Se la realtà fosse razionale come avrebbe voluto il vecchio Hegel, il ministro della Cultura di Mussolini, sarebbe stato Benedetto Croce, non Giovanni Gentile. Non solo Croce era già stato ministro dell’Istruzione del governo Giolitti e quindi utile a spargere fumo negli occhi del mondo liberale, ma era anche una celebrità europea e, cosa forse più importante di tutte, fu Croce, guarda il caso, ad aver tradotto in italiano per primo il pensiero di Sorel che Mussolini aveva conosciuto e apprezzato negli anni trascorsi in Svizzera. Morale, si rimase a bocca aperta nel vedere che invece Mussolini si portò al governo questo giovanottone, dieci anni più giovane di Croce, conosciuto giusto nelle università, perché solo di studi Gentile si era occupato fino a quel momento, affatto estraneo ai maneggi della vita politica nazionale e per la verità, anche locale.
La sua Teoria generale dello spirito come atto puro, opera del 1916, al profano potrebbe apparire come una interpretazione ed un riordinamento particolarmente convincente dell’idealismo tedesco. Non c’è niente di autenticamente nuovo rispetto a quanto scrissero Schelling ed Hegel, se non un recupero di Fichte che ai due sarebbe apparso alquanto improbabile. In compenso, rispetto a tutti gli studiosi italiani dell’idealismo tedesco suoi predecessori o contemporanei, Gentile non si perde negli infiniti dettagli di un’elaborazione filosofica tanto complessa. Invece ne coglie ed illustra il tratto di insieme, se vogliamo lo semplifica con una straordinaria potenza. L’unità di azione e pensiero, di soggetto ed oggetto. Rispetto ad un Croce, che conosce appena Schelling e sforna una visione hegeliana della realtà come storia, ovvero qualcosa destinata alla riflessione dell’autocoscienza, Gentile punta tutto sul divenire. Non è un caso che i Solari, Calogero, Gramsci, Gobetti, Spirito siano affascinati da Gentile. Allora Croce appare improvvisamente come un trombone suonato. Probabilmente Mussolini non conosce né il pensiero di Gentile né quello di Croce, Sicuramente ha un’idea precisa di cosa sappia più attrarre gli intellettuali italiani. Gentile resterà poi fondamentalmente un provinciale che si trova proiettato, senza nulla aver fatto per volerlo, ai vertici dello Stato. Il suo legame con Mussolini divenne strettissimo e questo influisce sulla produzione ministeriale, non tanto per quello che concerne la voce fascismo, francamente non ha nessuna importanza fuori dalla propaganda, mentre molto sull’idea del Risorgimento. La sua trama tesa fra Gioberti e Mazzini, è molto discutibile, con il pregio di tenere marginali Cavour ed i Savoia, tanto che Gentile alimenta la fronda antimonarchica del fascismo. D’altra parte devitalizza quasi completamente la forza rivoluzionaria di Mazzini, o per lo meno, la incanala in un ambito puramente spirituale, da istitutore, dal momento che l’atto mazziniano è l’esilio. Situazione che sarebbe anche da analizzare più approfonditamente per chi ha più competenza.
Quando il fascismo rompe con la monarchia, Gentile vedrà coronato il suo sogno teorico. Non avrebbe senso per lui rinnegare quanto scritto e pensato in quegli anni. Non fosse che i suoi sentimenti antitedeschi sono ancora più forti di quelli antimonarchici, ed Hitler, che sapeva valutare il peso di Gentile, per tutelarsi gli fa deportare un figlio in Germania. Comunque Gentile non ha più nessun ruolo politico e mai ne ha aveva avuto uno militare, all’indomani della notte del Gran Consiglio. L’omicidio di Gentile commesso il 15 aprile del 1944, ricorrono oggi gli ottant’anni, è stato invece una chiara intimidazione rivolta direttamente al mondo culturale italiano. State bene attenti da quale parte vi schierate. Togliatti accolse l’assassinio con un singolare entusiasmo, quasi fossero state uccise delle canaglie come Pavolini, o Graziani. Senza voler entrare nemmeno nel merito di quella decisione partigiana, si può notare che in effetti Gentile uscì rapidamente dalle università e forse questo potrebbe anche essere considerato un bene. Solo che per vedervi poi introdurre il nazista Heidegger, non si capisce quale sia stato il vantaggio. Poste italiane dedica al quasi dimenticato Gentile un francobollo, che sarebbe cosa giusta se fosse stato un ministro cresciuto nel Pci a richiederlo e non un ministro che viene dal movimento sociale. Più che un senso di libertà culturale, si avverte il sapore di passato regime.
Foto Poste Italiane







