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Di cosa ha bisogno l’Ucraina

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
27 Febbraio 2024
in L'editoriale
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Il problema principale dell’Ucraina è la debolezza dell’Europa. Se l’Europa avesse un governo ed un esercito comune, non vi sarebbero stati i ritardi e le mancate promesse di rifornimenti che ha lamentato in questi giorni Zelensky. Bisogna pur capire il punto di vista statunitense, coerente con la sua impostazione secolare. L’America non ha nessuna intenzione di fare dell’Ucraina la potenza militare dell’area. Ci mancherebbe solo che armata l’Ucraina, quella con un colpo di Stato si ritrovasse schierata accanto a Putin. Per questo si cerca una strada attraverso le sanzioni, le quali hanno un effetto limitato e comunque a lungo termine, considerando i paesi canaglia che delle sanzioni non gliene importa assolutamente niente, in quanto sanzionati anche loro. Le sanzioni alla Russia hanno messo in piedi il cartello dei sanzionati, Russia, Iran e Corea del Nord. La Banca centrale russa considerando la prospettiva economica è disperata. Intanto sono disperati gli ucraini del Donbass sotto i bombardamenti.

L’ipotesi dell’invio di truppe che proviene dall’Eliseo è la logica conseguenza ad una situazione che non si riesce a sbrogliare. Se vuoi essere sicuro di non regalare armi al tuo prossimo nemico devi andare a combattere al suo posto. Le guerre per procura non pagano, la Francia ne ha fatto una in Libia e ha visto i risultati. Piuttosto l’esercito francese non vince una guerra del 1918. E l’Europa da settant’anni ha goduto di uno stato di pace tale che non potrebbe nemmeno volendo inviare un esercito nel carnaio ucraino dove i russi fucilano i prigionieri. Mettete poi che si costituisca un contingente di varie nazionalità. a chi si attribuisce il comando? Come saranno i coordinamenti? Poi ci sono le regole di ingaggio. Magari i parlamenti richiedono che le truppe rispondano al fuoco solo se attaccate, che l’intervento aereo possa avvenire solo se il nemico è a distanza di trecento metri e comunque vada autorizzato dal comando ucraino, esattamente come avvenne per gli americani in Afghanistan. Tutte condizioni sicure per un fallimento su larga scala. Infine ci sono le moglie e le madri, Protestano persino quelle russe, figurarsi quelle occidentali.

Se come è plausibile sarà necessario inviare delle truppe si possono solo inviare dei volontari, esattamente come avvenne in Spagna. Questa volta con il concorso diretto dei governi di provenienza per ciò che riguarda l’equipaggiamento e l’armamento. Una legione europea che venga costituita ed addestrata in tempi rapidi. L’impreparazione non è un ostacolo perché in questo momento i russi e gli ucraini che combattono sono altrettanto impreparati in quanto le truppe esperte sono già state decimate. Se il numero sarà scarso si può offrire la cittadinanza europea agli extracomunitari che sono disposti ad arruolarsi. Altrimenti bisognerà inviare degli specialisti delle varie nazionalità da mettere sotto un comando unificato e non è detto che questo aiuti perché gli specialisti possono ritenere che un impegno in Ucraina non li riguardi. A questo serve la propaganda russa a disaffezionare l’occidente da una causa che altrimenti sarebbe sacrosanta perché racconta del desiderio di indipendenza di un popolo.

Nessuno ha chiesto agli ucraini di opporsi ai russi, al contrario si era invitato il governo a scappare, eppure sono li che resistono e quando hanno detto che avrebbero resistito, gli si è risposto, vi aiutiamo. Si sperava che presa la prima clamorosa mazzata i russi diventassero ragionevoli, invece sono russi e sono persino peggiorati. A questo punto la partita è completamente riaperta. Possiamo dire agli ucraini, ci siamo sbagliati, vedetevela da voi, tanto siete bravissimi. Oppure piantarla con le chiacchiere e dare loro davvero una mano per chiudere la storia.

Tags: Macronsoldati
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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