Il governatore della Puglia Emiliano, quello dell’Emilia Romagna De Pascale, i capi dell’opposizione riformista italiana, il presidente francese Macron, e persino il premier britannico Starmer da mesi ci spiegano che bisogna interrompere i rapporti con Israele, che Israele commette un genocidio, che il cosiddetto Stato palestinese va riconosciuto al più presto. Tutti loro devono avere un pied a terre nei dintorni di Gaza da dove seguono la situazione con cura meticolosa per informarci su cosa sia necessario fare. Se invece uno legge le dichiarazioni dei cinque emiri di Hebron, nemmeno si accorge di questo terribile massacro in corso. Piuttosto si convince che non c’è e mai ci sarà un qualche Stato cosiddetto palestinese. I cinque emiri chiedono l’estensione degli accordi di Abramo e la nascita di un califfato che riconosca lo Stato ebraico. Prospettiva plausibile solo se Israele continua la sua guerra di annientamento dell’organizzazione terroristica di Hamas, unica autentica calamità dell’area, adesso che è stata debellata la filo iraniana Hezbollah. E questo senza considerare troppo la screditata Associazione nazionale palestinese del vecchio Abu Mazen.
Un conoscitore profondo del mondo arabo del secolo scorso, il colonnello Lawrence, ci raccontava nei “Sette pilastri della saggezza”, dello sceriffo ʿAlī ibn degli al-Kharīsh. Lo sceriffo con il fucile sparava a qualunque beduino cercasse di dissetarsi al suo pozzo collocato in un deserto rovente a ridosso della striscia di Gaza. Può essere benissimo quindi che a contrario della squisita sensibilità europea e della compassione cristiana che la anima, gli emiri di Hebron abbiano lo stesso cuore di pietra cotta dal sole del loro predecessore e vadano biasimati profondamente. Resta il fatto per l’appunto che tutti i nostri ammirevoli partner riformisti stanno in Europa, mentre nella cosiddetta Palestina vivano gli arabi.
Gli emiri arabi del Golfo li abbiamo visti ricevere in pompa magna il presidente Trump proprio mentre a Gaza si combatteva duramente. Nessuno di loro ha chiesto a Trump di mediare con Netanyahu, o se l’ha chiesto si è guardato bene dal riferirlo. Anche perché gli ayatollah che hanno invece chiesto ai leader europei loro amici di mediare con Trump su Gaza, a breve sono stati bombardati. Poi è probabile che Trump faccia pressione sull’alleato israeliano per finire la guerra in fretta, accordarsi con quello che resta di Hamas e mettere una pietra sopra. Trump è un presidente amante della pace. Finalmente i pacifisti europei ne hanno uno. Trump vorrebbe trovare un’intesa con Putin, Khamenei e Kim Yong il e tirare avanti. Se ci riesce e in che tempi è un altro conto. Del cosiddetto Stato palestinese si parla da almeno quarant’ anni.
Quando il gruppo dirigente di Gaza in verità nato solo per distruggere Israele, si era convinto di costituire uno Stato in pace con quello ebraico, la popolazione civile di Gaza ha rimosso a pistolettate quel gruppo dirigente. L’ostacolo sembrerebbe politico, purtroppo è molto più grave, è territoriale. Uno Stato palestinese che si divide Gerusalemme ed è staccato da Hebron è un insulto al mondo arabo. Non che la Palestina abbia tutta questa rilevanza, all’epoca del colonnello Lawrence la si chiamava Siria, in ogni caso deve arrivare fino al Giordano. Hamas su questo ha ragione e sono Giordania, Siria e Libano, forse anche l’Egitto ad essere preoccupate dall’idea della Palestina come Stato, perché si mangerebbe il loro. Israele invece avrebbe fatto carte false pur di chiudere la questione vent’anni fa. Rabin rinunziava ai territori strappati con le armi ai suoi aggressori. E questo rappresenta l’altro problema, infatti sono gli ebrei ad aver ucciso Rabin. Israele conta solo 25 mila chilometri quadrati. Troppo pochi per qualsiasi Stato degno di questo nome. Non è un principato Israele. Israele sorge sulla Giudea del re Davide che aveva sconfitto i filistei, estendendosi da un mare ad un altro. Un califfato, un emirato, è un luogo principalmente spirituale, non necessariamente una entità territoriale. Basta una tenda ed un pozzo per ritenerlo tale. Una moschea.
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