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Bandiera della civiltà

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
5 Marzo 2024
in L'editoriale
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La Chiesa durante la Rivoluzione ha cristianamente sopportato la confisca dei beni, i conventi bruciati e persino i preti annegati nella Loira. Tuti episodi tragici che secondo il pensiero di De Maistre avevano solo lo scopo di mettere alla prova la grandezza di Dio per potervi trionfare. Il martirio, insomma.

Quello che invece davvero De Maistre non poteva giustificare agli occhi del santo padre, era la costituzionalizzazione del clero, un totale affronto. Questo giuramento sulla costituzione rivoluzionaria, fu davvero insopportabile per la curia romana che montò su tutte le furie. Il papa inviò un suo messo a Luigi sedici ordinandogli di porre il veto, pena la scomunica.. Quel brav’uomo del Capeto, che pure non era un’aquila, ma era dotato di un certo coraggio, comprese in quel preciso momento che la sua fedeltà al pontefice gli sarebbe costata la corona ed anche la testa, e pure non ebbe dubbio a sottomettersi al suo vescovo. Solo che non capiva, perché, lui che si era appuntato persino una coccarda tricolore sul cappello, cosa mai gliene importasse al santo padre di una tale vuota formalità. I suoi bravi preti potevano giurare tutto quello che pareva a quei forsennati di giacobini e restare assolutamente saldi nelle proprie convinzioni, e questo era l’animo del Borbone. Non quello del papa ovviamente, per cui il giuramento era insopportabile, inaccettabile, inammissibile. La religione vive principalmente nelle sue forme, non può rinunciarvi nemmeno un istante. La fede invece è un’altra questione.

Anche per questo la Chiesa di oggi non ha nulla da ridire contro i diritti civili e le garanzie fondamentali che campeggiano nella costituzione della Francia repubblicana. Al contrario, un Vaticano profondamente evoluto, ha accettato, volentieri o meno, che accordare ai cittadini l’esercizio delle libertà pubbliche e i doveri civili, sia la caratteristica di uno Stato moderno che tiene separati i poteri sovrani. Piuttosto, la Chiesa è come rimasta tramortita dal vedere l’aborto costituzionalizzato esattamente come si vollero i suoi preti nel 1789. In questo caso si legge anche un affronto diretto, dal momento che allora i preti erano fuori controllo, quando oggi in Francia l’aborto ha numeri di massa, oltre 234mila casi nel 2022. Per cui non ci sono dubbi , questa è una bandiera gettata in faccia ai vescovi, come ha scritto subito, il loro quotidiano L’Avvenire,, “una scelta ideologica”, una “dissacrazione che fa impallidire”. Macron appare con il volto di Fouché che scrive sul muro del cimitero di Lione, “la morte è un sonno eterno”.

Guardate Macron come si pavoneggia. “Fierezza francese, messaggio universale”, ha scritto a sua volta, dopo che il parlamento riunito in congresso a Versailles ha inserito il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) nella costituzione della Francia. E mica finisce qui. L’8 marzo, Festa internazionale dei diritti della donna, il presidente ha dato appuntamento alle ore dodici a Parigi, per celebrare “insieme l’ingresso di una nuova libertà garantita nella costituzione con la prima cerimonia di sigillatura aperta al pubblico”. Magari si presenta vestito in turchino. La manifestazione si terrà a Place Vendome dinanzi al ministero della Giustizia e, nemmeno a dirlo, sotto la colonna di Napoleone. L’Imperatore fece si il concordato, ma si mise in testa da solo la corona ed il papa lo chiuse in galera. Quando lo zar Alessandro arrivò a Parigi e vide dove la statua del suo rivale sconfitto era stata posta per ricordare Austerlitz, disse semplicemente che a lui, da quell’altezza, sarebbero venute le vertigini. il mistico Alessandro aveva meno genio ma sicuramente più spirito di Bonaparte e Macron farebbe bene a ricordarselo. La dea Ragione, non tiene tutto.

Domaine de Vizille MDLRF

Tags: civiltàfiaccola
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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