Dispiace per il presidente Trump, tutte le obiezioni mosse sul programma atomico iraniano sono più che lecite. Senza volerlo Donald si è infilato in una situazione irachena a rovescio. Così come non c’era la pistola fumante che accusava Saddam Hussein, non c’è la prova che l’atomica di Khamenei sia andata in fumo. Prima che l’America si decidesse ad invadere l’Iraq scienziati iracheni rifugiati denunziavano i laboratori mobili nel deserto con cui Saddam allestiva armi di distruzione di massa. Le truppe americane si sono messe a dissodare la regione palmo a palmo senza trovare niente di rilevante. Poi vai a sapere quali fossero queste cosiddette armi di distruzione di massa. Non si fosse eliminato Saddam che quando era al potere non collaborava, al contrario e occupato il paese, il dubbio sarebbe rimasto.
La situazione oggi in Iran con Khamenei è pure peggiore. Intanto per le dimensioni dell’Iran, più del doppio dell’Iraq, poi perché, chi l’ha detto che non ci siano dei siti di cui nessuno si sia mai accorto o che semplicemente, come si sostiene, che l’uranio arricchito sia stato spostato in altre sedi idonee e del tutto ignote. Magari l’Iran è pieno di scienziati straordinari, oppure di bluff dei giocatori d’azzardo. Se tutte le aziende europee impegnate nel paese dessero qualche ragguaglio, sarebbe utile. Interroghiamo almeno i tecnici dell’Ansaldo.
Trump si è subito preoccupato di dichiarare di non volere un cambio di regime in Iran e si capisce perfettamente, perché non ha nessuna intenzione di passare per colui che destabilizza l’ordine mondiale. Vorrebbe invece che gli si riconoscesse la patente di chi combatte la minaccia nucleare, un progetto molto più ambizioso, dove tutti vanno d’accordo con tutti. Qualsiasi nazione può perseguire la realizzazione della bomba atomica, indipendentemente dal governo che si ritrova. Khamenei, passasse la mano potrebbe, avere al suo posto qualcuno più determinato di lui e persino più abile. La società iraniana ha mille facce e non tutte rassicuranti. Se non la controlli, vai a sapere cosa succede.
Israele ha puntato esplicitamente ad indebolire il regime, magari per parcellizzarlo e questa potrebbe anche essere una soluzione. Resta il rischio di ritrovarsi un’altra pace libica. L’America la dichiara, l’Iran non se ne accorge ed Israele deve riprendere, quello che il cancelliere Merz, chiama un lavoro sporco. Di buono c’è solo la forza militare mostrata in questa occasione, quella che ha spazzato via le difese iraniane, lanciando un monito ai russi che sono rimasti paralizzati. Auguri ha detto Putin all’ambasciatore iraniano a Mosca, mentre i cinesi hanno fatto saper di aver aumentato la loro produzione missilistica. Ne potrebbero aver davvero bisogno.
Per uscire da questa impasse bisogna solo incrociare le dita e sperare che Trump non abbia fatto peggio di Obama. Obama bombardata la Libia, non ce n’era più alcun motivo, e cacciato Gheddafi ha lasciato che quella regione andasse alla deriva. Per evitare che lo stesso possa avvenire in Iran, bisogna avere pronta una soluzione di governo alternativa. Se l’opposizione iraniana alza la testa e depone finalmente gli islamisti, le polemiche di oggi saranno superate e tanto meglio. Altrimenti, finisce che bisognerà riprendere i bombardamenti e persino pensare alle truppe sul campo. Trump vince sicuro, ma addio Nobel per la pace.
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