A leggere i retroscena giornalistici, soprattutto quelli scritti negli ambienti vicini al governo, sembrerebbe che in verità l’Italia mastica amaro dopo l’accordo sul patto di Stabilità. Tedeschi e francesi si sono accordati fra loro e messo gli italiani spalle al muro. Le dichiarazioni soddisfatte del presidente Meloni e dei ministri Giorgetti e Crosetto. sarebbero di circostanza e mezza bocca. Fratelli d’Italie e Lega la penserebbero esattamente come Conte, che ha parlato esplicitamente di un “pacco”, non di un patto, per l’Italia. Conte già si era mosso con la ridicola, quanto provocatoria richiesta di un giurì d’onore. Il resto lo ha servito nel suo intervento in aula. Paonazzo, la bava alla bocca, ha urlato in faccia al governo di fare i leoni ad Atreiu e i conigli a Bruxelles. Tanto sarebbe bastato per affondare il Mes, Lega e movimento cinque stelle si sono ritrovati sulla loro impostazione antieuropeista di ieri e la Meloni è venuta loro dietro buona, buona. Per rabbia o peggio per vendetta, Fratelli d’Italia ha dato un calcio a tutte le aspettative create in questi mesi con viaggi, petardi e lustrini. Si è tornati al Conte e Salvini, dioscuri della maggioranza prossima ventura.
Il ministro Tajani giace rattrappito e il presidente Lupi con moto convulso, si è arrampicato sugli specchi. La maggioranza di centrodestra è belle che morta e lo sarà per i prossimi sei mesi, quando si potrebbe ricomporre con un altro voto sul Mes che isoli nuovamente Conte, e riprenda magari, anche una qualche prospettiva futura. Fino a quel momento, il governo è privo di una bussola, è il leone di Atreiu, un personaggio da romanzo, intrappolato nella gabbia di Castel Sant’Angelo. Tutti i partner europei faranno notare, più o meno direttamente. il peso di tale incongruenza che non sarà risolta fino agli equilibri del nuovo parlamento e dalla nuova Commissione. A quel punto per il futuro di Meloni, Salvini e Conte, tutto dipenderà dal successo dei populisti, perché nel caso in cui si riaffermassero gli attuali equilibri di Strasburgo, saranno dolori. Al limite Conte e Salvini potranno ancora puntare sul ritorno di Trump, se sono tornati loro, potrebbe tornare pure Trump, l’amico di Giuseppi. Allora sarebbe possibile uno sviluppo politico autentico, perché Conte diverrebbe appetibile per la maggioranza, pronta a liberarsi del turbo atlantismo che l’ha portata al sostegno all’Ucraina. Perché mai buttare i soldi in armi quando possiamo comprare simpatici monobanchi a rotelle o investire in plexiglas e monopattini? Cosa ancora più insensata, il partecipare ad una missione nel mar Rosso che rischia di farci nemici i mullah, hamas, hezbollah, e tutta questa bella e brava gente. Conte ministro degli Esteri, subito. Putin è li che ci attende a braccia aperte, Conte gli ha fatto sbarcare le truppe in Italia senza manco sparare un colpo A quel punto l’onorevole Meloni potrà anche farsi incoronare imperatrice a vita da un referendum popolare, conterà quanto Goria nei governi democristiani.
Mai invece la banda dei populisti europei, come si spera, restasse al palo, o peggio per loro, ancora l’Europa e gli Usa, sconfitto Trump, radicalizzeranno lo scontro ad est ed in medio oriente in difesa delle democrazie occidentali, ecco che del signor Conte e di Salvini, non vi sarebbe nessun bisogno. Meloni dovrebbe provare a rientrare in carreggiata, rivitalizzare Tajani, ridare decoro a Lupi, aprire a Calenda o a Renzi e vai a sapere se possa riuscirvi e con che credibilità. Sarà comunque tale e quale a quella dell’onorevole Schlein che in queste ore pensa di costruire un’alternativa alleandosi con Conte, cioè con chi all’accordo con il Pd preferisce la guida del governo in carica.
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