Nella prima parte dell’inchiesta sui Night Wolves, particolare club motociclistico russo utilizzato da Putin come strumento di guerra asimmetrica, abbiamo tracciato un profilo della struttura e del suo fondatore, Alexander Zaldostanov. Esamineremo ora, più approfonditamente, le caratteristiche che rendono i Night Wolves funzionali agli obiettivi del potere putiniano.
Appare evidente che i Lupi della Notte non siano semplicemente un club che coltiva la passione per i motori e lo sport, ma rappresentino un gruppo impegnato nella divulgazione di una ideologia che mescola nazional-patriottismo russo, nostalgia di Stalin ed orgoglio slavo.
A tutto ciò si aggiungono numerosi riferimenti culturali al cristianesimo ortodosso, tanto che il club organizza periodici pellegrinaggi in motocicletta nei luoghi della Chiesa d’Oriente ed il suo leader, Alexander Zaldostanov può dichiarare: “Questa festa (il Natale ortodosso) ci rende diversi dal resto del mondo. Ci ricorda che non siamo europei o asiatici, ma un intero continente tra due oceani chiamato Russia!”. Il loro motto è, infatti, “Prega Dio e resta fedele alla Russia”.
In realtà sono mercenari e contractor che hanno stretto un sodalizio con Putin a cui consentono di perseguire i suoi interessi sia con azioni paramilitari che di propaganda, senza che le istituzioni russe debbano risponderne ufficialmente.
Questo armamentario ideologico-culturale consente a Mosca di estendere la sua influenza in vari ambiti geografici ed in vari contesti etnico-culturali, dai paesi dell’ex Urss ai Balcani, dalle minoranze russe stanziate nei paesi confinanti ai confratelli di religione ortodossa sparsi tra Europa e Medio Oriente.
Nel 2014 i Lupi di Putin attaccarono una sede della Marina ucraina in Crimea e salirono in sella per pattugliare le strade durante l’invasione russa, fornendo così un supporto militare all’acquisizione della penisola ucraina sul Mar Nero. Ed è proprio in questo frangente che emersero finanziamenti erogati direttamente dal Cremlino a loro beneficio, per un importo pari a 12 milioni di rubli, grazie ai quali costruiranno poi un centro giovanile a Sebastopoli.
Gli Stati Uniti proprio per questa loro mobilitazione, a favore delle fazioni separatiste anti occidentali e filo russe in Ucraina, li hanno sanzionati: infatti il Dipartimento del Tesoro nel dicembre 2014 ha inserito la gang in una lista nera accusandoli di rapimento, aggressione, vicinanza ai servizi segreti russi e di aver prestato servizio in un gruppo armato. Da allora sono stati aggiunti alla lista anche altri affiliati e diversi titolari di attività commerciali a loro legate.
Riecheggiando le gesta compiute in Crimea, lo stesso Zaldostanov dichiarava: “Per la prima volta abbiamo mostrato resistenza al satanismo globale, alla crescente ferocia dell’Europa occidentale, alla corsa al consumismo che nega ogni spiritualità, alla distruzione dei valori tradizionali, a tutti questi discorsi omosessuali, a questa democrazia americana.”; per poi proseguire: “Il mio obiettivo era fare il possibile perché Sebastopoli tornasse in mano russa. Quello è stato il mio piccolo contributo alla storia. Ora posso presentarmi a Dio con qualcosa”.
Si nota chiaramente come questo presunto “rozzo” gruppo di bikers, sia in realtà uno dei megafoni della guerra di civiltà che da almeno un decennio sta portando avanti la Russia di Putin: la contrapposizione tra coloro che difendono i valori spirituali della “tradizione” ed i corrotti occidentali, portatori di costumi e valori decadenti; siamo nel cuore di una faglia culturale che si sta sempre più allargando tra l’Eurasia ed il mondo euro-americano.
I Lupi di Putin nel 2016 hanno fatto la loro parte anche nel tentativo, poi fallito, di colpo di stato in Montenegro, volto ad ostacolare l’ingresso nel paese nella NATO. La banda si unì alla causa in nome della solidarietà panslava ed ortodossa e dell’ostilità all’Occidente. Quegli stessi valori radicali e quei medesimi forti legami con la Chiesa ortodossa serba, portarono agli inizi degli anni ‘90 ad una pulizia etnica cui seguì la creazione della Republika Srpska, il cui presidente Radovan Karadzic è stato condannato all’Aja per crimini di guerra nel 2016.
