A Ravenna e in buona parte della Romagna si è continuato a celebrare il 9 febbraio. Al Pri ravennate si è aggiunto il sindaco cittadino, Michele de Pascale che si è recato presso la lapide dedicata a Giuseppe Mazzini sullo scalone del Comune per deporre come tradizioni le corone di fiori. “La Repubblica Romana fu banco di prova di nuove idee democratiche ispirate dai principi di libertà e uguaglianza, diede un contributo fondamentale alla realizzazione del sogno di un’Italia unita e repubblicana, ha detto De Pascale, aggiungendo, che si tratta di “una giornata molto importante per Ravenna in particolare, con le sue solide tradizioni risorgimentali e dalla quale, nei mesi successivi alla caduta della Repubblica Romana, passò la Trafila garibaldina”. ll sindaco ha voluto ricordare gli articoli più significativi di quella costituzione avanzatissima.
I – La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.
II – Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità; non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta. Una dichiarazione di intenti che nonostante risuoni ancora potente per de Pascale risulta “in molti casi inattuata ai giorni d’oggi. Ogni articolo, ha detto de Pascale, come i primi due già citati, meriterebbe una menzione speciale, ma in questa epoca ancora segnata dalla negazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, a cui si aggiungono i tentativi di stravolgimento della Costituzione e il pericoloso avvicendarsi di egoismi territoriali e spinte centraliste, ritengo utile focalizzare cinque temi fondamentali. Ad esempio, sull’umanità e le politiche di accoglienza:
IV – La repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana. Sulla differenza fra autonomia ed egoismo territoriale:
V – I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.
VI – La più equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello stato è la norma del riparto territoriale della repubblica.
Sulla libertà dei popoli di autodeterminarsi:
Art. 2 – Si perde la cittadinanza […] per servizio militare presso lo straniero, senza autorizzazione del governo della Repubblica; l’autorizzazione è sempre presunta quando si combatte per la libertà d’un popolo.
Sul leaderismo, la voglia dell’uomo o della donna forte e la bramosia di potere:
Art. 33 – Tre sono i consoli. Vengono nominati dall’Assemblea a maggioranza di due terzi di suffragi. […]
Art. 34 – L’ufficio dei consoli dura tre anni. […] Niun console può essere rieletto se non dopo trascorsi tre anni dacché uscì di carica.
Sull’indipendenza della Magistratura:
Art. 49 – I giudici nell’esercizio delle loro funzioni non dipendono da altro potere dello Stato.
Consiglio a tutti e a tutte, ha concluso il sindaco di Ravenna di leggere in questa giornata il meraviglioso testo prodotto dalla Costituente della Repubblica Romana e se uscirete da questa lettura ammirati per la forza del pensiero di allora e ispirati per le scelte di oggi, come da tradizione romagnola, accendete un piccolo lume alla finestra, il lume della ragione, della giustizia, della libertà e della Repubblica!”







