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Delusi senza essersi mai illusi

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
23 Settembre 2024
in L'editoriale
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Senza essere mai stati illusi dal governo, semmai piuttosto scettici, ecco una delusione profonda, tale da aumentare ulteriormente le distanze. Quasi tutta la politica del governo, a cominciare dal tormentone del Mes, passando per il mirabolante Piano Mattei, sino alla spaccatura del voto sulla Commissione Ue, si era dimostrata piuttosto deleteria ed inconcludente. La proposta di premierato, un guazzabuglio internale, la riforma della Giustizia, timida, la commissione sul covid, tardiva, l’autonomia differenziata, un peggioramento normativo. L’elenco potrebbe continuare con le discutibili personalità di ministri che polemizzano con i giochi olimpici o che sono passate all’onore delle cronache da fotoromanzo. Si salvava, senza vedere risultati economici eclatanti, lo sbandierato atlantismo, che di questi tempi è oro. Ancora fa piacere che il presidente del Consiglio mantenga buoni rapporti con l’Inghilterra, persino con il laburista Starmer, quando proprio non riesce ad averne di migliori con la Francia di Macron. Un capolavoro la relazione speciale con Biden. Il presidente del consiglio italiano appariva in perfetta sintonia con il presidente democratico statunitense. Non è poco..

Per lo meno sino al voto sulle restrizioni delle armi a Bruxelles. Il presidente del Consiglio deve essersi accorta dell’incongruenza, tanto da fare un’intervista al Corriere della Sera, per asserire di non aver innescato la marcia indietro. In effetti, ha proprio compiuto un testa coda. Meglio non darle allora le armi se non si possono usare. Il governo alimenta l’idea di resistenza in uno Stato che combatte per la sua sopravvivenza con false speranze. L’onorevole Meloni durante il G7 ha promesso addirittura gli himars che l’Italia avrebbe appena comprato con una spesa di 400 milioni. Solo che gli himars arriveranno in Italia nel 2027. Quando pensa l’onorevole Meloni di darli agli ucraini? E a che servono gli himars se non puoi colpire gli obiettivi fuori dal confine ucraino? Allora bastavano gli obsoleti Oto Melara, già i samp t sono inutili. Il confine con la Russia è a tredici chilometri dal fronte, i samp t, come gli himars servono solo se lo si supera.

Il riposizionamento italiano potrebbe spiegarsi con l’elezione del nuovo presidente statunitense. Come si legge quotidianamente, se vincesse Trump, vincerebbe anche Putin. In questo caso Conte avrebbe fatto benissimo a compiacere con una posizione pacifista e filo russa, il futuro presidente statunitense. Rimettiamo Conte presidente del Consiglio, perché appunto Conte era il pupillo di Trump. Meloni era la cocca di Biden. Come può pensare di riciclarsi agli occhi di una nuova presidenza statunitense? Conoscono poco le relazioni fra Usa ed Italia. Vince Trump e Meloni sarebbe nei guai, Trump abbraccerebbe Conte, your boy.

Poi non è affatto detto che Trump vinca. Gli ultimi sondaggi lo danno in difficoltà. Ieri era vecchio Biden, oggi è vecchio Trump. Soprattutto non si capisce come facciano ad essere convinti alla Farnesina e a Palazzo Chigi che Trump possa stravolgere la linea statunitense sull’Ucraina. Sono i repubblicani che hanno iniziato a sostenere l’Ucraina contro la presidenza Obama, quando erano i democratici i protettori di Putin. La politica estera statunitense non dipende solo dal presidente degli Stati Uniti. Risponde a soggetti istituzionali complessi e deve valutare gli impregni precedenti. Trump nel suo mandato ha subito rotto gli accordi con l’Iran sul nucleare, ma ha seguito alla lettera le politiche in Afghanistan del suo predecessore. Troppi i fattori condizionanti, più o meno gli stessi che si scorgono oggi in Ucraina. Perché mettersi ancora una volta di traverso all’Europa senza sapere cosa intendono fare gli Stati Uniti d’America? Ora l’Italia è vicinissima solo all’Ungheria di Orban, il che, si, in effetti farebbe la storia. Una storia penosa.

Galleria della presidenza del consiglio dei ministri

Tags: atlantsmoMes
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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