Ieri notte Jammu è sprofondata in pochi secondi nell’oscurità colpita dall’artiglieria pakistana. Jammu è una città di mezzo milione di abitanti di un distretto omonimo in prossimità del Kashmir che ne conta più di un milione. L’eccezionalità della concentrazione mediatica di queste settimane sulle vicende vaticane, potrebbe essere oscurata con la stessa rapidità del capoluogo indiano. Basterebbe un’esplosione nucleare, perché disgraziatamente, proprio mentre si festeggia il nuovo papa, India e Pakistan sono tornate in guerra e dispongono entrambe di armi atomiche. Il nuovo pontefice sarà pure la miglior coscienza del mondo, l’esempio morale a cui rivolgere una civiltà democratica perduta e persino rappresentare la profonda rigenerazione spirituale dell’occidente. Tanto si è letto, sarà vero. Disgraziatamente, tutto questo solo dalla nostra parte del mondo, due miliardi e mezzo di persone di fede cristiana, un po’ più della metà di queste, cattoliche. Gli altri cinque miliardi e mezzo, non sono né cristiani, né cattolici. Quasi due miliardi si trovano proprio tra India e Pakistan dove i cristiani, in genere, quando ne abbiamo notizia, vengono bruciati vivi.
Purtroppo le conoscenze comunemente disponibili sulla crisi di questi due pasi sono tali, che in Italia si parla più volentieri delle prospettive future della Santa Romana Chiesa. La quale poco o nulla è riuscita a fare per fermare la crisi Ucraina, dove pure conta correlazioni con la Chiesa ortodossa. Nemmeno è stata ascoltata nel vicino Medio oriete, dove nel dramma di Gaza sono coinvolte religioni sorelle. Figurarsi il peso che potrà avere il papa sull’India. La quale ha preso malissimo gli attentati terroristici subiti dal movimento islamico, che pure sono poca cosa rispetto a quelli dell’8 settembre. Il consiglio di difesa indiano, però non pensa necessariamente ad un’invasione del territorio pakistano, ad un’operazione di larga scala di trasferimento della popolazione da cui parte la minaccia nei suoi confronti. Per la propria sicurezza sta valutando l’opzione atomica, esattamente come ha già minacciato Islamabad.
Altro che il buon papa. Qui bisogna sperare in quel degenerato di Trump che l’America conta ancora qualche relazione soprattutto in Pakistan per abbassare la tensione. Anche la Cina ha qualche influenza nella Regione. La situazione internazionale, per evitare una tragedia di proporzioni di cui evidentemente non ci si rende conto, richiederebbe un gabinetto permanente sino americano. Xi e Trump insieme potrebbero offrire delle garanzie negoziali, mentre la mancanza di collaborazione fra queste due potenze può rivelarsi disastrosa per la stabilità di tutta l’area. Mai esplodesse una atomica in Pakistan, meglio non pensare alle reazioni nel mondo arabo. Non c’è nessun segnale che l’America ne sia consapevole, anche li pensano al papa. Mentre la Cina è comunque un passo indietro, tutta protesa su Mosca. Solo che le possibilità di una guerra nucleare in Ucraina sono remote, non perché lo dice Putin, ma perché se la Russia attaccasse con le atomiche l’Ucraina non potrebbe più entrarci per vent’anni. L’Ucraina ha cinquanta milioni di abitanti, il Pakistan più dit trecento milioni. La Russia supera i cento, l’India il miliardo. Mentre Europa e Russia decrescono di popolazione, India e Pakistan, continuano ad aumentare costantemente. Ma né Pakistan, né India hanno interesse ai territori dei reciproci Stati confinanti, esclusi quelli contesi. Sulla base delle distanze, l’arma nucleare è un’opzione realistica.
Sarebbe un atroce scherzo della divina provvidenza. Proprio mentre si sta a celebrare le magnifiche sorti progressive della nuova chiesa trionfante di Leone quello che è, l’altra metà del mondo scompare di colpo, perché nessuno sa gestire la criticità della situazione. Questo a tutti gli effetti si può chiedere al buon pastore che augura la pace. Preghi per i governanti di Delhi e di Islamabad, un po’ come fa il segretario di Stato statunitense Rubio che li invita alla prudenza.
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