L’America di Galli della Loggia, lo si legge ieri sul Corriere della Sera sarebbe uno “Stato ideologico”, o se “si preferisce uno Stato intimamente legato a un mito politico”. Quella del professore sembra le definizione dell’Unione sovietica. Era l’Urss ad avere un modello politico da realizzare, quale quello dirigista del marxismo revisionato da Lenin. Al limite si era discusso se la Francia Repubblicana avesse un modello ideologico quale quello dell’illuminismo precedente. L’America mostrava più che altro un ideale di libertà che si era formato nella guerra di indipendenza coloniale, non una qualche ideologia di riferimento, a meno che si consideri un mito il rifiuto alla tassazione della corona britannica
Anche nel caso in cui i padri costituenti avessero voluto costruire una nuova Atene, ecco che si sarebbero presto dovuti confrontare a breve con una regione in parte inesplorata, comunque estesa dieci volte il Peloponneso, già ad alto tasso di immigrazione. Tutte ragioni, per cui anche dare una forma ideologica di Stato quale che fosse gli sarebbe caduta addosso. Thomas Jefferson scrisse e subito cancellò l’articolo sull’abolizione della schiavitù. Persino la sua vita domestica ne dipendeva, Eppure tempo sessant’anni, senza una raccomandazione scritta, l’America condusse una guerra civile contro lo schiavismo. In Europa si pensava semplicemente che gli americani fossero matti.
Galli della Loggia, si comprende, è molto turbato per l’omicidio Kirk, le polemiche che lo hanno accompagnato più ancora del contesto in cui questo si era generato. Eppure l’America ha affrontato un omicidio Lincoln ed uno Kennedy. Anche in questi casi si rimase esposti al rischio del vuoto politico e tutto l’insieme di valori ed ideali americani venne messo in discussione profondamente. Ben oltre a quello che può rappresentare, nel bene e nel male l’omicidio del giovane Kirk, figura che nel mondo si conosceva appena. Non era ben più grande il vuoto lasciato da Lincoln e quello da Kennedy? L’America dopo Lincoln si ritrovò subito spinta nelle guerre indiane quando da noi si era in piena epopea colonialista. Eppure sono gli americani ad aver compiuto un genocidio dei nativi, non gli italiani che settanta anni dopo gasavano gli eritrei.
In verità il rapporto con le tribù indiane e gli Stati Uniti d’America è stato molto complesso ed articolato. Vi erano tribù civilizzate e parzialmente selvagge, tribù alleate degli inglesi e quella degli irochesi in effetti venne sterminata da George Washington. Quello si potrebbe chiamare un genocidio, anche se dettato solo da ragioni militari. In ogni caso altre tribù alla fine delle guerre di sterminio, ebbero il più alto reddito pro capite al mondo proprietarie di terreni petroliferi concessi loro dal governo. Nel complesso, il presunto genocidio ha fruttato alle popolazioni indiane l’incremento della popolazione attuale ed il guadagno di diversi milioni di dollari.
L’eredità di Kennedy invece fu il Vietnam. C’è stato un vuoto peggiore di quello lasciato dal Vietnam nella sensibilità europee? Le piazze piene di gente contro la guerra, gli insulti a Nixon sui muri, ancora vent’anni dopo libri contro la politica di Kennedy e Lyndon Jhonson. Persino Gianni Morandi lamentava la guerra del Vietnam. Non era un altro terribile vuoto della democrazia americana firmato da ben tre presidenti statunitensi e lungo dieci anni? Potremmo poi aprire il capitolo delle guerre di Bush, del vuoto che hanno procurato anche quelle dopo Falluja , Abu Grahib, Guantanamo.
Sarebbe bellissimo che la vita democratica si svolgesse su un piano appagante, senza scosse e senza salti, tale da rassicurare personalità sensibili ed intelligenze finissime, come quelle di Galli della Loggia. Purtroppo non è mai stato così, in nessuna epoca ed in nessun paese, meno che mai in America. Se proprio non piace la tempesta democratica, cosa comprensibilissima e le vertigini procurate alla propria coscienza, ci si può rifugiare più o meno tranquillamente nelle società autoritarie che da questa parte dell’Atlantico, guarda caso, abbondano.
George Washingthon Mount Vernon







