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13 marzo 1814, ultima vittoria sui russi

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
13 Marzo 2024
in Cultura
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Il 13 marzo del 1814, nel corso della campagna di Francia Napoleone ottenne la sua ultima vittoria sui russi. Il generale russo de Saint-Priest era entrato a Rheims, Napoleone si sfilò da Blucher che gli stava davanti e cacciò i russi a pedate in un quarto d’ora. Napoleone sarebbe dovuto essere impiccato, gli si offerse l’isola d’Elba. Gli scontri tra la Russia e la Francia nell’ambito delle guerre napoleoniche hanno avuto una sola variante con il generale Suvorov. Suvorov entra in Italia quando Bonaparte è in Egitto e l’armata francese viene travolta fino a Novi. A quel punto il comando alleato va in crisi, gli austriaci si sentivano in diritto di fare la voce grossa e Suvarov si ritira. L’unico generale russo di qualche qualità che aveva servito sotto Caterina. Suvarov morirà ottantenne nel 1800. I generali russi che ritroviamo ad Austerlitz, uno nemmeno sa quando è il giorno della battaglia, conosce solo il calendario russo e non si vedrà, mai sul campo, Bagration. L’altro si addormenta durante i consigli di guerra, Kutuzov. Il principe Kutuzov viene descritto da Tolstoj come una specie di Quinto Fabio Massimo, uno stratega sapiente capace di ridicolizzare la presuntuosa foga di Bonaparte. In verità Kutuzov è un alcolizzato che passa le notti con le contadine dei dintorni, l’intendenza gli serve a rastrellarle. Di abilità militare Kutuzov ha solo la fuga e ad Austerlitz chiede di aspettare Bagration, forse perché non ha voglia di battersi. Lo zar Alessandro lo disprezza e non lo vuole al comando nemmeno quando non sa più a che santo votarsi. Per Alessandro Kutuzov è responsabile del disastro di Austerlitz, incapace di opporsi all’austriaco Weiyrother che voleva replicare l’audace piano di Napoleone a Castiglione e che muore appena inizia la battaglia.

Le cose per i russi andarono meglio, si fa per dire, ad Eylau, 4 anni dopo. Allora il maresciallo Augerau perse il senso d’orientamento in una fitta nebbia, il suo corpo d’armata finì sotto la mitraglia e venne spazzato via. In più ad Eylau arrivarono i prussiani e alla fine della fiera, Napoleone commenta è una vittoria, ma ha tanto il sapore della sconfitta. Alessandro sicuro di se a giugno schiera l’armata a Friedland in campo aperto. 25 mila morti russi, contro mille e cinquecento francesi. In pratica, l’armata russa non ha retto nemmeno due scontri, è stata massacrata ,mentre fuggiva a gambe levate. Lo Zar Alessandro era un giovane di straordinaria perspicacia, molto al di sopra dei sovrani del suo tempo e lo stesso Napoleone, a confronto, sembra un ingenuo provincialotto. Alessandro sconfitto comprende perfettamente lo spirito di questo imperatore dei francesi e lo lusinga al punto che Napoleone, un borghese corso, vorrebbe chiedere la mano di sua sorella, principessa di tutte le Russie. Ovvio che solo per aver osato pensare qualcosa del genere, la piccola mano grassoccia dell’Imperatore, come la descriveva Tolstoj, piuttosto sarebbe stata tagliata.

Non è mai esistita nei piani napoleonici un’invasione francese della Russia e meno che mai una campagna di Russia. Era la Russia a voler invadere il Granducato di Varsavia e Napoleone intraprende una seconda campagna di Polonia al fine di distruggere l’esercito che minaccia la sua protetta in violazione degli accordi di Tiilsit. Due armate russe che marciavano sulla Polonia, ripiegano sino a Smolensk e Napoleone le insegue le divide e da battaglia. I russi scappano ancora ed è Alessandro a chiedere di difendere Borodino, Kutuzov richiamato al comando dagli insuccessi altrui,, vorrebbe ripiegare ancora. A Borodino un’armata più numerosa, equipaggiata e trincerata, viene nuovamente battuta e costretta alla ritirata. Napoleone è lo sprovveduto che entra a Mosca convinto che a quel punto lo Zar venga ad offrirgli la pace. Il primo occidentale a non capire con chi ha a che fare. Alessandro è mio amico, dice l’Imperatore a Talleyrand che ancora lo deriderebbe se potesse. La stessa ritirata francese non è come si conosce. I russi non sono in grado di combattere sino a quando i francesi riattraversano la Beresina ed anche li malamente, il vincitore sul campo sarà il maresciallo Ney non quel debosciato di Kutuzov. Morale in Russia Napoleone perse più cavalli che uomini si addentra nel territorio con solo duecento mila, centro trenta mila a Borodino, 90 mila a Mosca. Gli altri sono al di là di Minsk e persino del fiume Niemen. Non fu sconfitto dai russi Napoleone, lo fu dagli spagnoli, ovvero da un intero popolo che si mosse contro di lui. Solo che al Congresso di Vienna il principale protagonista con la corona britannica fu lo Zar Alessandro. L’Inghilterra aveva messo i soldi, la Russia i soldati. E la storia diventa propaganda russa, un po’ come oggi. Per questo vale la pena ricordare l’ultima vittoria francese, quando i i russi erano arrivati in occidente non per fare la pace, ma per dominarlo. I loro alleati, gli inglesi se ne accorsero piuttosto presto tanto da venire costretti poi a combatterli in Crimea, meno di 40 anni dopo dalla vittoria francese a Rheims..

Museo napoleonico di Roma

Tags: AlessandroNapoleone
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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