Per quanto abbia dell’incredibile, davvero ci sono organi di stampa nazionale che disaminate le ragioni per le quali Russia e Cina si sono disimpegnate in Iran, hanno addotto le comuni radici comuniste dei due Stati. Fosse per le comuni radici comuniste, la Russia e la Cina non avrebbero rapporti dal 1953. Dalla morte di Stalin il presidente Mao elaborò una strategia di contenimento nei confronti dell’Unione sovietica che lo condusse all’alleanza con gli Stati Uniti d’America ed al suo capolavoro assoluto, il Vietnam. Dal punto di vista cinese, a contrario di quello comune in occidente, l’America in Vietnam ebbe un grande successo impedendo ad un paese sottomesso a Mosca di conquistare l’intero sud est asiatico. Insieme al ritiro della Russia dall’Egitto, i cinesi ritennero l’America il loro miglior alleato. Fu il rovesciamento di Nixon con il Watergate a compromettere le relazioni sino americane. Mao si convinse che degli occidentali non ci si poteva fidare. In ogni caso le relazioni della Cina con la Russia tornarono alla normalità solo dopo il crollo dell’Unione sovietica e all’interno del partito comunista cinese, dal tempo della deconfucificazione di cui fu vittima Zhou Enlai, si sono confrontate due opposte tendenze. Per la prima i russi sono il principale nemico in quanto confinanti. Per la seconda, lo sono gli americani perché democratici. Questa dialettica interna non si è mai esaurita e non sempre è stata capace di trovare punti di equilibrio all’interno della dirigenza.
Era Mao a ritenere la dorsale Pakistan, Afganistan, Iran fondamentale per la tenuta dell’autonomia cinese ed è dunque potuto morire relativamente tranquillo. Pakistan ed Iran per tutta la sua epoca erano legati agli americani. Anche il futuro tentativo di penetrazione russa in Afghanistan, lo avrebbe più divertito che intimorito. Ma Mao non aveva ancora una precisa idea dell’estremismo religioso. La Russia che oggi riconosce, primo paese al mondo, il nuovo regime talebano, ne ha invece una molto completa, dal momento che sono stati i russi con la loro guerra in Cecenia i principali nemici del califfato. Adesso si candidano a diventarne i protettori, condividendo le stesse idee dei talebani su Gaza. Questa mossa all’apparenza azzardata di Putin è la prima ad avere un senso politico concreto dopo tre anni in cui la Russia non capisce più niente. Per compierla è servito il disinteresse alle sorti dell’Iran, perché i mullah di Kabul odiano quelli di Teheran che i russi possono dire di aver abbandonato a loro stessi. La verità è che la Russa non crede più nel futuro della Repubblica islamica e mette le mani avanti. Inutile aggiungere che la Russia non era in grado di difendere l’Iran dal momento che le armi iraniane sono già quelle russe e non sono servite a niente..
Putin è un discreto giocatore di poker, perso l’Iran in un colpo tremendo, un monito diretto a lui, le sue difese sono bucate regolarmente dagli ucraini, figurarsi dai bombardieri americani, ha esitato un momento. Poi ha rilanciato. L’unico modo che i russi hanno per colpire l’America è un nuovo undici settembre e per quello serve una cellula fanatica islamica al lavoro fin da ora. Una corsa contro il tempo e anche la logica. Non è detto che i talebani siano nuovamente disponibili. Quando c’era Bin Laden tiravano giù i Buddha di Bamyan, adesso si fanno i selfie sulle macerie di quelle statue millenarie. Il mondo cambia troppo velocemente per tenere ancora in sella un residuato del secolo scorso come Putin.
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