Se il giornalismo sconfina nella storia e prende un abbaglio, poco male. Di sciocchezze se ne scrivono tante e chiunque può correggerle facilmente. Se le istituzioni sbagliano il giudizio storico, la questione è più complessa perché ne va della credibilità dello Stato. La procura di Bologna ha commesso due errori gravi. Il primo è che la Germania nazista non perseguiva come pure si legge dal testo inviato alla Corte di Giustizia Europea, solo le minoranze. Il Terzo Reich ebbe un processo di formazione elaborato, dove mettendo all’indice delle minoranze, chiunque veniva minacciato. Gli ebrei, infatti, erano integrati da decenni nella società tedesca da legami famigliari. Molti cittadini con ascendenze ebraiche che nemmeno sapevano di avere, si trovarono nei campi. Poi il nazismo è vero che godeva di un forte consenso, ma pur sempre fondato sulla violenza che ha portato ad epurare la società, non solo dall’opposizione socialcomunista e dagli alleati del centro, nel ’33 il settanta per cento del Reichstag, ma anche dai suoi stessi sodali. Hitler fece uccidere appena giunto al potere il suo più stretto collaboratore, Rhoem e ancora nel ’45, il marito della sorella della Braun, Foegelain, che era il anche il suo diretto ufficiale di collegamento della SS. Nel ’44, tutti i complici dell’attentato alla sua persona, fino allora fedeli nazionalsocialisti. Probabilmente lo stesso Rommel.
Poi la procura sbaglia se mai credesse di provocare qualche reazione nel governo italiano ricorrendo ad un simile paragone. Nel governo italiano siedono estimatori di Marinetti e Brasillach, frequentatori giovanili di movimenti con il culto del sangue e del suolo e nostalgici della Repubblica sociale di Salò. Fosse per questa bella gente, perseguire minoranze o maggioranze, poco conta. Conta l’idea di Patria da realizzare. Volete che non ci sia qualche intoppo amministrativo per un progetto così grande?
A questo punto delle cose, la questione giuridica assume una scarsa rilevanza. Altrimenti alla prima obiezione della procura di Roma, il governo avrebbe detto, ma che cosa stiamo facendo? Invece hanno fatto un decreto, l’hanno incorporato in un altro, se ne sono usciti con la trovata di un ministro che è la politica a decidere, e la politica, guarda caso, per costoro è solo quella del governo. Questo forse al tempo del duce. Nell’Italia democratica repubblicana, la politica è prima di tutto il Parlamento, si fosse discussa la questione in Parlamento. Che poi c’è poco davvero di che discutere, se la legge europea prevede che un paese sicuro sia definito dalle discriminazioni, in Bangladesh sono discriminati gli omosessuali come in Egitto i dissidenti. L’Italia in particolare con l’Egitto ha aperto un contenzioso per un suo concittadino torturato e ucciso di cui ancora non si trovano i responsabili e il governo parla di vacanze felici in Egitto. Quindi un simile governo andrà dritto per la sua strada. Vorrà dire che le procure proseguiranno per la loro, esse godono di sufficiente indipendenza dal governo e si richiamano innanzitutto alle fonti della legge europea, cosa che il governo proprio non capisce. Eppure l’Italia è una nazione europea. A furia di frequentare leader africani, a palazzo Chigi tendono a scordarselo, tanto da inseguire un modello tardo coloniale come la deportazione in territorio extracomunitario.
Questo è il vero problema, non la questione giuridica che è controversa solo per chi non la vuole capire. Al dunque il coacervo delle forze e delle culture di governo hanno dato il loro prodotto compiuto, la soluzione al fenomeno della migrazione clandestina. Il lager. E pensano pure di poterlo fare impunemente nel cuore dell’Unione europea e magari di suggerirlo a paesi che dalla deportazione ed i lager sono usciti nella metà del secolo scorso con le ossa rotte. La Francia ad esempio e la stessa Germania. Non parliamo della Polonia. Risulta facile realizzare prigioni e ghetti, poi bisogna saperli riempire. A quel punto vai a sapere cosa succede. Nel 1933, Hitler, gli ebrei voleva deportarli in Madagascar. L’esperienza della storia non ha insegnato proprio niente a questo governo. D’altra parte il fascismo lo percepivano come un periodo di splendore da sognare. Magari, continuando così, si porranno l’obiettivo di come ripercorrerlo..
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