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Krasnov

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
22 Febbraio 2025
in L'editoriale
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In queste ore una ex spia kazaka di medio alto rango, ha fatto sapere che Trump sarebbe stato reclutato dal Kgb nel 1984. L’accusa, per quanto accompagnata da dettagli interessanti, non è suffragata da nessuna prova tangibile, per cui poteva morire come è nata. Non fosse, che l’ex deputato repubblicano Joe Walsh, sconfitto alle primarie da Trump nel 2020, l’ha rilanciata in un intervista alla CNN mettendo in grande imbarazzo gli intervistatori. Nemmeno a dirlo, c’è anche chi sostiene che i contatti fra Trump ed i russi sono stati presi da mesi e persino chi ritiene la reticenza di Trump verso i suoi bilanci, dettata dalla necessità di nascondere i finanziamenti russi. Un gran polverone sollevato proprio nel mentre della trattativa con il Cremlino. Mai saltasse fuori qualche contratto firmato con Mosca nel passato, apriti cielo. L’America sa essere spietata e nel partito repubblicano, soprattutto, c’è tradizionalmente poca comprensione verso i simpatizzanti del mondo slavo. Ci sono ambienti contrari alla pace in quanto si tratta di ucraini e russi che si sparano fra di loro. Lo stesso popolo che si massacra da solo, insomma.

Se Trump fosse stato davvero una spia del Kgb, difficilmente se ne sarebbe uscito con una frase come quella di ieri, per cui Zelensky non sarebbe importante al tavolo dei colloqui di pace, perché questa è la nuda verità. Un agente russo mai la direbbe. Zelensky si trova fra l’incudine ed il martello e i sussurri che lo vorrebbero esiliato a Parigi, non fanno che riprendere la proposta originaria di Biden, aiutarlo a lasciare il paese prima dell’invasione. Tanto per capire che i democratici si sono trovati un po’ forzati la mano ed infatti il congresso ha bloccato a lungo gli aiuti promessi. Questo spiega perchè Trump accusa Zelensky di aver iniziato la guerra. Avesse fatto fagotto i russi si sarebbero trovati spianati la strada verso Kyiv, magari non avrebbero avuto fiori al loro passaggio, ma nemmeno una pioggia di droni a costringerli alla marcia indietro.

Quello che invece Trump non ha detto è che questa resistenza di Zelensky è stata un successo occidentale, in primis americano. Resistere per più di due anni in queste condizioni, non essersi piegato, aver avuto la forza di contrattaccare, fa di Zelenskj il principale eroe di questo scorcio del millennio. Venisse esiliato o ucciso sarebbe un mito. L’uomo che ha tenuto testa ai russi e che venne tradito dagli americani. Filmoni per Hollywood. Quello che Zelensky perde sul piano negoziale lo acquisisce sul piano politico. Da vecchi amici degli Stati Uniti d’America, fu l’ambasciatore americano a Roma e prendere Mazzini e a spedirlo in Inghilterra, contiamo che qualcuno ricordi a Trump, al momento opportuno, la differenza fra potenza e morale. Non vogliamo nemmeno credere alla sola ipotesi di vedere Trump a Mosca accanto ad un criminale come Putin per festeggiare la vittoria della seconda guerra mondiale, mentre Zelensky fosse stato cacciato. Sarebbe il punto più basso della storia statunitense, il rattrappimento di un’America meschina mai conosciuta tale dal tempo della sua fondazione.

Anche l’Europa deve pensare bene a cosa fare. L’America di Trump potrebbe sempre giustificarsi dicendo che ha problemi più grandi dell’Ucraina e non ha ragione di guastarsi con i russi. Non lo fece con Stalin, perché mai dovrebbe farlo con Putin, un nano al confronto. L’Europa invece avrebbe un problema serio, intanto per le promesse fatte a Zelenskj, Trump non gli ha promesso niente, poi perché i russi ce li ha al confine non dall’altra parte dell’oceano. I russi dal 1700 bussano alle porte dell’Europa a colpi di cannone. Saremmo tornati allo stesso punto di allora senza più Federico il Grande, senza Bonaparte e senza nemmeno Woytila.

Di Trump invece resterebbe il sospetto che davvero avesse preso l’identità assegnatagli dal Kgb, quella di Krasnov, un colonnello dell’Armata rossa passato ai tedeschi. Krasnov formò un reparto cosacco delle ss, venne catturato dagli inglesi e consegnato ai sovietici. Finì impiccato in una cella della Lubianka. Curioso nome da scegliere per un agente.

licenza pixabay

Tags: TrumpWalsh
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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