sia massonica e tenda a delinquere, nel qual caso un procuratore della Repubblica avrebbe condannato l’insieme del paese sulla base di un quesito referendario, il che sarebbe inaudito. Gratteri si riferiva solo alle sue inchieste in Calabria? Ma lui è il procuratore della Campania, come fa a non pensare ad un qualche equivoco di portata nazionale sulla base di simili parole?
Poi ci saranno pure coloro convinti che Gratteri abbia torto e che quindi, i galantuomini, calabresi, napoletani, massoni, possano votare come loro pare, o peggio ancora, che Gratteri criminalizzi chi non la pensi come lui, il che discrediterebbe, più che la sua persona, la categoria dei magistrati. Bisognerebbe regalare a Gratteri, se non una Costituzione della Repubblica, almeno De l’esprit des Lois di Montesquieu. XI, 6, il potere giudiziario tanto era “tremendo tra gli uomini”, che sarebbe stato meglio scorporarlo interamente da un ambito professionale e renderlo “invisibile e nullo”. Questo per non avere “continuamente dei giudici davanti agli occhi” e si tema “la magistratura, non già i magistrati”. Ovviamente anche il testo citato di Montesquieu è parcellizzato ed extra contesto, ma state pur sicuri che il senso è esatto. Il modello di Montesquieu era la Roma restaurata di Silla, il potere politico e giudiziario in una sola persona. Si inventò la separazione dei poteri, solo quando il Parlamento tagliò la testa al Re d’Inghilterra e subito il barone si spaventò per il mostro evocato. La magistratura indipendente.
Domaine de Vizille Musée de la Révolution française








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