I presidente degli Stati uniti è un uomo d’affari di successo che si cimenta con la politica. Quando parla sembra principalmente misurare l’effetto delle sue parole, non annunciare le sue intenzioni che probabilmente ancora non conosce. Ha detto di voler intervenire nella guerra in Iran, firmato i piani esecutivi, adesso sta valutando i pro e i contro. Più o meno fa lo stesso sui dazi. L’unica differenza è che la politica estera americana è condotta da più protagonisti ed il presidente può congelarla entro un certo il limite. Per quello che concerne l’Iran, non dovrebbe esserci un piano di invasione dei marines, ma ce n’è uno per bombardare i siti nucleari in profondità, allestito già da Obama e ce n’è un altro, fantasiosissimo, quale il ritorno dello scià.
Per questo già è iniziata la discussione sulla convenienza del cambio di regime, che è una discussione insensata. Il cambiamento è il cambiamento, quando avviene la convenienza conta davvero poco. Quello che si può fare è cercare di indirizzarlo, per cui nel caso crollasse il regime dell’Iran ed è già crollato se è vero che Israele controlla i cieli, l’America ha un suo piano a cui lavora da anni. Bisogna solo capire se è realizzabile.
L’Iran è un paese con una popolazione molto giovane e una storia millenaria. Appare abbastanza incredibile che abbia sopportato tutti questi anni i mullah, rivelatisi molto peggio dello scià, che pure non era un democratico, per quanto amico dell’occidente. Se ora ritornasse l’erede sicuramente conterebbe su degli appoggi nel paese, ma non è affatto detto che non venga superato dalle dinamiche politiche che si aprirebbero. Tra l’altro un regime laico in Iran potrebbe essere comunque nazionalista ed espansionista come quello che sta per cadere. La tenuta del regime è dovuta al suo protagonismo sulla scena internazionale, rilanciando le ambizioni della grande Persia. Il vecchio scià nemmeno se la sognava preoccupato com’era di controllare solo il paese. Quindi, certo, il cambio di regime potrebbe non convenire, ciononostante Israele ha seguito una linea obbligata, ovvero mai accadesse che se questi fanatici mistici al potere in Iran arrivano alla bomba, ce la vediamo davvero brutta. Se poi la bomba era un bluff, come la supposta potenza dell’Iran, tanto meglio perché spazzando via i mullah, sono destinati a cadere come rami secchi, Hezbollah, gli Huti ed Hamas, cioò i principali fattori di destabilizzazione del mondo arabo, indipendentemente da Israele. Vogliono bloccare lo stretto di Hormuz? E come vi riuscirebbero nelle condizioni in cui si trovano?
All’Occidente converrebbe un grande Stato di Giudea nei confini biblici, altro che un micro Stato palestinese che non si sa dove e come si schiererebbe. La vecchia Giudea non era uno Stato caratterizzato religiosamente, il re Erode non era ebreo, per cui si fonderebbe su un accordo fra le popolazioni che la abitano attualmente. Solo questo accordo potrebbe contenere un eventuale espansione iraniana nell’area, che quale forma di governo domani assuma potrebbe essere destinata a ripresentarsi. Poi se invece l’Iran diventasse un alleato, tanto meglio, per quanto le sue caratteristiche lo presentano più come un rivale. Anche per i russi, sia chiaro.
Incredibile come Putin si mostri improvvisamene mite. Il riarmo della Nato non è una minaccia per la Russia ha detto e persino che sarebbe pronto ad incontrare Zelensky. Bisogna sperare che riaffiori il vecchio realismo kgb che sapeva valutare le situazioni politiche militari. Non solo la Russia è già in piena recessione, persino il suo ministro dell’Economia non riesce più a nasconderlo, ma i sistemi difensivi dati agli iraniani, hanno fatto miseramente cilecca. Continua così e Putin farebbe meglio a prendere Assad, Khamenei, Kadirov, Lukaschenko e chiedere con tutti loro asilo a Pechino. Sempre che i cinesi li sopportino.
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