Anche se l’ipocrisia e l’affettazione sono generi piuttosto comuni, è perfettamente plausibile, come ha detto il presidente del consiglio in una intervista alla rete uno della rai in prima serata, che l’Italia abbia estimatori più fuori dai nostri confini che al suo interno. Un motivo in più per non deluderli con una manovra finanziaria che al momento lascia più elementi di sconcerto. Un solo aspetto di quanto si sta decidendo in queste ore tormentate risulta chiaro, ovvero la volontà da parte della maggioranza di farla finita con un reddito di cittadinanza che rappresenta una forma involutiva della vita socio economica del paese. Anche se ancora non è chiaro quale sia la forma di welfare che occorrerà pur far subentrare, l’ aver individuato nel reddito una remora profonda da eliminare e che mai si sarebbe dovuta introdurre in una repubblica che si fonda sullo sviluppo sociale ed economico del Paese, è un pregio che si deve riconoscere al governo.
Un altro pregio, evidente nella conversazione di ieri sera è la ferma determinazione a sostegno della difesa dell’Ucraina. Il presidente del Consiglio ha infatti spiegato esaurientemente che la pace si ottiene solo se c’è un equilibrio delle forze in campo, e che l’occidente ha contribuito a spostare l’equilibrio militare del conflitto in modo che sia l’Ucraina a dettare le condizioni di pace e non eventualmente a riceverle. Questo aspetto va riconosciuto al governo è per ora il suo punto di forza in quanto il precedente presidente del Consiglio, Mario Draghi, che per prima aveva adottato ed imposto la medesima visione, non aveva gli strumenti politici per trattenere una maggioranza che si era data un compito diverso e slittava pericolosamente davanti ad una minaccia di questa portata al cuore dell’Europa democratica. L’attuale presidente del Consiglio può invece tenere in riga perfettamente la sua maggioranza, anche perché esclude l’elemento più perturbativo e fino a che riesce in questo, molti aspetti discutibili e controversi della sua visione passano in secondo piano, anche se non possono essere dimenticati.
Sull’immigrazione e sul Mes, l’onorevole Meloni è molto poco convincente. Sull’immigrazione il presidente del Consiglio ha ovviamente delle ragioni dalla sua che fa benissimo a porre e a difendere, ma è grave non distinguere fra accoglienza ed assistenza. Sembrerebbe quasi di capire che l’onorevole Meloni tenda a considerare i migranti economici come soggetti indesiderati e abbandonabili. Che l’Italia non debba essere la sola ad accollarsi tutti i disperati che le si rivolgono, è un conto, che l’Italia scelga di voltare gli occhi da un’altra parte, uno completamente diverso. La posizione spagnola che il presidente del consiglio ha caldeggiato come modello di riferimento, ovvero accogliere solo le domande per il rifugio politico alla fonte, è semplicemente irrealistica come lo era la strampalata idea del blocco navale. La Spagna infatti non si affida ai consolati ma alla Guardia Civil.
Sul Mes non ci permettiamo di voler contraddire le convinzioni dell’onorevole Meloni, ci mancherebbe ma altresì ci teniamo le nostre. D’altra parte lei stessa si rende perfettamente conto che se tutti i paesi sottoscrivono il Mes, anche se scelgono di non adottarlo, si pone un problema procedurale senza la ratifica dell’Italia. Per cui se la ratifica non impone l’obbligo, perché l’Italia deve distinguersi dagli altri paesi membri?
Non vorremmo che nei prossimi viaggi all’estero il presidente del consiglio trovi meno estimatori di quanti ne ha incontrati finora, magari a causa di una decisione impropria e compromettente, o peggio di una mancanza di saper decidere.
galleria fotografica della presidenza del Consiglio







