Il dibattito più stucchevole a cui si potesse assistere è quello che si è subito aperto nella nostra classe politica. Il regime iraniano è detestabile, ma l’idea di attaccarlo con le bombe non piace. Al punto di essersi ritrovati persino chi dice che c’è un aggredito e un aggressore. E sì che l’Iran aggredisce ogni giorno la sua stessa popolazione civile. Da quando il dissenso nel paese verso gli ayatollah è diventato un fenomeno di massa la repressione è stata spietata, tanto che gli iraniani guardano a Trump e a Netanyahu come a dei liberatori, esattamente come gli europei considerarono Roosevelt e Churchill. Grazie a Roosevelt e Churchill, in Italia ora vige una costituzione che ripudia la guerra. Allora, l’Italia la sua parte l’ha già fatta. Non ci può essere ripudio maggiore della guerra con un ministro della Difesa rimasto bloccato, insieme alla famigliola, in un paese straniero, inconsapevole di cosa succeda. Probabilmente stava in vacanza. Non si possono chiedere le dimissioni di tutto il governo all’istante, come pure sarebbe il caso, solamente perché, bontà sua, ha rispettato la Costituzione.
Perché mai stupirsi se gli iraniani, più stanchi del regime degli ayatollah di quanto gli italiani lo fossero del fascismo, ritengano di avere almeno un’occasione con la morte di Khamenei? Soprattutto i loro giovani, privati di qualunque diritto, vanno in piazza da anni e vengono presi a fucilate dai poliziotti, finendo morti ammazzati o in galera. I giovani iraniani agitano i peluche, non il martello di cui avrebbero bisogno. Per quanto possa apparire difficile credere che davvero ci siano stati trentamila morti nelle ultime manifestazioni avvenute contro il regime, disgraziatamente il dato è plausibile, proprio perché successivo alla prima ondata di bombardamenti israeliani americani, del giugno 2025. La debolezza militare del regime ha dato fiato e speranza alla rivolta della popolazione, che ancora è tornata in piazza.
Per fare cadere il fascismo in Europa, con le bombe, occorsero le truppe e a contrario di quello che si scrive, il governo statunitense, non pretende di liberare il popolo iraniano. L’amministrazione Trump vuole ammorbidire il regime sul nucleare. L’Iran deve scordare il suo programma e se non se lo scorda, continuerà ad essere bombardato. Nessuna invasione. Piuttosto Israele invita gli iraniani a ribellarsi, per cui potrebbe essere che Israele abbia in mente dei gruppi armati di supporto alla rivolta, vai a sapere. La situazione interna all’Iran, in questi frangenti, non si può conoscere ancora con chiarezza.
Il governo iraniano era il grande alleato strategico russo della Regione. Se la Russia fosse una potenza militare avrebbe inviato le portaerei, che non ha. Avesse missili balistici di qualche tipo utile li sparerebbe contro la flotta statunitense. Con una divisione aerea capace di rifornirsi in volo, darebbe copertura ai pasdaran. Invece Putin protesta contro la violazione del diritto internazionale e piange l’omicidio di un grande statista. Non ci sarà nessun allargamento del conflitto, ci sarà l’agonia di un regime abbandonato da tutti. Tranne da quelli che in Italia ancora non hanno digerito le bombe statunitensi del secolo scorso, quelli che preferivano il governo fascista. Il regime degli ayatollah, un po’ glielo ricordava.
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