Pier Giorgio Vasi del Pri di Ravenna ci ha inviato il seguente articolo che pubblichiamo volentieri
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale avanza con passo incalzante e perfeziona sempre più la sua capacità di riprodurre contenuti realistici, il pericolo delle fake news credibili diventa una minaccia concreta e centrale. Quello che un tempo erano semplici falsità facilmente smascherabili, oggi grazie all’AI possono apparire come realtà assolute, capaci di influenzare opinioni, decisioni e perfino la percezione stessa della storia e dei fatti. Se non si costruiscono strumenti culturali robusti per difendere la verità, quella virtuale rischia di prendere il sopravvento nella mente di molti, trasformandosi nell’unica realtà percepita, e facendo così diventare “falsa” la realtà autentica.
Questo è un rischio che non può essere ignorato, soprattutto dal sistema scolastico e da quegli insegnanti che, pur animati da buone intenzioni, propugnano una “promozione garantita” a discapito di una solida formazione culturale e critica. Senza un’educazione rigorosa e attenta, che stimoli i giovani a immagazzinare una buona quantità di nozioni accurate e a sviluppare competenze cognitive avanzate, assisteremo inevitabilmente a una società sempre più vulnerabile alle manipolazioni artificiali.
La realtà virtuale delle fake news, se non contrastata da una coscienza critica sviluppata fin dall’infanzia, non farà altro che “stritolare” la mente delle nuove generazioni, rendendo i cittadini esseri ebeti e incapaci di distinguere il vero dal falso. In un momento storico in cui la libertà individuale e la capacità di giudizio autonomo sono più che mai fondamentali, è imperativo che l’istruzione diventi la prima barriera contro la diffusione del falso.
Il ruolo del Ministro della Cultura, del Ministro dell’Istruzione, così come degli Assessori regionali e comunali che gestiscono questi ambiti è centrale: non possono e non devono rimanere spettatori passivi. Occorre un’azione coordinata che proponga una nuova strategia educativa, capace di stare al passo con il galoppare della tecnologia.
Un esempio concreto e inquietante della portata del problema è la diffusione online di una canzone stile anni ’60, realizzata interamente con l’intelligenza artificiale. Inserendo il titolo di questa canzone in un motore di ricerca, si trovano siti, biografie, storie e perfino un’immagine dell’artista, completamente inventata ma incredibilmente dettagliata e convincente. Un falso perfetto appare così reale da confondere qualunque utente. Questo è solo un semplice esempio, ma se l’AI può creare una “falsa” cantante e una “falsa” canzone così realistiche, pensiamo a cosa potrebbe fare con la storia, la politica, la scienza e le informazioni fondamentali per la nostra società.
Di fronte a questa sfida, i mezzi repressivi sono già dimostrati inefficaci; è indispensabile un intervento culturale profondo e strutturato, capace di formare cittadini consapevoli, critici e liberi. Solo così si potrà impedire che la manipolazione digitale diventi la regola, e che la verità reale venga spazzata via dalla retorica costruita dall’intelligenza artificiale.
L’urgenza è evidente: educare i giovani a distinguere il vero dal falso è un dovere di tutti, in primo luogo della scuola, ma anche di tutta la società civile. Se vogliamo davvero difendere la nostra realtà e la nostra libertà, non possiamo più temporeggiare.
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