Fino a quando le testate di sinistra si divertiranno con falsi scoop, l’attuale maggioranza potrà dormire sonni tranquilli. Peccato, perché l’esistenza di una opposizione sarebbe salutare alla vita della democrazia e il fatto che la politica utilizzi quelle che vengono spacciate per notizie esclusive come base per attacchi politici porta a ben poco.
I fatti sono semplici. Un dipinto murale (spacciato per “affresco”) nella chiesa di San Lorenzo in Lucina viene restaurato dall’autore stesso del dipinto, realizzato (a quanto si sa) circa venticinque anni fa. Qualcuno vede le fattezze di Giorgia Meloni in un angelo presente nel dipinto e ritiene che l’autore del restauro (che, in questo caso, è anche l’autore dell’opera originale) abbia “profanato” un’opera d’arte, inserendovi arbitrariamente un messaggio politico.
Ovviamente, le opposizioni gridano allo scandalo e attaccano Giorgia Meloni, colpevole di essere la mandante morale di questa inaudita vergogna.
Nessuno approfondisce, ma progressivamente emerge come l’opera pittorica sia recente, dato che fa da contorno a un busto di Umberto II, ultimo re d’Italia, scomparso nel 1983.
Poi qualcuno si rende conto del fatto che Bruno Valentinetti (questo è il nome dell’autore del restauro, per l’appunto) non solo è il sagrestano della chiesa in questione, ma addirittura è l’autore dell’opera originale.
E qualcun altro decide di informarsi uteriormente e salta fuori che l’opera neppure sarebbe sottoposta a vincolo, dato che si tratta di una decorazione recente.
Tra l’altro, il famoso “affresco” non sarebbe neppure tale, dato che l’affresco è una tecnica di pittura murale dove i pigmenti, diluiti esclusivamente in acqua, vengono applicati su intonaco fresco, incorporandosi chimicamente (carbonatazione) mentre questo asciuga. Chi scrive ha motivo di dubitare che su quella parete sia stato realizzato un affresco. E, si sa, non è facile realizzare un affresco, tanto che la tecnica è stata abbandonata da secoli. Lo stesso Leonardo ci lasciò quasi le penne (artisticamente parlando), quando – pur di non confrontarsi con le difficoltà tipiche dell’affresco – si cimentò nello sviluppo di una tecnica sperimentale a secco su intonaco utilizzata per il Cenacolo con cui decorò il refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano. E le cose non gli andarono tanto bene.
Invece, qui è andata bene al Valentinetti, che sta godendo di una ribalta strepitosa. E, tutto sommato, va bene anche al tempio di San Lorenzo in Lucina, che fino a ieri – ammettiamolo – ben pochi conoscevano e che oggi viene preso d’assalto dai turisti.
Meno bene va a una opposizione capace sempre meno di costruire percorsi fatti su problemi concreti. Tant’è…
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