Oronzo Martucci è l’autore dell’articolo che pubblichiamo di seguito.
Per anni, per molti anni gli ambientalisti hanno contestato e avversato, non solo in Puglia, ogni progetto di sviluppo industriale, sottolineando la necessità di puntare su un nuovo modello capace di valorizzare investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale e paesaggistico e di preservare la storia del territorio. Il turismo appariva come la nuova frontiera. Anche quella frontiera sembra tramontata e tutti i movimenti del no risultano ora schierati senza se e senza ma contro la nascita di nuovi resort, soprattutto se sono finanziati da investitori esteri, ancor più se israeliani, e se quegli investitori per accorciare i tempi di realizzazione dell’investimento utilizzano il percorso della Zes (Zona economica speciale). Nelle ultime settimane il fronte del no è risultato compatto nel contestare in particolare la realizzazione del resort extralusso che il gruppo israeliano Omnam vuole realizzare in locata Mogale, sulla costa di Ostuni, e che entrerà a far parte della catena alberghiera globale Four Season . Per gli ambientalisti locali e per tanti politici nazionali si tratta di una grande speculazione edilizia compiuta in un’area rurale nella quale vi sono emergenze architettoniche e storiche da salvaguardare. Di più: la speculazione impedirà l’utilizzo di un tratto di spiaggia libera, come è già accaduto 50 anni fa con la nascita dell’ex villaggio Valtur e del villaggio internazionale di Rosa Marina .
La contestazione di Mogale (accentuata dal controllo israeliano di Omnam) va di pari passo con quella di altre strutture previste a Costa Ripagnola (sud Barese) a Costa Merlata di Ostuni (gruppo inglese Reuben Brothers) in località La Maviglia di Maruggio, a Carovigno ed altre ancora, tutte accomunate dalla procedura Zes. L’Autorizzazione Zes non annulla o elimina i vincoli ambientali, in ogni caso, tant’è che il resort di Mogale è fermo in Regione per essere sottoposto alla Via (Valutazione di impatto ambientale). Ma una procedura nata per semplificare e sburocratizzare viene ora additata come causa di tutti i mali. I sostenitori del no si dicono contrari a ogni tipo di colonizzazione e aggiungono che i redditi prodotti dal turismo sono bassi, perché la mano d’opera occupata è composta in grande quantità dai camerieri e anche con la destagionalizzazione quelle strutture alberghiere difficilmente possono garantire una occupazione superiore a 6/7 mesi all’anno. Si tratta di una verità acclarata: il pil pro capite dei residenti a San Pancrazio Salentino è superiore a quello dei residenti a Fasano, città al top in Puglia per l’ospitalità a 5 stelle. E’ vero però che solo il turismo di qualità può permettere, se governato, la salvaguardia ambientale e la crescita dei territori. Ma qui entrano in ballo la responsabilità e la lungimiranza degli amministratori locali ai quali spetta il compito di ottenere vantaggi per i residenti come contropartita degli investimenti immobiliari. Ma, si sa, responsabilità e lungimiranza spesso mancano. La Puglia, dopo aver investito negli ultimi 20 anni milioni di euro per costruire un brand riconoscibile in tutto il mondo dà l’idea di voler cambiare strada: niente investimenti turistici, dopo aver detto no allo sviluppo industriale. L’assessore regionale all’Urbanistica, Marina Leuzzi, è stata la prima a pronunciarsi chiaramente contro la Zes turismo se essa stravolge la pianificazione territoriale ed esautora le amministrazioni locali nella fase decisionale. Non ricorda però che la Zes è nata proprio perché le amministrazioni locali impiegano anni prima di arrivare a pronunciarsi su un investimento turistico o industriale.
Il presidente Antonio Decaro che gestisce anche la delega al turismo si ritrova spesso a parlare di mare democratico e di spiagge libere. Si pensava che fosse un modo per guadagnare consensi. Ora anche lui è pronto a sostenere dinanzi al Tar le ragioni degli ambientalisti e a contrastare l’autorizzazione Zes di Mogale se il progetto non rispetta la pianificazione territoriale, non è collegato a una chiara variante e a un progetto di sviluppo. Ne consegue che gli investimenti previsti con le autorizzazioni Zes nel settore turistico verranno di fatto bloccati o messi in discussione dalla Regione non solo a Mogale. Il brand Puglia? Gli investimenti che la Regione ha compiuto nel corso di un quarto di secolo per costruire un brand riconoscibile e un turismo di qualità? In attesa che qualcuno decida che fare continueranno a proliferare case vacanza e B&B. Con più lavoro nero e meno pil pro capite. Però, Decaro non è solo populismo (mare democratico e spiagge libere) esa caratterizzarsi come politico e soprattutto amministratore. Il no alle autorizzazioni Zes turismo vanno iscritte in un disegno di confronto-contrapposizione con il governo nazionale che serve a far valere le ragioni della Puglia non solo nel decidere i grandi investimenti turistico-immobiliari. Infatti il presidente della Regione si sta caratterizzando nel chiedere più risorse per la sanità. Il disavanzo di 349 milioni di euro del2025 (che ha provocato l’aumento dell’Irpef regionale) non è solo conseguenza di sprechi ma di un trasferimento di risorse dal fondo nazionale di circa l’1,4 per cento all’anno a fronte di una crescita dei costi complessivi del 4 per cento (provocati da inflazione, spese di gestione e applicazioni contrattuali). Stesso discorso vale nella battaglia intrapresa per evitare che l’autonomia differenziata si realizzi a discapito delle
Regioni del Sud. Insomma Decaro ha un piano che non è solo populismo. Si vedrà in corso di legislatura se i suoi no serviranno alla Puglia o non si ritroverà a caratterizzarsi (solo) per il populismo.
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