Il discorso tenuto dal segretario della Nato a Berlino, Mark Rutte, il testo integrale si trova in italiano su il Sole 24 ore dell’11 dicembre scorso, presenta per lo meno una contraddizione. Come può un paese come la Russia, sfibrato da tre anni di guerra in Ucraina al punto da essere dipendente dalla Cina per continuare a combattere, diventare, fra altri cinque anni, una minaccia per l’Europa? Più di un milioni di vittime russe dall’invasione, mille e cento morti al giorno nel 2025, miliardi in armamenti distrutti. Continua di questo passo e la Russia fra cinque anni non c’è più, altro che minaccia.
Poi bisognerebbe focalizzare attentamente il ruolo della Cina. Se è vero che la Russia investe il 40 per cento del suo bilancio nella guerra e pure continua a subire colpi durissimi dall’Ucraina che bersaglia regolarmente le sue raffinerie ed i suoi depositi, qual è l’interesse della Cina a sostenere un Paese che ancora non ha preso l’intero Donbass in più di tre anni? Ad un dato momento la Cina dovrà pur presentare il conto alla Russia, che non potrà essere solo saldato in gas e petrolio. Potrebbe essere in territori? Se la Cina chiedesse a Putin la Siberia come remunerazione per il suo sostegno? Se è pur vero che la Cina può essere interessata nel vedere russi e occidentali combattere fra di loro, la dimensione della guerra ancora non è tale da poter dare alla Cina un vantaggio straordinario sull’occidente, marginalmente coinvolto. Semmai conta nella liquidazione della Russia ed eccola finalmente diventare il solo gigante asiatico nel mondo. La rivincita totale del Dragone insomma, altro che il Taiwan.
Fosse davvero così, la Cina non farebbe nulla per fermare la guerra, il reddito che ne cava è in sicurezza e prestigio e aumenta proprio con l’incrementarla. Perché mai per la Nato dovrebbe essere diverso? Finché i russi combattono con continui capovolgimenti di fronte nel Donbass, Kupiansk era data in mano russa e adesso c’era Zelensky stesso a passeggio, la Nato non verrà attaccata, anzi, potrebbe passare all’offensiva. Il generale polacco Jarosław Gromadziński, invece di mordersi la lingua, si è detto pronto a colpire Kaliningrad. Se il generale non era ubriaco, ha toccato un aspetto molto delicato. I russi tanto in difficoltà contro gli ucraini nel Donbass, dove dispongono di chilometri di frontiera alle loro spalle, come se la caverebbero davanti ad un attacco Nato a Kaliningrad, uno stretto corridoio fra la Prussia e la Polonia, affacciato sull’Inghilterra?
Stalin si ritenne un grande statista quando, dopo essersi scornato con la Germania in Spagna, vi si alleò per assistere allo scontro fra le potenze capitaliste, fasciste o democratiche, che fossero. All’epoca, ucraini e russi erano parte della stessa Armata rossa. Solo il fatto che oggi stiano lì a combattersi fra loro, potrebbe essere un’assicurazione per tutto il vicinato. Mai trovassero davvero una soluzione di pace, allora si, sempre che la Russia restasse in piedi, Putin potrebbe rivolgere le sue mire all’Europa. Questa ha armato e finanziato l’Ucraina e ancora non aumenta la spesa militare a sufficienza. In questo caso la minaccia per la Nato, non sarebbe fra cinque anni, sarebbe già domani. Oppure i principali referenti della Nato hanno il vizio di straparlare, cosa che in genere denota insicurezza.
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