A Ravenna vince il centrosinistra e perde un centrodestra frammentato, incapace di costruire un’alternativa credibile. Ma la vera sconfitta è della politica, con un’affluenza che resta sotto il 50%. Un dato che deve preoccupare chi crede nella partecipazione come fondamento della democrazia.
Il PRI, ancora una volta, si conferma come perno stabile della coalizione di centrosinistra, ruolo che ricopre con coerenza dal 1962, da quando Ugo La Malfa volle segnare una scelta chiara, incarnata a Ravenna da Bruno Benelli, primo sindaco di quella stagione politica.
Oggi, il sostanziale pareggio tra PRI, M5S e AVS consegna al Partito Democratico non solo un equilibrio politico, ma anche elementi percentuali concreti per confermare quegli assetti che sono garanzia di stabilità per la coalizione e, soprattutto, per le dinamiche socio-economiche del territorio ravennate.
Il fatto che l’Edera raccolga sostanzialmente gli stessi voti delle altre forze a sinistra del PD dimostra che Ravenna continua a riconoscere al Partito Repubblicano un ruolo da forza di governo: competente, radicata, affidabile.
Cinque candidati repubblicani oltre le 100 preferenze sono un dato importante, che ci riempie d’orgoglio e apre una riflessione positiva. Ma non basta.
In alcune zone, come nei lidi, la nostra voce è risultata debole: lì occorre un lavoro radicale, serio e duraturo, per ricostruire una presenza politica. Ma anche nel forese, che pure ha tenuto, è necessario rafforzare il nostro radicamento e aumentare la presenza politica e organizzativa, per essere non solo rappresentanza, ma proposta.
Se a questo risultato si fosse aggiunto quello di Eugenio Fusignani, vicesindaco uscente, riconosciuto come interlocutore autorevole della piazza cittadina e in grado di intercettare consensi trasversali ben oltre il nostro tradizionale elettorato, il PRI avrebbe superato il 5%, confermando il risultato del 2021. La sua assenza si è fatta sentire, ma il Partito ha dimostrato di saper camminare anche con gambe collettive.
Un sentito ringraziamento va a tutte le candidate e i candidati che hanno condotto una campagna elettorale generosa, pulita e capillare. A partire dal capolista Giannantonio Mingozzi, a cui vanno anche i complimenti per l’ottimo risultato personale, frutto di un impegno costante e riconosciuto.
Un altro elemento di fiducia arriva dai risultati dei più giovani che si sono affacciati alla politica: dalla conferma di Andrea Vasi, all’ottimo risultato di Alessandra Cusumano, fino a Yuri Ghetti (il più giovane della lista) e a Matteo Mazzotti e Marco Falcone, tutti segnali di un rinnovamento che è già realtà.
Un ottimismo non di circostanza ma di sostanza, rafforzato dal grande contributo di candidati indipendenti che hanno voluto mettersi in gioco con noi come Francesco Stucci, Massimo Cavallone, Paola Fuschini, Margherita Ghinassi, Giulia Giunchi, Carmen Calviello, Benito Righetti e Nicoletta Alvisi.
Un dato politico significativo è la presenza nel PRI di Giovanna Martorano, del direttivo di Italia Viva, e di Massimo Corbelli, segretario comunale del PSI. La loro adesione ha fatto sì che l’Edera rappresentasse davvero quella “Terza Via” che Italia Viva, Azione, +Europa e lo stesso PSI non hanno voluto costruire, preferendo rifugiarsi in Progetto Ravenna, che di “progetto” aveva solo il nome, svolgendo di fatto la funzione di semplice lista civica del candidato sindaco del centrosinistra.
Oltre ai nomi già citati, desidero ringraziare anche Silvia Lameri, Edera Fusconi, Rita Monti, Laura Agrioli, Fabio Gardella, la segretaria comunale Nives Raccagni, Renzo Sbrighi, Rita Trevisi, Roberta Ragusi, Mauro Marabini, Angela Plazzi, il decano Carlo Gambi, Loris Savini, Egle Torre e Valentina Cacace. Ognuno di loro ha contribuito con passione e dedizione al risultato complessivo.
