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Il tradimento della democrazia liberale

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
2 Marzo 2025
in L'editoriale
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La narrazione comune ci racconta che una banda di bulli ha preso possesso della Casa Bianca e teso un agguato al povero Zelensky, che ci è cascato con tutte le scarpe. Da una parte la perfida astuzia provocatrice della più grande potenza del mondo, dall’altra la suscettibile sciocchezza commessa dal capo di una nazione che combatte da tre anni per la sua indipendenza.

Abbiamo vecchi liberali che si strappano le vesti rievocando Hitler e von Schuschnigg, confondendolo con Sirovy, per la verità, e Breznev con Dubcek, anche se Trump sta dall’altra parte del mondo, e impuniti comunisti bombaroli che sogghignano riscoprendo gli ideali della loro giovinezza. Avevano ragione loro, l’imperialismo capitalista era una barbarie, hanno fatto bene a combatterlo, almeno da ragazzi, ahinoi, si invecchia presto.

L’unica cosa che non si capisce è perché tutta questa messa in scena a uso pubblico, che bisogno c’era? Nel 1963 Kennedy fece fuori Diem senza tante cerimonie. La Cia organizzò un colpo di Stato a Saigon e gli piantò un colpo in testa, mica lo invitò alla Casa Bianca. Da allora la barberie imperialista si sarebbe anche perfezionata nella farsa.

Se crediamo ai fumetti ci atteniamo a questa falsariga e c’è poco da fare, Trump, Putin e Xi si spartiranno il mondo con conseguenze inenarrabili. Ad esempio saranno deportati tutti gli abitanti da Gaza. Taiwan sarà rinazionalizzata. Il Messico invaso. Fate un po’ voi. Altrimenti vale la pena di cercare un altro tipo di lettura più attenta alla società americana e alle scelte che ha fatto eleggendo un presidente che aveva promesso la pace in Ucraina il giorno stesso che si sarebbe insediato alla Casa Bianca.

Questo dovrebbe essere il punto di partenza di un’analisi seria, e cioè che Trump ha subito uno smacco, perché mentre tutti ci spiegavano che lui e Putin si accordavano per realizzare la pace, Zelensky ha fatto sapere che intende combattere, lui, la pulce tra due elefanti. E tutto questo si sarebbe scoperto in diretta televisiva, cioè Trump è talmente fesso da non sapere che Zelensky era contrario a ratificare un accordo che lasciava i territori occupati ai russi e lo escludeva dalla Nato. Per carità, il presidente americano da perfido bullo si scopre completamente stupido, tanto da credere nell’ipotesi delle terre rare in Ucraina. I russi sono andate a cercarle in Congo le terre rare, quando le avevano a due passi da casa. Ma ammesso che siano in Ucraina e che valgano centinaia di miliardi, le miniere di estrazione sono ferme almeno dal 2014, e starebbero, a vedere le mappe, principalmente nelle cosiddette repubbliche separatiste. Se Trump vuole le terre rare dovrebbe chiederle a Putin, non a Zelensky e non sarà certo Putin a ridargli i soldi spesi dall’America per armare il suo nemico in questi tre anni di guerra. Qualcuno si rende conto dell’ assurdità o solo la voce repubblicana? Se Trump vuole davvero le terre rare, deve ridare tutta l’Ucraina a Zelensky.

Dispiace deludere i catastrofisti, ma è più semplice pensare che Trump abbia sbagliato politica elettorale, la promessa dalle pace, e volesse scaricarla su Zelensky il quale è ben felice di fare la parte dell’eroe a tutti i costi. Meglio morto che d’accordo con Putin e questa posizione peserà sull’amministrazione americana quando dovrà ricollocarsi necessariamente, magari da ospite del re d’Inghilterra a Balmoral. Intanto Trump può dire al suo elettorato di non aver fatto la pace perché si odiano più di quanto noi si ami il vile denaro. Poi, dal momento che salta la pace, non c’è bisogno di ricevere anche Putin alla Casa Bianca, un criminale internazionale.

Per il settantacinquesimo anniversario dalla liberazione abbiamo già ricordato come il grande e rimpianto presidente Roosevelt ci mise ben otto anni per decidersi a combattere il fascismo europeo. Hemingway, che era andato in Spagna, si trasferì a Cuba per non essere arrestato dalle leggi di Roosevelt che inviava la nazionale olimpica a Berlino. Perché mai Roosevelt non avrebbe potuto convivere tranquillamente con Adolf Hitler? Il piano della pace di Roosevelt del 1933 ebbe un solo estimatore entusiasta, il nuovo cancelliere tedesco.

Certo, Trump avrebbe dovuto fare la guerra a Putin dopo trenta giorni e questo nonostante gli ottimi rapporti avuti durante il suo precedente mandato e il fatto di non aver promesso nulla a Zelensky, avendo contrastato il suo principale sostenitore alle elezioni, Biden. Quelli che hanno promesso qualcosa a Zelensky sono i capi di Stato europei, non Trump. Trump deve fare ancora cento giorni di governo, e ha già rovinato l’universo mondo. Il tipico americano.

licenza èixabay

Tags: TrumpZelensky
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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