Anche al marchese di Talleyrand capitava di pensare delle sciocchezze, solo che aveva l’accortezza di evitare di dirle. Questa la differenza principale fra un famoso ministro degli Esteri che ha segnato, nel bene e nel male, la storia dell’Europa moderna e un oscuro funzionario della Farnesina. Di Talleyrand il ministro Taiani ha sicuramente il genio, perché giusto un genio può uscirsene con “sminiamo l’Ucraina” quando ancora sono in corso i combattimenti. Un po’ come chiedere alla Russia dello zar Alessandro di intervenire sull’Inghilterra mentre Wellington sbarcava nella penisola iberica. Lo stesso vale per la successiva trovata di Taiani, quella di colpire i coloni israeliani. Talleyrand, a suo tempo, non si mise a dire, sciaboliamo i contadini prussiani sconfinati in Sassonia. Recò una dichiarazione di guerra a Berlino. Quella serviva sicuro.
Se il governo italiano si fosse convinto che da Israele bisogna per lo meno prendere le distanze, dovrebbe innanzitutto sospendere i trattati in corso o esprimere il desiderio di non rinnovarli. Per accettare invece il suggerimento di Conte e Schlein, fermare l’invio di armi, servirebbe uno studio esatto di quelle inviate ad Israele, badando di capire quali aziende a partecipazione statale sono coinvolte e quali private. Sicuramente il ministro Taiani non avrà bisogno di farsi ricordare che fino al 1975 le armi israeliane erano inglesi ed americane, che quella leggera da combattimento personale, l’Uzi, era di fabbricazione israeliana, in dotazione all’esercito dal 1950, considerata tutt’ora una delle più letali in circolazione. Dopo che Israele vinse tre guerre, i paesi europei fecero la fila per armarla, quando non ne aveva più bisogno. Nel caso in cui vi siano commesse italiane, è probabile che il governo israeliano le abbia firmate per farci un piacere. In un mondo reale, quello di Talleyrand, non quello di Taiani, sarebbe l’Italia a dover acquistare armi da Israele, non l’inverso.
Prima di fare proposte punitive contro Israele, il ministro italiano potrebbe consultarsi con i colleghi egiziani e giordani. Egitto e Giordania hanno aggredito Israele il secolo scorso e hanno perso quote di territorio causa quella loro ripetuta aggressione. Cosa ritengono di fare Egitto e Giordania a favore della protezione di un popolo che pure era il loro? Una volta ascoltata la controparte araba, Taiani sarebbe in grado di valutare se l’Italia debba fare di più o di meno di quello che appunto, fanno, o vogliono fare quei paesi coinvolti nella vicenda. L’Italia invece non ha avuto finora nessun ruolo, se non tramite l’Onu, in medio oriente. Mai stata consultata in alcun modo e in nessun piano di pace. A volte verrebbe da credere che l’Italia non abbia nemmeno un’idea esatta della crisi in cui vorrebbe cimentarsi con una qualche iniziativa diplomatica. Se la si sia mai vista la striscia di Gaza, la Cisgiordania, da questa parte del mediterraneo, o se siamo informati attraverso al Jazira di cosa starebbe succedendo. Poi si legge sul Washington Post che l’amministrazione statunitense ha pronto un piano di resort per Gaza. Aspettiamo la dichiarazione di Tajani su Trump. Un matto. Magari il ministro Taiani provvederà anche a misure contro gli Stati Uniti d’America.
In ogni caso, Taiani può dire e fare un po’ quello che gli pare. Israele non se ne accorgerà come nemmeno si accorge degli strali dei cortei pro pal di Venezia. Alla Casa Bianca invece stanno già tremando. Attenti, svegliamo Taiani.
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