Il risultato di Fratelli d’Italia, che raddoppia i consensi rispetto al 2021, è significativo. Si tratta di un dato che conferma la centralità della destra sovranista nel quadro nazionale, ma che a Ravenna non riesce comunque a diventare traino di una coalizione. Il centrodestra, infatti, non solo perde nel complesso, ma non riesce a costruire un’alternativa credibile, anche per le sue profonde divisioni.
Tiene, e anzi si segnala in leggera ripresa, Forza Italia, che mantiene una presenza significativa e mostra una certa capacità di resistenza nel suo tradizionale elettorato moderato.
Al contrario, la Lega sparisce dal consiglio comunale: un risultato clamoroso, ma prevedibile, frutto di lotte interne, di una disgregazione identitaria evidente e di un elettorato fagocitato sia da Fratelli d’Italia, che ne assorbe il consenso più ideologico, sia dalla lista civica La Pigna, che riconferma la propria presenza in consiglio proprio grazie ai voti in uscita dal Carroccio.
Una debacle ancora più grave se si considera che, a differenza del PRI, queste forze possono contare su una presenza mediatica quotidiana e sul traino dei rispettivi partiti nazionali.
Ed è questo un nodo politico fondamentale: il PRI non ha visibilità nazionale e dunque è costretto a fare sforzi doppi, se non tripli, rispetto ad AVS o M5S (per restare nel campo del centrosinistra), che possono anche tacere e comunque beneficiare dell’esposizione mediatica garantita dalla stampa e dalle televisioni nazionali.
Lo stesso vale per FdI, FI e Lega, partiti di opposizione a Ravenna ma al governo del Paese: il loro messaggio viaggia anche senza iniziativa locale, mentre il nostro cammina solo con il nostro lavoro sul territorio.
A sinistra, il 3% della sinistra radicale rappresenta un segnale chiaro: anche in un territorio progressista come Ravenna, si privilegia una sinistra democratica con senso di responsabilità di governo, capace di parlare a tutta la comunità e non solo a minoranze ideologiche. In un mondo complesso e instabile, si cercano ideali che uniscono, non ideologie che dividono.
Un’altra novità è il civismo emergente, come dimostra l’esordio di Ravenna al centro, lista affacciatasi solo in extremis, che ha comunque sottratto voti a più forze, sull’onda di temi specifici come la vicenda della piscina comunale. Un civismo variabile, non strutturato, che però intercetta disagio e frammentazione.
Infine, il vero flop di questa tornata elettorale è quello della Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, che pure aveva condotto una campagna mediatica visibile e ridondante, con toni da forza strutturata e ambizioni sproporzionate rispetto alla realtà del territorio. Eppure, raccoglie appena 800 voti, fermandosi a uno scarno 1,48%: un risultato che, al netto della visibilità, certifica l’inconsistenza reale del progetto, almeno a Ravenna. Ma c’è di più: questo dato rappresenta anche un’ulteriore conferma della maturità e dell’attenzione dell’elettorato ravennate, che non si lascia sedurre da trappole nostalgiche o da operazioni di marketing politico senza radici. I cittadini hanno dimostrato di saper distinguere tra le forze politiche vere, che vivono il territorio, e le sigle che appaiono solo per cercare visibilità, senza offrire credibilità né prospettiva.
In conclusione, il quadro che emerge è quello di una città che vuole stabilità, serietà e concretezza. Che premia il radicamento e la coerenza. Che non si fa travolgere dalle mode o dalle spinte populiste, ma continua a credere in una politica che, pur nelle difficoltà, prova a tenere insieme istanze diverse sotto una visione comune.
Ed è in questo spazio, laico, liberale, democratico e riformista, che il PRI continuerà a esercitare il proprio ruolo, con la determinazione di chi non ha bisogno di slogan o riflettori, ma si affida al lavoro serio, al confronto autentico e alla responsabilità di chi mette sempre al centro l’interesse della comunità.
Perché il nostro impegno nasce dalla storia, ma guarda avanti. E Ravenna, ancora una volta, ci ha detto che questa è la strada giusta.







