I due mig 31 che hanno sorvolato lo spazio aereo estone sono probabilmente gli aerei più veloci al mondo, un capolavoro della tecnologia sovietica, elaborato nel 1970 ed entrato in servizio attivo, nel 1980. I prototipi impressionarono molto l’aeronautica statunitense che pensò subito a precedere il nuovo modello tale da renderlo obsoleto. L’ F16 progettato 4 anni dopo ed attivo due anni prima è stato la risposta occidentale all’aereo russo. Ovviamente l’F16 è molto più lento del rivale, cinquecento o seicento chilometri orari in meno, il che non ha nessuna importanza se non per i tempi di raggiungere un obiettivo e le possibilità di fuga. L’F16 è molto più maneggevole essendo il mig 31 dotato di motori enormi che ampliano la struttura del velivolo a dismisura rendendo l’intercettore inutile al combattimento con un mezzo più agile e duttile.
Questa è la ragione per cui i mig 31 sono usati con tanta parsimonia sui cieli dell’Ucraina. Anche se possono bombardare da una distanza che li mette al riparo dalla contraerea, i russi dovrebbero aver perso solo tre mig 31 in azione in Ucraina, un qualsiasi F16 li mette in fuga. Ora, gli aerei che si sono alzati in volo per spingere i mig 31 fuori dallo spazio aereo Nato, non erano f16, erano F35, un modello degli anni 2000 che rendono lo F16 un pezzo da museo. Mai gli aerei russi avessero ingaggiato un combattimento con gli F35, non avrebbero avuto scampo nemmeno nella fuga.
Quando sovietici ed americani iniziarono a discutere il Salt, gli accordi di disarmo del 1973, il vantaggio russo era nelle basi missilistiche al suolo. Sotto il profilo della tecnologia aerea, non c’era paragone ed il gap è aumentato. I russi possono fare la loro guerra aerea con successo solo su Aleppo. Già in Ucraina dopo tre anni non riescono a prendere la supremazia nei cieli, dove pure volano solo antiquati F16. Gli F35 si sono visti in azione in Iran. Quelli israeliani hanno spazzato via le difese russe in 48 ore.
Sulla base di uno scenario di guerra aerea è difficile prendere sul serio la minaccia rappresentata da Putin, anche se domani schierasse altri settecentomila soldati al fronte. Significherebbe che non riesce nemmeno a colmare tutti i vuoti. Putin in questi giorni è tornato ad indossare la mimetica come ai tempi di scuola al Kgb. Fa bene a farlo. Continua così e andrà pure lui al fronte. L’unico successo militare che può vantare è quello dell’impiego del droni che finora si è rivelato efficace. In pratica, se la Russia ancora combatte lo deve ai droni, non alle sue armi da museo. I droni cambiano completamente lo scenario bellico, quando qui da noi sentiamo ragionamenti da guerre napoleoniche e si pensa alla leva di popolo. Nessuno che si chieda di quante truppe dispone l’Ucraina. Eppure dovrebbe essere ovvio che le forze ucraine potrebbero anche essere un terzo di quelle russe, forse persino meno. Invece gli ucraini impiegano i droni da prima dei russi e hanno mostrato e continuano a mostrare maggiori capacità dal momento che oramai la Russia è sotto attacco dal Kursk alla Siberia. Gli ucraini continuano a colpire le raffinerie di petrolio in Russia e questo fa molto peggio delle sanzioni che l’Unione europea vuole adottare in attesa di smettere di acquistare il petrolio russo.
In Italia dopo i geopolitici di successo intenti a spiegare l’inarrestabilità dell’esercito russo che dopo più di tre anni non riesce a conquistare Zhaporizha, sono comparsi gli stregoni. Escono dalla tenda in cui vivono per lanciare anatemi. Cosa potrebbe succedere, pazzi che siamo, se cadesse l’impero russo? Quale disastro si consumerebbe in quella regione? Oddio, dipenderebbe da come Putin cade. Se implode come è avvenuto in Libia, o se viene spinto via da una presenza militare terza. La Libia non è proprio un paragone adatto dal momento che la federazione russa non è composta da tribù che si odiano fra loro, piuttosto sono capaci di cooperare. Più va avanti la guerra, più l’Ucraina è destinata a perdere altro territorio, questa la profezia sgangherata di chi legge nel fuoco. Al contrario, più va avanti la guerra più la Russia dimostra di essere costretta ai diversivi per spostare l’attenzione dal suo fallimento. Stesse vincendo la guerra, Putin non si metterebbe a rischiare in Estonia. Filerebbe dritto sino a Kyiv per cacciare Zelensky. Invece già è ridotto in mezzo ai suoi generali con la divisa di un soldatino a studiare le mappe. Meno male che l’unico problema dell’Ucraina era prenotare un tavolo al ristorante.
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