Confidare nel successo dell’Europa, qualunque cosa avvenga, è cosa buona e giusta. Sul Corriere della Sera di oggi l’ottimo Goffredo Buccini, prende carta e penna e ci spiega come rispetto a 50 anni fa l”Europa sia migliorata. Se vogliamo è persino migliorata rispetto al 1985, solo quarant’anni fa. Confidare che vi siano quindi riserve sufficienti sul piano morale e politico per andare avanti anche nei prossimi decenni, oltretutto siamo all’inizio del nuovo anno, si appoggia su una speranza quanto mai plausibile. Buccini ricorda Vaclav Havel, un grande europeo. D’altra parte, Thomas Mann che aveva vissuto una fase della sua vita nel nazionalismo più estremo prima di rinsavire improvvisamente e tragicamente, scriveva proprio nel Doctor Faustus, che la storia faceva dei salti. Un po’ dispiace per Buccini, perché anche se è onesto e lecito confidare nelle magnifiche sorti progressive del nostro continente, non si può affatto escludere un lungo e nuovo periodo di buio prima di poterle vedere riaccendersi.
Dovrebbe infatti essere evidente che appunto Havel appartiene ad un’epoca diversa della vita europea. Allora la Cecoslovacchia era ancora una e soprattutto non c’era un Robert Fico che ha preso il potere nell’altra metà di quella nazione che Havel voleva tenere unita. Come si ricorderà Havel era stato discriminato dal governo filosovietico della Repubblica ceca perché i suoi genitori erano accusati di collaborazionismo con i nazisti, infatti i cechi potevano aspirare a questo rango che li differenziava dagli slavi. Ciò non toglie che molti collaboratori del nazismo nell’est Europa non lo furono perché convinti nazionalsocialisti ma perché disperati anticomunisti. Costoro non avevano ben compreso i rapporti fra i due regimi. Mentre oggi non è possibile che Orban e lo stesso Fico abbiano dei dubbi su quale tipo di regime sia quello di Putin e pure scelgano di sostenerlo, così come l’Afd, domani potrebbe vincere le elezioni tedesche, equivochi il significato storico del nazionalsocialismo. Bisogna sperare che Buccini possa scrivere quello che ha scritto oggi il giorno dello spoglio in Germania, perché intanto occorre che Cdu, Fdp e Pse tengano la maggioranza dei seggi. Il successo di Marine le Pen in Francia potrebbe procurare una ferita gravissima alla costruzione europea e comunque la Francia dispone di tanti anticorpi. Se mai l’Afd vincesse in Germania, meglio non pensare a cosa possa avvenire per lo meno per i prossimi cinque anni.
Belle notizie dall’Italia, che invece a detta di Buccini, ha trovato una destra razionale in Giorgia Meloni. E qui fa piacere sapere che anche il Corriere della sera si inscrive al partito dei fan del presidente del Consiglio, dopo che la stessa ha ribadito, proprio per il settimanale della testata, di non voler mettere in discussione il simbolo della fiamma tricolore. Da notare che la questione non l’abbiamo aperta noi alla voce repubblicana, i cui nonni hanno combattuto la Repubblica sociale armi alla mano ed il fascismo in Spagna. La questione l’ha aperta il ministro del governo Meloni, onorevole Luca Ciriani. Buccini ci perdonerà se vedremo emergere in Italia una destra razionale e su cui l’Europa potrà contare, quando le idee di Ciriani prenderanno il posto di quelle della Meloni. Tutta l’Europa democratica è sorta e si è potuta sviluppare, contro questo simbolo esposto sulla effige di Fratelli d’Italia. La fiamma tricolore non è il simbolo impavido del fascismo, quello era la testa di morto, o il fascio littorio. È il simbolo del ricordo dell’asservimento al nazismo. Incredibile che ancora ci sia chi non se ne rende conto o peggio faccia finta di niente.
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