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Un 25 aprile per carità di patria

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
25 Aprile 2024
in L'editoriale
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Il 25 aprile restituito alla sua dimensione politica è la liberazione dall’occupazione tedesca e da quella parvenza residua del fascismo italiano che era rimasta nella Repubblica sociale. Nel 1945 i tedeschi comandavano nel nord Italia, si erano persino ripresi il Brennero e Mussolini sembrava già da tempo un morto che cammina. Fu lui stesso a descriversi in questo modo in una lettera alla sua amante, poche settimane prima di venire fucilato con indosso un cappotto della Wermacht.

Su il significato da dare a quell’epopea iniziarono a litigare Parri e Croce, e poi De Felice con gli storici marxisti, infine persino Claudio Pavone. A molti dava fastidio l’idea che il fascismo avesse goduto di un consenso popolare. De Felice aveva titolato una sezione intera del suo Mussolini, provocatoriamente, “Gli anni del consenso”. Ma quale consenso! Scriveva indignato Tranfaglia. Senza alternativa politica non c’è consenso. Era la violenza il marchio di fabbrica con cui il fascismo trovava il consenso. De Felice era poi propenso a ritenere il fascismo un prodotto “spurio” della rivoluzione francese, non un semplice strumento di oppressione conservatrice, e questa valutazione appariva ancora più insopportabile. Sottolineare un tratto rivoluzionario del fascismo comportava una correlazione alla rivoluzione russa appena consumata, che tanti ammiratori aveva in Italia. Forse che il fascismo non perseguiva i comunisti? Come era possibile anche solo pensare che le due rivoluzioni fossero simili? Era chiaro che De Felice si sbagliava su tutta la linea. Eppure tutti compravano i libri di De Felice e pochissimi quelli di Tranfaglia.

Perché Tranfaglia non convinse nessuno, escluso Di Liberto che lo candidò alle elezioni? Perché la violenza nella vita politica c’era dai tempi di Cesare, Catone venne picchiato a sangue il giorno delle elezioni dei consoli. Questo non ostacolò la nascita di un partito anti Cesare al punto di portare Roma alla guerra civile. Violenta era anche stata l’età contemporanea. Il comitato di salute pubblica in Francia mise “il Terrore all’ordine del giorno”, eppure, tempo due anni, tutto il comitato di salute pubblica sarebbe stato smantellato, pur avendo salvato la Repubblica. Il regime di Mussolini durò vent’anni e affossò l’Italia. Il fascismo cade nel 1943 senza che nessuno si opponesse a questa caduta, perché sbarcati gli anglo americani. le masse gli voltarono le spalle. Mai si volesse riprendere la polemica con De Felice, bisognerebbe sollevare quella sullo Stato totalitario, non questa sul consenso. L’impresa totalitaria riuscì ad Hitler non a Mussolini. La Chiesa tenne botta e la monarchia lo molla e con la monarchia l’esercito che in verità non lo ha mai amato il fascismo. Fosse stato per l’esercito italiano “la marcia su Roma” sarebbe finita a mitragliate, fu il re a consentirla, convinto che Mussolini avesse per l’appunto più consenso dei liberali e dei comunisti messi insieme.

L’Italia antifascista, fu una minoranza, tanto che una parte di quella minoranza, la Brigata ebraica, ancora viene discriminata quando scende in piazza da chi probabilmente aveva un nonno fascista. Per Churchill gli italiani erano diventati subito ottanta milioni, 40 fascisti, gli stessi antifascisti. Davanti alla macelleria messicana di piazzale Loreto, viene da chiedersi se non sarebbe stato necessario istituire un regolare processo, come si fece ad esempio a Norimberga contro i nazisti. Invece si scelse un po’ di giustizia sommaria e presto venne data l’amnistia. I responsabili del partito fascista, tempo cinque anni, tornarono nella vita politica e sociale del paese. Nacque il Msi che raccoglieva i reduci della Repubblica di Salò che invece di essere arrestati, vennero eletti in Parlamento. La Repubblica antifascista, prima di tutto, bisogna capirla. A contrario del fascismo, consente la massima libertà di pensiero ed espressione. La Costituzione vieta solo la ricostruzione del partito fascista, insieme alla possibilità degli eredi di Casa Savoia di tornare in Italia. Quest’ultima norma è stata abolita. Vediamo che non si finisca con il cancellare anche l’altra.

Brigata ebraica org.

Tags: De FeliceTranfaglia
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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