“Siamo quelli che la razza, il clima, il luogo, la storia, hanno voluto che fossimo”, Giustino Fortunato
Bisogna riconoscere al presidente del Consiglio la pelle anfibia. Tutto le scivola addosso. Non ci sono soldi per le pensioni? Colpa del Superbonus. Crisi alla Cultura? Riguarda il ministro Melandri. Oggettivamente questo è un capolavoro. I giudici si oppongono al governo? Sono comunisti. Questo magari meno. Quando il compiacente direttore de il Tempo, già avviato alle direzioni Rai, le ha chiesto se ha fatto qualcosa che non rifarebbe, l’onorevole, Meloni ha risposto impassibile, dovessi rifare qualcosa, non l’avrei fatta. Con un carattere simile bisogna azzeccarle davvero tutte, altrimenti, se schianti, servirà un cucchiaino.
Per quanto si sia mostrata abilissima nel confronto con la magistratura, il presidente del Consiglio sta commettendo un’ imprudenza, tanto che il capo dello Stato è dovuto intervenire per garantire il rispetto delle istituzioni nazionali. Ricordare, come hanno fatto ministri del governo, che la magistratura non è eletta non significa un bel niente. Infatti è la Costituzione che pretende la magistratura autonoma. Il governo cambiasse la Costituzione fino in fondo, oppure l’abolisse, dal momento che la concezione del diritto di questo governo, a contrario di quello che dice il presidente del Consiglio, non coincide con quello internazionale in niente. Il diritto internazionale, secondo il governo Meloni, si fonda sul presupposto che quello nazionale è prioritario. Lo dimostra il decreto sui paesi sicuri, quando sarebbe bastato un semplice ricorso. Il governo dopo il decreto ha presentato il ricorso e questo è del tutto inutile. Che poi anche il decreto sia inutile, la magistratura continuerà a riferirsi alle direttive europee, questo è un nuovo capitolo della vita del governo. Ovvero, quello dello scontro permanente aperto con la magistratura. E se l’argomento del governo è la politicizzazione della magistratura, lo stesso di Berlusconi, la magistratura ne ha uno diverso e migliore, non più quello del governo corrotto, questo va dimostrato e Berlusconi nell’attesa è morto e la procura ancora lo porta a processo. Qui la musica è cambiata e più dolce, i confini dell’Italia sono quelli dell’Europa. Una tesi indiscutibile, a meno che il governo Meloni voglia lasciare l’Europa.
In ogni caso il ministro Nordio è già riuscito a ritagliarsi un ruolo speciale, quello del magistrato convinto della priorità della politica. Ha ragione da vendere, infatti nella commissione europea, il partito socialista è pronto a sfiduciare von der Layen se consentirà all’Italia di far vivere lo Stalag albanese, quando Renew Europa ritiene questa scelta del governo italiano semplicemente indecente ed immorale. Il partito popolare non si è pronunciato, ma per lui ha già parlato la Chiesa cattolica. Persino Marine Le Pen è scettica. L’esperienza coloniale francese si è conclusa nel 1962 con uno smacco, ma i bagni penali extraconfine furono smantellati già dieci anni prima. L’Italia pensa di tornare ad edificarli novant’anni dopo. A sentire il presidente Meloni, quello albanese sarà presto attivo e ne saranno costruiti altri. L’onorevole Meloni dovrà fondare un impero, perché il povero presidente Berisha, ha già messo le mani avanti. Non vuole ospitare più di tremila migranti sul suo territorio. La prossima mossa del governo Meloni sarà l’invasione dell’Albania.
A Montecitorio si è svolto un simpatico siparietto con l’onorevole Fratoianni che nel question time dell’altro giorno ha chiesto al ministro Ciriani, quanto sia costato lo scherzetto di andare su e giù per l’Adriatico con navi da guerra per trascinare pochi poveracci. La domanda a cui il ministro ha badato di non rispondere, ha un senso ovviamente, in quanto bisognerà poi vedere cosa un governo già costretto a raschiare il fondo del barile, potrà permettersi di spendere per il trasferimento di migliaia di migranti. Poi i soldi, si possono sempre trovare. La decenza per cui degli esseri umani vengano presi per pacchi postali, è persa. Questo supremo disprezzo verso la razza umana da parte del governo Meloni, si scontra con quello della civiltà dell’Europa democratica uscita dal fascismo. Una questione politica, appunto, non giuridica, di primissimo piano, della cui portata il governo non si è ancora accorto.
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