“Democrazia parlamentare significa che il parlamento decide, che il Parlamento è centrale. Dov’è la democrazia se il Parlamento non può discutere la Legge di bilancio, che è la prima prerogativa dei parlamenti dalla fine delle monarchie assolute?”. Queste sono le parole dell’onorevole Meloni citate dall’onorevole Boschi in occasione della fiducia sulla legge di bilancio. “Avete fatto quello che ha fatto Conte”, ha concluso il suo intervento l’onorevole Boschi in maniera di sicuro effetto, peccato che Conte all’epoca fosse anche sostenuto dall’onorevole Boschi. Quando l’onorevole Meloni dai banchi dell’opposizione e forte di un misero 4 per cento datogli dalle urne, fece la sua requisitoria a favore della democrazia parlamentare, le attuali opposizioni erano la maggioranza di governo e non rimasero particolarmente impressionate. È vero che il partito dell’onorevole Boschi ritirò poi i suoi ministri da quel governo sollevando la questione costituzionale, ma intanto rimase un altro anno indifferente agli argomenti dell’onorevole Meloni. Un anno perso.
La democrazia parlamentare è questione molto complessa. Si fonda su un principio di rappresentanza, concetto ancora più complesso, dal tempo dell’antica Roma. Nella storia europea contemporanea la democrazia parlamentare è stata spesso accusata di ritardare o inficiare il principio dell’efficienza del governo. Di questi temi il capo del partito dell’onorevole Boschi è un esperto, tanto da aver proposto a suo tempo una riforma costituzionale utile ad eliminare il bipolarismo perfetto. Sotto un profilo di tecnica costituzionale anche l’abolizione di una seconda camera può colpire il principio della rappresentanza. La Prima repubblica francese ne conta una soltanto, la Seconda raccomanda il senato a garanzia delle decisioni prese dalla camera e coloro che volevano il Senato a garanzia, Sieyès e Luciano Bonaparte, fecero il colpo di Stato di Brumaio. Tanto per avere un’idea della materia.
Il giudizio sulla democrazia parlamentare dipende sempre dalle scelte politiche contingenti, non necessariamente dalla dottrina. Un voto di fiducia nel caso di un maxi emendamento o altro, non necessariamente va a detrimento della rappresentanza ed essa può esistere sia con il monocameralismo che con il bicameralismo come non esistere nonostante entrambi. Il Senato di Roma non rappresentava il popolo di Roma, ma solo i senatori eletti. I tribuni della plebe che rappresentavano il popolo, non disponevano di una camera di rappresentanza. Nella Repubblica italiana, costituzionalmente bicamerale ed in cui il principio di rappresentanza è ineludibile, “la sovranità appartiene al popolo”, articolo 1, si consiglia di limitare il voto di fiducia di cui pure si è sempre più fatto spesso un largo consumo.
L’onorevole Boschi ci ha dunque ricordato che l’onorevole Meloni aveva ragione, tre anni fa, a porre in dubbio una corretta procedura della democrazia rappresentativa, che pure venne perpetrata per oltre un intero anno. Perché allora mai il governo dell’onorevole Meloni, regolarmente eletto, espressione della maggioranza degli italiani, in aumento nei consensi, non potrebbe per ragioni meramente politiche ripercorrere un precedente allora sostenuto dalla stessa onorevole Boschi e promosso da un governo posticcio come quello Conte Pd, Italia viva? Un regalo di Natale in anticipo.






