La Russia non era in grado di fare la guerra atomica nel 1963 quando aveva un arsenale, almeno teoricamente, competitivo con quello statunitense e soprattutto disponeva di basi militari più avanzate di quelle di cui dispone ora. Priva comunque di un appoggio in America latina, Crusciov che era pur sempre stato educato alla scuola del realismo socialista e poi Breznev, sapevano che era del tutto inutile procedere sulla linea del conflitto, non solo perché la guerra atomica missilistica non l’aveva fatta ancora nessuno, quindi si rischiava di trovarsi come Hitler con le V2 che gli cadevano in testa, ma proprio perché anche riuscendo a colpire l’occidente, da New York a Sidney, l’Unione sovietica non sarebbe mai riuscita a distruggerlo, quando, colpisci Mosca e Pietroburgo e la Russia cessa di esistere. La guerra atomica è una questione geografica prima che tecnica militare e la Russia era in svantaggio quando disponeva della Polonia e della Germania est. La distensione nacque su questo presupposto e così la perestrojka. A meno di trent’anni dal rischio dello scontro atomico nel mar dei Caraibi, l’Unione sovietica aveva perso ulteriori posizioni ad ovest senza conquistarne ad est. Persino il Vietnam era finito nell’orbita statunitense.
“La dissoluzione dell’Urss fu la più grande tragedia del ‘900” questo disse Putin che appena divenuto presidente volle recuperare la flotta sommergibilista, umiliata dall’esperienza del K19, andato in avaria nel pieno di una esercitazione nell’atlantico. Senza sommergibili come poter mettere in imbarazzo un mondo occidentale che appariva trionfante? Ecco il solenne varo del Kurks. Doveva essere il più grande battello atomico sottomarino ed andò a fondo nel giro di 24 ore. Passati vent’anni, Putin assicurò che la marina russa era comunque invincibile e vantava di aver schierato cinque portaerei nel mar Nero, dove pure in due anni ha perso venti navi di ogni possibile tonnellaggio. Adesso sono iniziati ad andare giù gli aerei. La Russia non è in grado di fare una guerra convenzionale contro un paese privo di un’autentica potenza militare come l’Ucraina, altro che una guerra nucleare. La guerra di Putin è quella delle cannoniere nel Corno d’Africa, ti bombardo dal mare perché non mi arrischio ad entrare nella foresta. Se c’è uno che dovrebbe battere bandiera bianca è Putin e questo dal momento nel quale non è riuscito ad entrare a Kyiv in un mese. Stalin perse undici milioni di russi nella guerra contro la Germania e probabilmente Putin pensa di poter fare altrettanto. Ma Stalin aveva l’appoggio degli Stati Uniti che lo sostennero fino in fondo, la Cina e l’Iran non possono fornire alla Russia quello stesso supporto nemmeno volendo. Anche perché, Putin non se ne è accorto, con la sua aggressione è riuscito a mobilitare contro di se due nuovi Stati confinanti, la Finlandia e la Svezia che hanno rappresentato un cruccio per l’Impero russo quando pure non doveva sprecare truppe in Ucraina. In due anni di conflitto la situazione politica militare di Putin è peggiorata rispetto al 2022 e lui rilancia come il disperato giocatore del romanzo di Dostoevskij. In verità è descritto meglio dalla vedova Navalny, come un gangster ed un capo mafia.
L’arma di Putin è la paura di un mondo occidentale che non combatte dal 1945 e come è comprensibile non ha nessuna voglia di tornare a farlo, soprattutto per una questione che in verità concerne gli equilibri dell’Europa orientale di cui si è sempre guardato bene di occuparsi. Già ci si chiedeva se valesse la pena di morire per Danzica, figurarsi per Odessa. Nemmeno con Odessa la Russia è mai stato un particolare problema per l’occidente. In termini geopolitici il mondo occidentale dovrebbe preoccuparsi se la Russia attaccasse Malta. Per questo Putin ostenta tanta cinica sfrontatezza e trova persino dei sostenitori dalle nostre parti, cosa ci importa dei cosacchi. Attenzione solo a pigiare sui sentimenti più riposti. Macron già parla apertamente di codardia. Non siate codardi ha detto, e Macron è il presidente di una nazione in cui per primi si pronunciò la parola “audacia”. Quella semplice parola provocò un incendio in Europa. Mai credere che quell’incendio lontano si sia spento o non possa ridestarsi. Da quel falò nacque la democrazia moderna, qualcosa con cui la Russia ha sempre avuto poco o nulla a che fare.






