America ed Europa si sono guardate come in uno specchio senza mai capirsi fin dai tempi delle due Rivoluzioni. Monroe, l’autore della famosa dottrina appena riscoperta, da ambasciatore a Parigi nel 1793 scriveva a George Washington che i francesi dovevano essere pazzi. Perseguivano gli aristocratici. Da parte loro, i giacobini guardavano al sistema presidenziale statunitense con diffidenza. Rigorosamente rousseauiani una volta deposto il re, volevano che la sovranità fosse esclusivamente plurale. Questo retaggio di avversione al presidenzialismo statunitense si vede ancora cento sessant’anni dopo nella forma semi presidenziale della Quinta Repubblica.
Nel 1793 la Convenzione repubblicana in Francia era contraria a conferire poteri ad un solo individuo. Appena Robespierre, figura da uno stile di vita modesto, ebbe un suo seguito, venne considerato un tiranno, nonostante qualunque sua proposta avesse avuto bisogno di essere controfirmata dai 40 membri dei due Comitati e sottoposta all’Assemblea. Robespierre sarà l’unico tiranno della storia che soccombe ad un voto del Parlamento.
L’America allora non aveva nemmeno cinque milioni di abitanti, la Francia già ne contava venti e il corpo elettorale era ristretto al trenta per cento della nazione stabilito dal reddito. Nessuno poteva eccellere tanto da assumere un ruolo preminente nello Stato, senza giocarsi la testa. Va detto che la Rivoluzione voleva semplicemente imporre una monarchia costituzionale. Desmoulins scriveva che i repubblicani in Francia erano due, di numero. La Repubblica che si affaccia per la prima volta nell’età moderna sul vecchio continente, fu un salto nel buio.
Visto l’esiguità della popolazione rispetto alle dimensioni del territorio, i costituenti americani si dimostrarono disinvolti riguardo il tessuto istituzionale. Ci si riferisce ad Atene, a Roma, a Sparta e ancora non si è conquistata la California. Lo stesso Washington amava più gli affari domestici che quelli dello Stato. Washington fu messo alla presidenza a forza, senza un solo voto contrario. I suoi successori, praticamente non ebbero opposizione. Jefferson era il capo del partito “democratico repubblicano”. Il governo repubblicano francese si spaccherà subito con la federazione e letteralmente ne disfa il progetto eliminandone i principali sostenitori fisicamente, i girondini. Questo quando in America i poteri si mischiano e si confondono anche violentemente, per quasi sessant’anni. Tutti sono federalisti, ogni Stato si amministra come gli pare sino a Lincoln. Con Lincoln vengono al pettine le contraddizioni del sistema costituzionale statunitense. La soluzione è la guerra civile.
Lincoln verrà ucciso immediatamente alla fine della guerra. L’assenza di sicurezza disorienta. Il processo agli attentatori sarà rigorosamente militare e sottratto al pubblico. L’America ha finalmente scoperto l’eccesso del potere presidenziale di cui non si era mai accorta e inizia a mobilitare tutte le sue risorse per bilanciarlo. Al potere del presidente si contrappone una società divenuta più forte del presidente stesso.
Rispetto ai Washington e ai Lincoln, quando l’America non aveva nemmeno dieci milioni di abitanti, i Roosevelt, i Kennedy, i Nixon, contano decine di milioni di voti. Trump ne ha presi nel suo secondo mandato ottanta. Questo inclina l’equilibrio del sistema, tanto che il presidente punta sempre a forzare tutti i contrappesi. Non c’è niente di illegittimo nel provarci, ci mancherebbe. Va solo detto che spesso si rompe la testa.
Il trumpismo, ammesso che esista una categoria simile, è l’esercizio del presidenzialismo nella sua forma ruggente, caratteristico a tutti i presidenti nella fase in cui si sentono George Washington, la loro infanzia. Appena si affronta l’elezione di metà mandato le cose possono cambiare, soprattutto l’America ha una pubblica stampa, indipendente e privata, capace di far dimettere persino il presidente americano più potente della storia, quale fu Richard Nixon.
L’America vista dall’Europa, commette un errore dietro l’altro. Negli ultimi settant’anni, non c’è un presidente che non sia stato sottoposto a critiche feroci. De Gaulle era arrivato sotto ai minimi nei rapporti con Kennedy, eppure appena Kennedy si trovò contro Krusciov, De Gaulle corse al suo fianco. Oggi verrebbe da chiedersi, nel caso in cui Trump si trovasse contro Putin, Xi e Khamenei, se l’Europa non gli dicesse, beh, sono affaracci tuoi. E questo potrebbe anche essere. Trump ha messo in crisi le relazioni con il vecchio continente, gli piace McKinley che prese a cannonate la Spagna. Bisogna solo chiedersi, poiché l’Europa non ha una unità politica, non né ha una militare, e i paesi membri sono completamente impreparati, la Francia è stata da poco bastonata dai ribelli del Mali, Trump non c’entri un bel niente. C’entra preferire la non belligeranza.
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