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Il cane rabbioso

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
14 Marzo 2025
in L'editoriale
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Lo spettacolo della rissa alla Casa Bianca di due settimane fa è stato propedeutico ad annunciare la sospensione delle informazioni di intelligence americana all’Ucraina. Kyiv ha così potuto spiegare il suo ritiro dal Kursk. Per portare Putin alla trattativa, il Kursk doveva essere liberato in anticipo da quelle stesse forze russe che sono state tenute ridicolmente in scacco da agosto fino a oggi. I russi vantano una spettacolare azione avvenuta tramite le conduttore dei gas che avrebbe preso alle spalle le forze ucraine. Putin deve avere ingaggiato dei consulenti ad Hollywood. Zelensky ha masticato amaro, ma ha salvato la faccia. Tutta colpa della “fiducia” che Trump ripone in Putin.

Che uno come il presidente Trump si fidi di Putin, o di qualcuno in genere, è puro beneficio di inventario. Trump è convinto, con qualche fondamento, che Putin sia stato disprezzato da Obama e Biden. Occorre lusingarlo per potercisi intendere. Resta la domanda se si ragiona con un cane rabbioso. Per quanto la pace possa essere vantaggiosa per la Russia, Putin non potrà farla. In tre anni non ha ottenuto niente, sguazza nel fango del Donbass su montagne di macerie e cadaveri. Ha liberato il Kursk grazie al bisticcio fra Trump e Zelensky. Nemmeno cacciare Zelensky gli sarebbe più sufficiente, perché le possibilità di mettere un suo qualche fantoccio dopo aver martorizzato l’Ucraina intera peggio di Stalin, non esiste proprio. A Kyiv doveva arrivare con i carri armati, che ancora stanno e Povrosk, se ci sono più carri armati. I russi nel Donbass si spostano usando i muli.

Una delle richiesta russe per la pace duratura e stabile, è la smilitarizzazione completa di Odessa. Qui nella trattativa non rientra Trump e nemmeno Zelensky, perché Odessa è stata resa inespugnabile dagli inglesi, i quali hanno fatto in modo che la flotta russa non attraversasse più il mar Nero e sono quelli che vorrebbero cacciarli anche dalla Crimea. Per cui, se Putin fa la pace con l’Ucraina a queste condizioni, la Russia si ritrova in guerra direttamente con l’Inghilterra.

La Russia insulta da settimane il presidente Mattarella, perché Mattarella è l’unica carica istituzionale della Repubblica che gli è davvero contro. Il governo ha un partito nato nel mito dell’uomo forte al potere, gli italiani manco se li ricordano, i russi si, i manifesti di fratelli d’Italia con Putin, in divisa da sommergibilista, appiccicati sui muri di Roma. Un altro è guidato da un tizio che preferisce Roma a Bruxelles ed un terzo partito apparteneva al miglior amico di Putin in Occidente, il compagno di lettone, Silvio Berlusconi. Mattarella è l’unico esponente delle istituzioni della vecchia Europa sicuramente atlantista, oltre gli inglesi.

Tuttavia il presidente della Repubblica non è un esperto di dottrina nucleare, la Russia non minaccia in effetti di usare il nucleare in Europa, nemmeno ai tempi dell’Unione sovietica. Ovviamente, non perché i russi siano umanitari, si può leggere l’intervista del pronipote di Tolstoj al Corriere della sera per capirne l’indole, ma perché limitrofi. Stavano a Berlino est i russi. Non potevano certo atomizzare Berlino ovest e non avrebbe avuto senso colpire la Spagna e nemmeno la Francia, che all’epoca era per giunta neutralista. I russi non distruggerebbero mai la Francia. Resterebbero senza champagne. Lo importavano dal tempo in cui Napoleone li prendeva a calci ad Austerlitz e non ci hanno mai rinunciato. Figurarsi poi se possono bombardare atomicamente l’Ucraina. Davvero gli resterebbe giusto la Siberia, a 40 gradi sotto zero, otto mesi all’anno, dove andare a vivere. Amano Forte dei Marmi, Ibiza i russi, a Vladivostok ci sono già i cinesi, poveracci. Solo l’Inghilterra è minacciata di bombardamento atomico e l’America, mai ci riuscissero. Se Trump militarizzasse la Groenlandia l’attacco russo diverrebbe impossibile, per lo meno secondo il Pentagono che preme a riguardo. Gli resterebbe solo da colpire Mattarella, che il papa non è un problema.

In queste ore penose c’è un solo fatto veramente nuovo, la battuta di Trump su Putin. “Non credo che aggredirà altri nostri alleati e comunque ci premoniremo per impedirlo”, ha detto il presidente alla Casa Bianca durante l’incontro con il segretario della Nato Rutte. Dal che si evince cosa davvero Trump pensi sulle responsabilità della guerra e su chi sono gli amici dell’America e chi i nemici. Poi anche che con uno come Putin si sia agito male e tardi per fermarlo.

licenza pixabay

Tags: PutinTrump
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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