Il PRI nel cosiddetto Campo Largo amministra importanti realtà locali e sostiene governi regionali, a partire dall’Emilia-Romagna. Per questo l’’editoriale odierno di Stefano Folli su La Repubblica dal titolo “Israele-Iran: con chi sta il Campo Largo?” mi spinge a chiarire la posizione dei repubblicani in modo netto e coerente con i valori dell’Occidente liberale, democratico e pluralista.
E allora nel merito, senza alcuna ambiguità e in sintonia col partito nazionale, il PRI dell’Emilia-Romagna sta con Israele perché è innegabile che Israele sia parte dell’Occidente e dei suoi valori. Da decenni valori come la democrazia parlamentare, il rispetto dei diritti civili, la libertà religiosa e di espressione, lo Stato di diritto, vengono difesi da Israele nel Medio Oriente, il contesto più instabile e minaccioso del pianeta.
Tuttavia, difendere Israele non significa rinunciare al dovere della critica verso l’operato del suo attuale governo
. La gestione del conflitto a Gaza da parte del premier Netanyahu ha suscitato perplessità crescenti anche tra i più convinti sostenitori di Israele: le distruzioni indiscriminate, l’ostruzione agli aiuti umanitari, la negazione sistematica di risorse essenziali alla popolazione civile sono atti gravi che ledono i principi fondamentali del diritto internazionale e mettono a rischio l’autorevolezza morale dello stesso Stato ebraico.
Per questo deve essere affermato con chiarezza che criticare un governo non equivale a condannare uno Stato, né un popolo.
Questa distinzione è fondamentale e va ribadita con forza, proprio per contrastare ogni deriva antisemita o ogni tentativo di criminalizzare l’intera società israeliana.
Al contrario, molti cittadini di Israele (giornalisti, attivisti, intellettuali, ex militari) stanno opponendosi con coraggio alle scelte del governo, e questo dissenso interno dimostra la vitalità democratica del paese Israele non è Netanyahu ma è anche e soprattutto chi manifesta a Tel Aviv per la pace, chi soccorre i feriti sotto le bombe, chi denuncia le violazioni, chi non rinuncia alla convivenza. Ed è per questo che Israele resta un punto cardinale dell’Occidente democratico.
È del tutto legittimo condannare con forza l’inaccettabile gestione del conflitto a Gaza da parte del governo Netanyahu lle sofferenze dei civili palestinesi e l’uso sproporzionato della forza ma questo non può e non deve portare a confondere Israele con Hamas o con altri attori violenti e illiberali dell’area, sostenuti e armati dalla teocrazia di Teheran.
Per questo oggi le azioni israeliane contro obiettivi iraniani ci chiamano a scelte di campo chiare e senza ambiguità. Oggi, infatti, ci troviamo davanti a una sfida epocale dove l’Iran degli Ayatollah non è solo un pericolo per Israele ma per l’intero equilibrio internazionale. È un regime che calpesta quotidianamente i diritti umani, opprime le donne, perseguita dissidenti e minoranze religiose, nega la Shoah e finanzia organizzazioni terroristiche.
In questo contesto, non si può rimanere neutrali o ambigui Questa realtà ci impone di riconoscere una minaccia più vasta, come ha ben sottolineato Folli: un’arma nucleare nelle mani del regime teocratico iraniano rappresenta un rischio esistenziale non solo per Israele ma per l’intera comunità internazionale.
In questo contesto, non possiamo che condividere le parole del Cancelliere tedesco Merz: “Israele sta facendo il lavoro sporco anche per noi” È un’affermazione dura, al limite della volgarità, ma purtroppo drammaticamente vera perché esprime con crudezza una realtà strategica che chiunque si senta sinceramente antifascista e democratico dovrebbe comprendere: non si può restare neutrali o equidistanti tra una democrazia occidentale e un regime oscurantista e totalitario.
Per questo, noi Repubblicani riteniamo fuori dal tempo, e politicamente miope, una certa narrazione che, anche in certa sinistra, continua a presentare Israele come il “male assoluto”, ignorando la portata della sfida globale che stiamo affrontando. Si può e si deve criticare Netanyahu senza per questo indebolire o sospendere l’alleanza tra democrazie. E per questo motivo, come Repubblicani nel Campo Largo, continueremo a ribadire una posizione ferma: stare con Israele, ma pretendere da ogni alleato il rispetto dei diritti umani
.Solo così il fronte democratico può restare credibile e solido. Il Campo Largo, se vuole parlare a tutto l’elettorato progressista e riformista, deve ancorarsi ai valori universali della democrazia, della libertà e della dignità umana.
E deve saper riconoscere quando è il momento di difendere l’Occidente anche davanti a scelte difficili. In questo senso il Campo Largo può essere credibile solo se è chiaro nei principi fondamentali: stare dalla parte dell’Occidente, della democrazia e dei diritti umani
.Questo significa anche riconoscere che Israele è oggi in prima linea nella difesa di quei valori. Come Repubblicani, continueremo a portare questa voce nelle amministrazioni, nelle Regioni e nelle alleanze civico-riformiste. Perché non c’è progresso senza libertà, non c’è pace senza verità, non c’è equità senza sicurezza.
Perché come diceva George Orwell “La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Se ciò è garantito, tutto il resto segue.”
Per questo, noi Repubblicani riteniamo fuori dal tempo, e politicamente miope, una certa narrazione che,
anche in certa sinistra, continua a presentare Israele come il “male assoluto”, ignorando la portata della sfida
globale che stiamo affrontando. Si può e si deve criticare Netanyahu senza per questo
indebolire o
sosprendere l’alleanza tra democrazie.
E per questo motivo, come Repubblicani nel Campo Largo, continueremo a ribadire una posizione ferma:
stare con Israele, ma pretendere da ogni alleato il rispetto dei diritti umani
. Solo così il fronte
democratico può restare credibile e solido.
Il Campo Largo, se vuole parlare a tutto l’elettorato progressista e riformista, deve ancorarsi ai valori universali
della democrazia, della libertà e della dignità umana.
E deve saper riconoscere quando è il momento di
difendere l’Occidente anche davanti a scelte difficili.
In questo senso il Campo Largo può essere credibile solo se è chiaro nei principi fondamentali:
stare dalla
parte dell’Occidente, della democrazia e dei diritti umani
. Questo significa anche riconoscere che Israele è
oggi in prima linea nella difesa di quei valori.
Come Repubblicani, continueremo a portare questa voce nelle amministrazioni, nelle Regioni e nelle alleanze
civico-riformiste. Perché
non c’è progresso senza libertà, non c’è pace senza verità, non c’è equità senza
sicurezza.
Perché come diceva George Orwell
, “La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Se ciò è
garantito, tutto il resto segue.”







Analisi attuale che condivido, cosa che in alcuni (purtroppo molti) politici presenti nell’argomento politico Italiano e frequentemente assente , rivolta più a conservare un beneficio personale ( la sedia) che l’interesse del Popolo. Questo forse è una delle spiegazioni dalla poca partecipazione alle votazioni, referendum compresi, di questi ultimi anni.