Più di recente, alla vigilia dell’attuale conflitto in Ucraina, il 17 febbraio 2022, il chapter montenegrino dei Night Wolves ha di fatto ufficialmente invitato le autorità di quel paese a vietare un raduno filo-ucraino organizzato a Podgorica. La marcia, programmata in segno di solidarietà per l’Ucraina, nell’imminenza dell’invasione russa, secondo i motociclisti del club, avrebbe potuto determinare incidenti.
“Non vogliamo il trasferimento dell’isteria bellica dal confine russo-ucraino al Montenegro, già politicamente diviso. La retorica guerrafondaia e coloro che la usano non meritano la nostra ospitalità”, queste le dichiarazioni con le quali i bikers filo Cremlino hanno chiesto al Ministero dell’Interno montenegrino di non autorizzare la marcia. Secondo la gang, la suddetta manifestazione avrebbe potuto provocare conflitti, intolleranze di tipo religioso e nazionale.
La trasformazione del club russo ha dunque portato gli stessi affiliati ad affinare le abilità, le competenze e le risorse per compiere ogni tipo di attività illegale, sia per interessi personali che per il perseguimento degli obiettivi politici della Federazione Russa.
Pertanto i Lupi della Notte, grazie al ruolo di agenti di influenza ed attraverso la diffusione di narrazioni nazional-patriottiche, costituiscono ormai un tassello non trascurabile inserito nella macchina propagandistica del “soft power russo”. Putin è riuscito a plasmare la gang trasformandola in un gruppo di fiancheggiatori informali, funzionale alle sue politiche di influenza ed utile per condurre alcuni “lavori sporchi” nell’ambito delle guerre asimmetriche.
Di fatto il network si articola in vari settori, che vanno dalla formazione speciale di tipo militare, alla fornitura di servizi di sicurezza e protezione delle persone e dei beni patrimoniali, fino ad arrivare al supporto legale e tecnico. Queste articolazioni sono controllate da società finanziarie riconducibili alla Wolf Holding, anch’essa fondata da Alexander Zaldostanov, società madre dalla quale nel corso degli anni si sono ramificate altre imprese.
In seguito Zaldostanov ha ceduto l’80% delle proprie quote a Gennady Nikulov, personaggio cardine per la formazione degli affiliati all’interno dei club: proveniente dai corsi per il combattimento d’assalto presso uno degli istituti militari russi di istruzione superiore, ex paracadutista, premiato dal governo russo per le attività svolte durante l’annessione della Crimea, diviene quindi il capo della National Security Wolf Holding.
L’organizzazione, attraverso le sue diramazioni denominate chapters, si è diffusa fuori dalla Federazione Russa ed attualmente opera in Serbia, Ungheria, Bosnia, Montenegro, Germania, Svizzera, Grecia ed Italia.
Il sistema di addestramento speciale fondato da Nikulov è caratterizzato da tecniche di guerriglia derivanti dal modello russo degli “Specnaz”, le forze speciali d’assalto russe: lotta a mani nude, combattimento con il coltello e tecniche di disarmo sono alcuni dei punti chiave della formazione.
Il motto “Questo sistema non è uno sport, qui l’obiettivo principale è la sopravvivenza” viene continuamente ripetuto durante la formazione, ed è indicativo per comprendere che si tratta di un addestramento di alto livello militare, unito a corsi di arti marziali. Questo tipo di addestramento, unito a tecniche di mimetizzazione tra i civili, ha poi consentito ai Night Wolves di infiltrarsi nella città ucraina di Kherson, riuscendo a sottrarre migliaia di mimetiche ucraine da utilizzare successivamente per operazioni sotto falsa bandiera e di destabilizzazione, a favore di Mosca. Strategici sono, a tal fine, i due campi di addestramento, vicini ad una base dei servizi di intelligence militare (il GRU) a Molkino, nella regione russa meridionale di Krasnodar, nei quali si addestra anche il gruppo privato paramilitare Wagner.
D’altra parte vi sono, nella galassia della Wolf Holding, anche gruppi di mercenari riconducibili alla gang di motociclisti che vengono impiegati a protezione di asset nel campo dell’energia, delle miniere, della logistica. Infrastrutture chiave dell’economia russa che vedono quindi i Night Wolves prendere parte anche alle guerre economiche, uno degli ennesimi piani di confronto asimmetrico tra potenze. Nel prossimo articolo, approfondiremo l’estensione e i legami esterni della gang.








Comments 1