I primi sondaggi politici degli italiani tornati dalle ferie confermano quelli di quando erano partiti. Fratelli d’Italia è stabile intorno al 30%, Forza Italia, 11%, ha ribaltato la Lega di Vannacci all’8,5%. Variazioni a parte, si tratta di un 48, 49 per cento consolidato che le tre forze della maggioranza si contendono di qualche decimale. Per quello che valgono i sondaggi, qualunque cosa succeda al mondo, non si riesce a schiodare le convinzioni di questa parte dell’elettorato, che si riconosce, beato lui, nella coalizione di governo. Lo stesso avviene dall’altra parte. Il Pd resta stabile al 20 virgola qualcosa, mentre Conte balzerebbe al 12. Da notare che questo risultato dei 5 stelle, tre punti sopra il precedente nazionale, non è mai stato nemmeno avvicinato in nessuna singola elezione avvenuta da allora. Conte prende il 4? I sondaggi gli danno il 12. Infine l’Alleanza Verdi-Sinistra è data al ribasso 5,6%. Anche qui si tratta comunque di un elettorato fidelizzato che si trasferisce un 38 percento dei voti a secondo degli umori. Il terzo polo oramai è in ordine sparso e non raggiunge il sette per cento, inclusa più Europa che sembra una corrente del Pd.
Quando l’Italia scelse il sistema bipolare si dimenticò di riflettere sul fatto che il maggioritario anglosassone era praticato dalle due democrazie più antiche al mondo, l’Inghilterra monarchica, prima della Repubblica americana. La stessa Rivoluzione francese, voleva ricalcare il modello costituzionale inglese, non quello statunitense, mantenendo al suo centro un re. L’evoluzione politica istituzionale di quei paesi, ora l’Inghilterra non ha nemmeno più una costituzione scritta, ha consolidato l’esperienza democratica al punto che appena arriva un bambino viziato alla Casa Bianca, si trova contro quasi tutto il sistema istituzionale, quando in Inghilterra si agita il fantasma di un terzo partito, mai visto al potere dai tempi di Lloyd George, capace di sovrastare i primi due che si alternano a Downing street dalla fine della seconda guerra mondiale. In una parola il sistema anglosassone tiene.
In Italia, dove la Repubblica si era affidata ad un voto proporzionale, sono saltati i partiti della Costituzione e l’elettorato si è rarefatto intorno ai blocchi più elementari, toccando livelli di astensione superiori al 50 per cento. Alle elezioni regionali la partecipazione cala anche sino al 45 per cento. Quindi è plausibile che i sondaggi appena registrati siano attendibili con l’aggiunta del voto di scambio, per cui, in Calabria, non solo il gap fra sinistra e destra viene confermato, ma Occhiuto, il presidente uscente, è stimato al 60 per cento dei consensi.
Per risalire questa china a Schlein e Conte non basta accordarsi fra loro con il duo Bonelli Fratoianni. Cementano il voto militante e null’altro. Avrebbero dovuto cercare di esaltare qualcuno che puntasse al recupero del non voto, operazione riuscita con successo a Genova e che non si vede nelle spartizioni avvenute per le prossime regionali, al contrario. Non si è nemmeno tentato di aggregare il dissolto terzo polo, mai ritrovasse un qualche slancio in una prospettiva comune. Semmai, con candidati come Fico e Tridico si perderanno tutti i voti di Calenda. In ogni caso Renzi non ne possiede tantissimi in Campania e Calabria. Terrà in Toscana, dove in teoria, non c’è bisogno dei riformisti. Basta il Pd.
Per questo tutto sommato meglio concentrarsi su Gaza. Se la flottiglia ammirata persino al Festival del Cinema di Venezia, salva il popolo palestinese dalla carestia e dal genocidio, magari la ridestata coscienza antisemita del paese si fonde con la sinistra pro Pal. In tal caso, già alle regionali si torna competitivi, restando solo un paio di punti sotto il centro destra. Taiani, più furbo di tutti i capetti dell’opposizione, si è messo a corteggiare Azione. Vai a vedere che Calenda non si convinca, che ad una tale sinistra, sia persino preferibile la destra.
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